Obiettivo del saggio è mostrare le modalità attraverso cui Ugo Ojetti rappresenta in Mio figlio ferroviere (1922) la propria crisi di coscienza in merito alla Prima Guerra Mondiale e alle ragioni del suo interventismo, mettendo a confronto il romanzo con Rubè di Borgese. La distanza generazionale tra Nestore e Pietro Maestri – paradossalmente una singolare figura di padre inetto – in Mio figlio ferroviere è un distacco che riguarda il piano morale : la mitezza e l’insicurezza di Pietro si contrappongono nettamente alle astuzie del figlio. Al contempo, la perdita di ogni certezza e lo scetticismo denunciati da Maestri, oltre che sul piano tematico, si concretizzano anche dal punto di vista diegetico e temporale, seguendo alcuni procedimenti riconducibili al modernismo italiano.
La crisi di coscienza di un reazionario: Mio figlio ferroviere di Ugo Ojetti / Bellassai, N.. - In: RIVISTA DI LETTERATURA ITALIANA. - ISSN 1724-0638. - XLIV:3(2026), pp. 89-104.
La crisi di coscienza di un reazionario: Mio figlio ferroviere di Ugo Ojetti
Nunzio Bellassai
2026
Abstract
Obiettivo del saggio è mostrare le modalità attraverso cui Ugo Ojetti rappresenta in Mio figlio ferroviere (1922) la propria crisi di coscienza in merito alla Prima Guerra Mondiale e alle ragioni del suo interventismo, mettendo a confronto il romanzo con Rubè di Borgese. La distanza generazionale tra Nestore e Pietro Maestri – paradossalmente una singolare figura di padre inetto – in Mio figlio ferroviere è un distacco che riguarda il piano morale : la mitezza e l’insicurezza di Pietro si contrappongono nettamente alle astuzie del figlio. Al contempo, la perdita di ogni certezza e lo scetticismo denunciati da Maestri, oltre che sul piano tematico, si concretizzano anche dal punto di vista diegetico e temporale, seguendo alcuni procedimenti riconducibili al modernismo italiano.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


