Il fenomeno dello spopolamento che interessa molti piccoli centri minori italiani rappresenta oggi una delle più significative trasformazioni territoriali del Paese. La progressiva perdita di abitanti, servizi e funzioni economiche ha determinato profonde conseguenze sul patrimonio costruito, sul paesaggio culturale e sulla continuità delle pratiche sociali che nel tempo hanno definito l’identità di questi luoghi. Parallelamente, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione nei confronti delle aree marginali, considerati non più soltanto come territori fragili da preservare, ma come contesti dotati di risorse culturali, storiche e ambientali capaci di contribuire alla costruzione di nuove strategie di sviluppo locale. La ricerca si colloca all’interno di questo dibattito e indaga il rapporto tra patrimonio storico, progettazione culturale e processi di rigenerazione territoriale, con l’obiettivo di comprendere in che modo la valorizzazione dell’eredità materiale e immateriale possa diventare un fattore attivo nella riattivazione dei territori soggetti a fenomeni di declino demografico. Il patrimonio viene interpretato non solo come testimonianza del passato, ma come elemento dinamico capace di generare relazioni, conoscenza, partecipazione e nuove opportunità di sviluppo. In questa prospettiva, l’attenzione si concentra sulle pratiche che riconoscono il valore delle comunità locali, della memoria collettiva e delle specificità territoriali, individuando nella cultura uno strumento di trasformazione e non soltanto di conservazione. L’obiettivo della tesi è analizzare le potenzialità della progettazione culturale come approccio in grado di connettere tutela del patrimonio, qualità della vita e sviluppo territoriale sostenibile. La ricerca esplora in particolare le modalità attraverso cui interventi culturali, processi di valorizzazione identitaria e iniziative partecipative possano contribuire alla costruzione di nuovi scenari per i centri minori, evitando dinamiche di omologazione, dipendenza esclusiva dal turismo o trasformazione dei luoghi in semplici contenitori museali privi di una reale dimensione abitativa e comunitaria. La metodologia adottata si basa sull’integrazione di strumenti di analisi indiretta e diretta. Una prima fase di studio ha riguardato la consultazione della letteratura scientifica, di fonti storiche, cartografiche e documentali, oltre all’analisi di dati territoriali e di esperienze nazionali e internazionali relative alla rigenerazione dei piccoli centri. Questa attività ha consentito di ricostruire il quadro teorico di riferimento, individuando i principali approcci interpretativi e le strategie più significative emerse negli ultimi anni. Parallelamente, l’indagine sul campo ha permesso di approfondire la dimensione concreta dei fenomeni analizzati attraverso sopralluoghi, rilievi fotografici, osservazioni dirette e momenti di confronto con amministratori, professionisti e abitanti. Un contributo significativo è derivato inoltre dalla partecipazione a workshop e iniziative dedicate ai temi delle aree interne, che hanno offerto ulteriori occasioni di approfondimento e confronto interdisciplinare. L’originalità del lavoro risiede nell’adozione di una prospettiva che interpreta la progettazione culturale come infrastruttura immateriale per lo sviluppo locale. Piuttosto che limitarsi alla dimensione conservativa del patrimonio o alla sua valorizzazione turistica, la ricerca propone una lettura integrata che considera cultura, identità territoriale e partecipazione come componenti fondamentali dei processi di rigenerazione. Il patrimonio storico diventa così un catalizzatore di nuove relazioni sociali, iniziative culturali e pratiche di cura collettiva, capaci di incidere sulla qualità dello spazio abitato e sul senso di appartenenza delle comunità. Il caso studio di Celleno, nella Tuscia orientale, costituisce il contesto attraverso cui tali temi vengono approfonditi. La ricerca evidenzia come la presenza di un patrimonio storico di elevato valore, associata a percorsi di valorizzazione culturale e a forme di coinvolgimento della comunità, possa rappresentare una risorsa strategica per la costruzione di processi di sviluppo territoriale più consapevoli e sostenibili. I risultati mostrano che la rigenerazione dei piccoli centri non dipende esclusivamente da interventi fisici o dall’incremento dei flussi turistici, ma dalla capacità di attivare progettualità culturali in grado di rafforzare identità, relazioni e opportunità locali. In questa prospettiva, il patrimonio storico si configura come una risorsa viva, capace di contribuire alla costruzione di nuove forme di abitabilità e di sviluppo per i territori fragili.
Rigenerare la memoria. Arte, storia e progettualità nei piccoli centri in cerca di futuro / Romoli, A.. - (2026 May 26).
Rigenerare la memoria. Arte, storia e progettualità nei piccoli centri in cerca di futuro
ROMOLI, ALESSANDRA
26/05/2026
Abstract
Il fenomeno dello spopolamento che interessa molti piccoli centri minori italiani rappresenta oggi una delle più significative trasformazioni territoriali del Paese. La progressiva perdita di abitanti, servizi e funzioni economiche ha determinato profonde conseguenze sul patrimonio costruito, sul paesaggio culturale e sulla continuità delle pratiche sociali che nel tempo hanno definito l’identità di questi luoghi. Parallelamente, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione nei confronti delle aree marginali, considerati non più soltanto come territori fragili da preservare, ma come contesti dotati di risorse culturali, storiche e ambientali capaci di contribuire alla costruzione di nuove strategie di sviluppo locale. La ricerca si colloca all’interno di questo dibattito e indaga il rapporto tra patrimonio storico, progettazione culturale e processi di rigenerazione territoriale, con l’obiettivo di comprendere in che modo la valorizzazione dell’eredità materiale e immateriale possa diventare un fattore attivo nella riattivazione dei territori soggetti a fenomeni di declino demografico. Il patrimonio viene interpretato non solo come testimonianza del passato, ma come elemento dinamico capace di generare relazioni, conoscenza, partecipazione e nuove opportunità di sviluppo. In questa prospettiva, l’attenzione si concentra sulle pratiche che riconoscono il valore delle comunità locali, della memoria collettiva e delle specificità territoriali, individuando nella cultura uno strumento di trasformazione e non soltanto di conservazione. L’obiettivo della tesi è analizzare le potenzialità della progettazione culturale come approccio in grado di connettere tutela del patrimonio, qualità della vita e sviluppo territoriale sostenibile. La ricerca esplora in particolare le modalità attraverso cui interventi culturali, processi di valorizzazione identitaria e iniziative partecipative possano contribuire alla costruzione di nuovi scenari per i centri minori, evitando dinamiche di omologazione, dipendenza esclusiva dal turismo o trasformazione dei luoghi in semplici contenitori museali privi di una reale dimensione abitativa e comunitaria. La metodologia adottata si basa sull’integrazione di strumenti di analisi indiretta e diretta. Una prima fase di studio ha riguardato la consultazione della letteratura scientifica, di fonti storiche, cartografiche e documentali, oltre all’analisi di dati territoriali e di esperienze nazionali e internazionali relative alla rigenerazione dei piccoli centri. Questa attività ha consentito di ricostruire il quadro teorico di riferimento, individuando i principali approcci interpretativi e le strategie più significative emerse negli ultimi anni. Parallelamente, l’indagine sul campo ha permesso di approfondire la dimensione concreta dei fenomeni analizzati attraverso sopralluoghi, rilievi fotografici, osservazioni dirette e momenti di confronto con amministratori, professionisti e abitanti. Un contributo significativo è derivato inoltre dalla partecipazione a workshop e iniziative dedicate ai temi delle aree interne, che hanno offerto ulteriori occasioni di approfondimento e confronto interdisciplinare. L’originalità del lavoro risiede nell’adozione di una prospettiva che interpreta la progettazione culturale come infrastruttura immateriale per lo sviluppo locale. Piuttosto che limitarsi alla dimensione conservativa del patrimonio o alla sua valorizzazione turistica, la ricerca propone una lettura integrata che considera cultura, identità territoriale e partecipazione come componenti fondamentali dei processi di rigenerazione. Il patrimonio storico diventa così un catalizzatore di nuove relazioni sociali, iniziative culturali e pratiche di cura collettiva, capaci di incidere sulla qualità dello spazio abitato e sul senso di appartenenza delle comunità. Il caso studio di Celleno, nella Tuscia orientale, costituisce il contesto attraverso cui tali temi vengono approfonditi. La ricerca evidenzia come la presenza di un patrimonio storico di elevato valore, associata a percorsi di valorizzazione culturale e a forme di coinvolgimento della comunità, possa rappresentare una risorsa strategica per la costruzione di processi di sviluppo territoriale più consapevoli e sostenibili. I risultati mostrano che la rigenerazione dei piccoli centri non dipende esclusivamente da interventi fisici o dall’incremento dei flussi turistici, ma dalla capacità di attivare progettualità culturali in grado di rafforzare identità, relazioni e opportunità locali. In questa prospettiva, il patrimonio storico si configura come una risorsa viva, capace di contribuire alla costruzione di nuove forme di abitabilità e di sviluppo per i territori fragili.| File | Dimensione | Formato | |
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Note: Tesi Alessandra Romoli Rigenerare la memoria
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