Con la sentenza relativa al caso Niort c. Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo è tornata ad occuparsi di una questione particolarmente critica con riguardo al contesto italiano, vale a dire quella delle condizioni detentive di soggetti affetti da gravi disturbi psichiatrici. Il contributo analizza tale pronuncia, ripercorrendo innanzitutto i fatti all’origine del ricorso di fronte ai giudici di Strasburgo e, successivamente, le argomentazioni utilizzate dagli stessi per accertare la violazione, da parte dell’Italia, non solo dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, ma anche degli artt. 6 par. 1 e 38 della stessa. Tale recente sentenza, che riguarda una vicenda tutt’altro che isolata, ha rappresentato l’occasione per una riflessione conclusiva sulla (in)capacità del sistema penitenziario italiano di assicurare ai detenuti psichiatrici una risposta terapeutica autentica, personalizzata e di qualità.
Il trattamento della salute mentale nelle carceri italiane: una nuova condanna della Corte EDU nel caso Niort c. Italia / Ruggeri, Diletta. - In: ORDINE INTERNAZIONALE E DIRITTI UMANI. - ISSN 2284-3531. - 5(2025), pp. 1472-1479.
Il trattamento della salute mentale nelle carceri italiane: una nuova condanna della Corte EDU nel caso Niort c. Italia
Diletta Ruggeri
2025
Abstract
Con la sentenza relativa al caso Niort c. Italia, la Corte europea dei diritti dell’uomo è tornata ad occuparsi di una questione particolarmente critica con riguardo al contesto italiano, vale a dire quella delle condizioni detentive di soggetti affetti da gravi disturbi psichiatrici. Il contributo analizza tale pronuncia, ripercorrendo innanzitutto i fatti all’origine del ricorso di fronte ai giudici di Strasburgo e, successivamente, le argomentazioni utilizzate dagli stessi per accertare la violazione, da parte dell’Italia, non solo dell’art. 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, ma anche degli artt. 6 par. 1 e 38 della stessa. Tale recente sentenza, che riguarda una vicenda tutt’altro che isolata, ha rappresentato l’occasione per una riflessione conclusiva sulla (in)capacità del sistema penitenziario italiano di assicurare ai detenuti psichiatrici una risposta terapeutica autentica, personalizzata e di qualità.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


