Non è facile perimetrare il genere del capriccio nelle arti figurative del Seicento. Si tratta infatti di un termine che è prima di tutto associato alle vedute architettoniche di fantasia, spesso popolate di rovine classiche ma non solo, e alle incisioni prive di soggetto, o di tema bizzarro, che ebbero successo nel Settecento. Proprio come in musica e letteratura, anche nelle arti figurative i capricci non hanno ancora uno statuto fermo all’inizio del Seicento. I Capricci di Giambattista Marino, così come quelli di Girolamo Frescobaldi, sono raccolte di carattere eterogeneo, con temi e soggetti diversi, accomunati semmai (quelli poetici del Napoletano) proprio dalla disparità delle materie trattate, e magari dalla loro natura di opera minore (rispetto alla poesia epica o lirica), se non precisamente di genere basso, come è il caso delle incisioni di Jacques Callot (Capricci, 1616). È significativo, allora, rilevare come nell’asse portante della letteratura artistica romana di stampo classicista, quello cioè che va da Giovan Battista Agucchi a Giovan Pietro Bellori, si riscontri una precisa e chiara avversione alla categoria critica del ‘capriccioso’, un’avversione che si deve leggere come anti-manierista e anti-barocca. E anche come una censura contro il genere basso, ovvero la pittura dei Bamboccianti.
«Acciò non paresse un capriccio». Il rispetto classicista per la norma e la regola di Agucchi e Bellori / Pierguidi, S.. - In: LETTERATURA & ARTE. - ISSN 1824-4602. - (2026), pp. 123-135.
«Acciò non paresse un capriccio». Il rispetto classicista per la norma e la regola di Agucchi e Bellori
Stefano Pierguidi
2026
Abstract
Non è facile perimetrare il genere del capriccio nelle arti figurative del Seicento. Si tratta infatti di un termine che è prima di tutto associato alle vedute architettoniche di fantasia, spesso popolate di rovine classiche ma non solo, e alle incisioni prive di soggetto, o di tema bizzarro, che ebbero successo nel Settecento. Proprio come in musica e letteratura, anche nelle arti figurative i capricci non hanno ancora uno statuto fermo all’inizio del Seicento. I Capricci di Giambattista Marino, così come quelli di Girolamo Frescobaldi, sono raccolte di carattere eterogeneo, con temi e soggetti diversi, accomunati semmai (quelli poetici del Napoletano) proprio dalla disparità delle materie trattate, e magari dalla loro natura di opera minore (rispetto alla poesia epica o lirica), se non precisamente di genere basso, come è il caso delle incisioni di Jacques Callot (Capricci, 1616). È significativo, allora, rilevare come nell’asse portante della letteratura artistica romana di stampo classicista, quello cioè che va da Giovan Battista Agucchi a Giovan Pietro Bellori, si riscontri una precisa e chiara avversione alla categoria critica del ‘capriccioso’, un’avversione che si deve leggere come anti-manierista e anti-barocca. E anche come una censura contro il genere basso, ovvero la pittura dei Bamboccianti.| File | Dimensione | Formato | |
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