Il contributo analizza la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione del 20 novembre 2025, JH c. Policejní prezidium (C-57/23), concernente l’interpretazione della direttiva (UE) 2016/680 in materia di trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine e perseguimento dei reati. La decisione offre importanti chiarimenti sull’ambito di applicazione della cosiddetta Law Enforcement Directive, con particolare riguardo alla raccolta e conservazione di dati biometrici e genetici, ai requisiti di necessità e proporzionalità del trattamento e ai limiti entro cui la giurisprudenza sviluppata in materia di regolamento (UE) 2016/679 (RGPD) può essere utilizzata quale parametro interpretativo. Il commento evidenzia come la Corte valorizzi l’autonomia della direttiva 2016/680 quale disciplina speciale, pur mantenendo un dialogo sistematico con i principi generali della protezione dei dati personali e con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. La pronuncia contribuisce così a delineare il delicato equilibrio tra le esigenze di efficacia dell’azione di contrasto alla criminalità e la tutela dei diritti fondamentali delle persone sottoposte a trattamento dei dati.
Conservazione dei dati biometrici e genetici per fini investigativi. Il bilanciamento tra esigenze di sicurezza interna e tutela dei dati personali nella direttiva (UE) 2016/680 alla luce della recente giurisprudenza della Corte di giustizia nella causa C‑57/23 / Pigna, L.. - In: ORDINE INTERNAZIONALE E DIRITTI UMANI. - ISSN 2284-3531. - 5(2025), pp. 1480-1490.
Conservazione dei dati biometrici e genetici per fini investigativi. Il bilanciamento tra esigenze di sicurezza interna e tutela dei dati personali nella direttiva (UE) 2016/680 alla luce della recente giurisprudenza della Corte di giustizia nella causa C‑57/23
Pigna, Luigi
2025
Abstract
Il contributo analizza la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione del 20 novembre 2025, JH c. Policejní prezidium (C-57/23), concernente l’interpretazione della direttiva (UE) 2016/680 in materia di trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine e perseguimento dei reati. La decisione offre importanti chiarimenti sull’ambito di applicazione della cosiddetta Law Enforcement Directive, con particolare riguardo alla raccolta e conservazione di dati biometrici e genetici, ai requisiti di necessità e proporzionalità del trattamento e ai limiti entro cui la giurisprudenza sviluppata in materia di regolamento (UE) 2016/679 (RGPD) può essere utilizzata quale parametro interpretativo. Il commento evidenzia come la Corte valorizzi l’autonomia della direttiva 2016/680 quale disciplina speciale, pur mantenendo un dialogo sistematico con i principi generali della protezione dei dati personali e con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. La pronuncia contribuisce così a delineare il delicato equilibrio tra le esigenze di efficacia dell’azione di contrasto alla criminalità e la tutela dei diritti fondamentali delle persone sottoposte a trattamento dei dati.| File | Dimensione | Formato | |
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