Con la scoperta nel 1928 del sito di Campo di Santa Susanna, Giacomo Caprioli , segnò di fatto la “nascita” degli studi protostorici nella conca reatina. Egli intraprese le sue ricerche nella convinzione di voler dimostrare che l’area era abitata nel periodo antecedente la formazione del Lacus Velinus di età storica. L’ispezione di una serie di canalizzazioni idrauliche in una fascia di terreno pianeggiante presso la loc. Ponte Crispolti, a sud- ovest del comune di Rivodutri, portò all’individuazione di un sito sviluppatosi a partire dalla tarda età del Bronzo. Il Caprioli recuperò oltre trecento frammenti fittili pertinenti a forme ceramiche relative a vasellame di uso domestico: da stoccaggio (dolia), da cucina (olle e fornelli), da mensa (tazze e ciotole, spesso fornite di anse con sopraelevazione a protomi ornitomorfe), tra gli oggetti meglio conservati una gigantesca protome ornitomorfa pertinente ad un alare fittile. Un recente studio sistematico di tutta la documentazione archivistica ed archeologica ha permesso di puntualizzare due aspetti fondamentali rimasti fino ad oggi poco chiari se non oscuri: la localizzazione topografica dell’area archeologica e l’articolazione cronologica del sito . L’analisi derivante dallo studio crono-tipologico dei manufatti ci riporta sostanzialmente ad un orizzonte culturale di aspetto “subappenninico” riferibile all’età del Bronzo recente tuttavia alcuni indizi estendono la durata dell’abitato fino agli inizi della prima età del Ferro, periodo coincidente con l’inizio del collasso del sistema perilacustre velino che porterà nel IFe2B al quasi totale spopolamento della Conca Velina. Campo di Santa Susanna, in definitiva, si presenta come un sito di lunga durata, posto in un’area “umida” pianeggiante, e per questo, forse, su terreno bonificato, prossimo ad una copiosa sorgente : tutto ciò contribuisce ad inquadrarlo pienamente nel contesto insediativo riscontrato per l’età del Bronzo nella Conca Velina in cui vi sono una serie di abitati sparsi di tipo perilacustre con forte continuità di vita, per oltre un millennio (BA2 - IFe1A) . Le intuizioni del Caprioli, intellettuale di provincia attento e intelligente , anticiparono le attuali teorie interpretative sulle dinamiche del popolamento protostorico nella Piana di Rieti, confermate oltre cinquant’anni dopo dalle ricerche di superficie effettuate a partire dagli anni ’80 del secolo scorso dalla Cattedra di Protostoria Europea dell’Università di Perugia, coordinate da Gian Luigi Carancini .
Brevi precisazioni storico-topografiche sul sito perilacustre di Campo di Santa Susanna (Rivodutri, Rieti) / Virili, Carlo. - (2013), pp. 159-169. ( Ottavo Incontro di Studi sul Lazio e la Sabina Roma ).
Brevi precisazioni storico-topografiche sul sito perilacustre di Campo di Santa Susanna (Rivodutri, Rieti).
Carlo ViriliPrimo
2013
Abstract
Con la scoperta nel 1928 del sito di Campo di Santa Susanna, Giacomo Caprioli , segnò di fatto la “nascita” degli studi protostorici nella conca reatina. Egli intraprese le sue ricerche nella convinzione di voler dimostrare che l’area era abitata nel periodo antecedente la formazione del Lacus Velinus di età storica. L’ispezione di una serie di canalizzazioni idrauliche in una fascia di terreno pianeggiante presso la loc. Ponte Crispolti, a sud- ovest del comune di Rivodutri, portò all’individuazione di un sito sviluppatosi a partire dalla tarda età del Bronzo. Il Caprioli recuperò oltre trecento frammenti fittili pertinenti a forme ceramiche relative a vasellame di uso domestico: da stoccaggio (dolia), da cucina (olle e fornelli), da mensa (tazze e ciotole, spesso fornite di anse con sopraelevazione a protomi ornitomorfe), tra gli oggetti meglio conservati una gigantesca protome ornitomorfa pertinente ad un alare fittile. Un recente studio sistematico di tutta la documentazione archivistica ed archeologica ha permesso di puntualizzare due aspetti fondamentali rimasti fino ad oggi poco chiari se non oscuri: la localizzazione topografica dell’area archeologica e l’articolazione cronologica del sito . L’analisi derivante dallo studio crono-tipologico dei manufatti ci riporta sostanzialmente ad un orizzonte culturale di aspetto “subappenninico” riferibile all’età del Bronzo recente tuttavia alcuni indizi estendono la durata dell’abitato fino agli inizi della prima età del Ferro, periodo coincidente con l’inizio del collasso del sistema perilacustre velino che porterà nel IFe2B al quasi totale spopolamento della Conca Velina. Campo di Santa Susanna, in definitiva, si presenta come un sito di lunga durata, posto in un’area “umida” pianeggiante, e per questo, forse, su terreno bonificato, prossimo ad una copiosa sorgente : tutto ciò contribuisce ad inquadrarlo pienamente nel contesto insediativo riscontrato per l’età del Bronzo nella Conca Velina in cui vi sono una serie di abitati sparsi di tipo perilacustre con forte continuità di vita, per oltre un millennio (BA2 - IFe1A) . Le intuizioni del Caprioli, intellettuale di provincia attento e intelligente , anticiparono le attuali teorie interpretative sulle dinamiche del popolamento protostorico nella Piana di Rieti, confermate oltre cinquant’anni dopo dalle ricerche di superficie effettuate a partire dagli anni ’80 del secolo scorso dalla Cattedra di Protostoria Europea dell’Università di Perugia, coordinate da Gian Luigi Carancini .I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


