La cultura coloniale della pianificazione viene affermata (o contrastata) attraverso la rivendicazione di una differenza che Porter analizza come “fatto sociale”: un costrutto relazionale che posiziona e costruisce il sè rispetto a ciò che è altro. In questa cornice la differenza non è un fatto di natura ma una costruzione. Tale costruzione viene spesso reificata ed utilizzata strumentalmente per riprodurre meccanismi di dominazione e oppressione. A partire dall’analisi di Said sulla costruzione discorsiva dell’altro, Porter mette in evidenza come le società europee abbiano finito con il gerarchizzare razzialmente le differenze attraverso un ragionamento binario ed essenzializzante in cui veniva contrapposto: buono e cattivo, cultura e natura. In questa cornice, le popolazioni Indigene sono state oggetto di uno sguardo normalizzante che le ha inchiodate all’interno di un contenitore semantico immodificabile: il primitivo e cioè l’altro assoluto rispetto alla modernità. Un’immagine che è stata strategicamente utilizzata per sostenere il progetto di dominio perseguito dalla colonizzazione europea.
Decolonizzare le pratiche e le culture spaziali della pianificazione / Attili, Giovanni. - In: CRIOS. - ISSN 2279-8986. - STAMPA. - 2:(2011), pp. 79-82. [10.7373/70204]
Decolonizzare le pratiche e le culture spaziali della pianificazione
ATTILI, Giovanni
2011
Abstract
La cultura coloniale della pianificazione viene affermata (o contrastata) attraverso la rivendicazione di una differenza che Porter analizza come “fatto sociale”: un costrutto relazionale che posiziona e costruisce il sè rispetto a ciò che è altro. In questa cornice la differenza non è un fatto di natura ma una costruzione. Tale costruzione viene spesso reificata ed utilizzata strumentalmente per riprodurre meccanismi di dominazione e oppressione. A partire dall’analisi di Said sulla costruzione discorsiva dell’altro, Porter mette in evidenza come le società europee abbiano finito con il gerarchizzare razzialmente le differenze attraverso un ragionamento binario ed essenzializzante in cui veniva contrapposto: buono e cattivo, cultura e natura. In questa cornice, le popolazioni Indigene sono state oggetto di uno sguardo normalizzante che le ha inchiodate all’interno di un contenitore semantico immodificabile: il primitivo e cioè l’altro assoluto rispetto alla modernità. Un’immagine che è stata strategicamente utilizzata per sostenere il progetto di dominio perseguito dalla colonizzazione europea.| File | Dimensione | Formato | |
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