Il cyberbullismo viene messo in atto attraverso dispositivi digitali, spesso sui social media, dove gli spettatori o bystanders possono reagire con commenti pubblici o privati sostenendo il bullo, supportando la vittima o non intervenendo. Questo studio indaga in che modo diverse dimensioni del funzionamento socio-emotivo, quali il senso di connessione con gli altri online, l'empatia (cognitiva e affettiva) e l'autoefficacia sociale predicono le diverse possibili risposte dei bystanders al cyberbullismo, in particolare non intervento (NI), supporto alla vittima (SV), segnalazione del perpetratore (SeP) e supporto al perpetratore (SuP), controllando per i ruoli nel cyberbullismo (cybervittima o cyberbullo) e per il paese di origine (Italia vs. Olanda). È stato somministrata una survey online a 280 giovani adulti provenienti dall'Italia (n = 186) e dall’Olanda (n = 94), di età compresa tra i 18 e i 28 anni (M = 21.03; SD = 2.64; 77.1% femmine) che avevano assistito ad atti di cyberbullismo almeno una volta negli ultimi tre mesi. Le analisi di regressione binomiale negativa hanno mostrato che il senso di connessione agli altri online costituiva un fattore predittivo negativo del NI, β = 0.19, p = .04, e positivo sia del SV, β = 0.11, p = .005, sia della SeP, β = 0.14, p = .004. L'empatia affettiva era positivamente associata al SV, β = 0.14, p = .007, mentre l'empatia cognitiva era associata positivamente alla SeP, β = 0,12, p = 0,03. Infine, essere stato un cyberbullo era l'unico predittore positivo del SuP, β = 0.31, p < .001. È interessante notare che i giovani adulti olandesi tendevano maggiormente a non intervenire, β = –0,83, p < .001, mentre gli italiani tendevano maggiormente ad adottare i comportamenti attivi ossia maggior SV, β = 0.29, p = .008, maggior SeP β = 0,23, p = 0,046, e maggior SP, β = 0.17, p = .02. Lo studio evidenzia importanti implicazioni per lo sviluppo di interventi efficaci incentrati sul contesto online volti alla promozione delle abilità socio-emotive che possono rappresentare un fattore promotore del supporto alle vittime e del contrasto al fenomeno del cyberbullismo.
Funzionamento socio-emotivo e risposte dei bystanders al cyberbullismo sui social media in un campione di giovani adulti italiani e olandesi / Ragona, A., Morelli, M., Sciabica, G.M., Muñoz-Fernandez, N., Pabian, S., Chirumbolo, A., Cattelino, E., Longobardi, E., Nappa Maria, R.. - (2026). (Progetto finanziato dal Bando di Ateneo 2024: "Competenze socio-emotive a scuola" Roma, Italia ).
Funzionamento socio-emotivo e risposte dei bystanders al cyberbullismo sui social media in un campione di giovani adulti italiani e olandesi
Ragona Alessandra;Morelli Mara;Sciabica Gaetano Maria;Chirumbolo Antonio;Longobardi Emiddia;
2026
Abstract
Il cyberbullismo viene messo in atto attraverso dispositivi digitali, spesso sui social media, dove gli spettatori o bystanders possono reagire con commenti pubblici o privati sostenendo il bullo, supportando la vittima o non intervenendo. Questo studio indaga in che modo diverse dimensioni del funzionamento socio-emotivo, quali il senso di connessione con gli altri online, l'empatia (cognitiva e affettiva) e l'autoefficacia sociale predicono le diverse possibili risposte dei bystanders al cyberbullismo, in particolare non intervento (NI), supporto alla vittima (SV), segnalazione del perpetratore (SeP) e supporto al perpetratore (SuP), controllando per i ruoli nel cyberbullismo (cybervittima o cyberbullo) e per il paese di origine (Italia vs. Olanda). È stato somministrata una survey online a 280 giovani adulti provenienti dall'Italia (n = 186) e dall’Olanda (n = 94), di età compresa tra i 18 e i 28 anni (M = 21.03; SD = 2.64; 77.1% femmine) che avevano assistito ad atti di cyberbullismo almeno una volta negli ultimi tre mesi. Le analisi di regressione binomiale negativa hanno mostrato che il senso di connessione agli altri online costituiva un fattore predittivo negativo del NI, β = 0.19, p = .04, e positivo sia del SV, β = 0.11, p = .005, sia della SeP, β = 0.14, p = .004. L'empatia affettiva era positivamente associata al SV, β = 0.14, p = .007, mentre l'empatia cognitiva era associata positivamente alla SeP, β = 0,12, p = 0,03. Infine, essere stato un cyberbullo era l'unico predittore positivo del SuP, β = 0.31, p < .001. È interessante notare che i giovani adulti olandesi tendevano maggiormente a non intervenire, β = –0,83, p < .001, mentre gli italiani tendevano maggiormente ad adottare i comportamenti attivi ossia maggior SV, β = 0.29, p = .008, maggior SeP β = 0,23, p = 0,046, e maggior SP, β = 0.17, p = .02. Lo studio evidenzia importanti implicazioni per lo sviluppo di interventi efficaci incentrati sul contesto online volti alla promozione delle abilità socio-emotive che possono rappresentare un fattore promotore del supporto alle vittime e del contrasto al fenomeno del cyberbullismo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


