Introduzione L’acromegalia è in grado di incrementare la mortalità da 2 a 5 volte rispetto alla popolazione generale. Nel 60% dei casi questo è imputabile alle complicanze cardiovascolari:cardiomiopatia acromegalica, valvulopatie, ipertensione ed aritmie. Obiettivo dello studio Valutazione delle complicanze cardiovascolari di una casistica ben selezionata di pazienti acromegalici alla diagnosi e in corso di follow-up. Studio dell’andamento dei parametri ecocardiografici dopo 2, 5, 10, 15 e 20 anni di terapia ed in relazione alla risposta terapeutica, alla durata di malattia e ai diversi tipi di trattamento. Materiali e metodi Un campione di 76 pazienti acromegalici (50 F,26 M) sovrapponibili per età media alla diagnosi e latenza diagnostica, eseguiva ecocardiogramma con doppler e colordoppler e monitoraggio pressorio alla diagnosi e annualmente. La popolazione veniva suddivisa in due gruppi in base al controllo di malattia raggiunto a 24 mesi, definito in base alla concentrazione di IGF-1 (gruppo A: acromegalia controllatatarget; gruppo B: acromegalia non controllata-non target). Confrontavamo tutti i parametri ecocardiografici tra i due gruppi per ogni intervallo e ne valutavamo l’andamento temporale all’interno di ciascun gruppo. Risultati Dopo 24 mesi dall’inizio della terapia si registrava un significativo decremento (p<0,001) di IGF-1 nel gruppo A (IGF-1 235,2 ng/mL ± 112,1), rispetto al gruppo B (490,14 ng/mL ± 175,8). Dopo 2 e 5 anni dall’inizio della terapia, nel gruppo A si assisteva ad un miglioramento dei paramenti ecocardiografici, mostrando differenze significative fra i due gruppi LVMI (p=0,04), PWT (p=0,01) e ST (p=0,03). Nel gruppo B dopo 15 anni di follow-up si registrava una diminuzione significativa (p=0,06) della FE e della funzionalità della valvola aortica, a causa della progressione della cardiomiopatia acromegalica verso l’ultimo stadio nei pazienti non a target. Conclusioni La persistenza di attività cronica di malattia, ossia la lunga esposizione ad elevati livelli di GH e IGF-1, che caratterizza il gruppo B, è il parametro che incide maggiormente sul quadro cardiologico. Il controllo biochimico di malattia determina infatti una riduzione di LVMI, PWT e ST fra i pazienti a target, rappresentando il fattore prognostico positivo più importante. Si conferma la necessità di realizzare una diagnosi precoce, di impostare un trattamento individualizzato e di monitorare i parametri ecocardiografici al fine di prevenire o arrestare le complicanze cardiovascolari.

VALUTAZIONE A LUNGO TERMINE DELLE COMPLICANZE CARDIOVASCOLARI DI UN’AMPIA CASISTICA DI PAZIENTI ACROMEGALICI / D'Amico, T.; Moroni, C.; Restuccia, G.; Costa, D.; Mercuri, V.; Gargiulo, P.. - (2020). ((Intervento presentato al convegno 4i Incontri Italiani Ipotalamo Ipofisari – XI edizione tenutosi a Roma.

VALUTAZIONE A LUNGO TERMINE DELLE COMPLICANZE CARDIOVASCOLARI DI UN’AMPIA CASISTICA DI PAZIENTI ACROMEGALICI

T. D'Amico;C. Moroni;D. Costa;V. Mercuri;P. Gargiulo
2020

Abstract

Introduzione L’acromegalia è in grado di incrementare la mortalità da 2 a 5 volte rispetto alla popolazione generale. Nel 60% dei casi questo è imputabile alle complicanze cardiovascolari:cardiomiopatia acromegalica, valvulopatie, ipertensione ed aritmie. Obiettivo dello studio Valutazione delle complicanze cardiovascolari di una casistica ben selezionata di pazienti acromegalici alla diagnosi e in corso di follow-up. Studio dell’andamento dei parametri ecocardiografici dopo 2, 5, 10, 15 e 20 anni di terapia ed in relazione alla risposta terapeutica, alla durata di malattia e ai diversi tipi di trattamento. Materiali e metodi Un campione di 76 pazienti acromegalici (50 F,26 M) sovrapponibili per età media alla diagnosi e latenza diagnostica, eseguiva ecocardiogramma con doppler e colordoppler e monitoraggio pressorio alla diagnosi e annualmente. La popolazione veniva suddivisa in due gruppi in base al controllo di malattia raggiunto a 24 mesi, definito in base alla concentrazione di IGF-1 (gruppo A: acromegalia controllatatarget; gruppo B: acromegalia non controllata-non target). Confrontavamo tutti i parametri ecocardiografici tra i due gruppi per ogni intervallo e ne valutavamo l’andamento temporale all’interno di ciascun gruppo. Risultati Dopo 24 mesi dall’inizio della terapia si registrava un significativo decremento (p<0,001) di IGF-1 nel gruppo A (IGF-1 235,2 ng/mL ± 112,1), rispetto al gruppo B (490,14 ng/mL ± 175,8). Dopo 2 e 5 anni dall’inizio della terapia, nel gruppo A si assisteva ad un miglioramento dei paramenti ecocardiografici, mostrando differenze significative fra i due gruppi LVMI (p=0,04), PWT (p=0,01) e ST (p=0,03). Nel gruppo B dopo 15 anni di follow-up si registrava una diminuzione significativa (p=0,06) della FE e della funzionalità della valvola aortica, a causa della progressione della cardiomiopatia acromegalica verso l’ultimo stadio nei pazienti non a target. Conclusioni La persistenza di attività cronica di malattia, ossia la lunga esposizione ad elevati livelli di GH e IGF-1, che caratterizza il gruppo B, è il parametro che incide maggiormente sul quadro cardiologico. Il controllo biochimico di malattia determina infatti una riduzione di LVMI, PWT e ST fra i pazienti a target, rappresentando il fattore prognostico positivo più importante. Si conferma la necessità di realizzare una diagnosi precoce, di impostare un trattamento individualizzato e di monitorare i parametri ecocardiografici al fine di prevenire o arrestare le complicanze cardiovascolari.
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