This contribution is situated within the debate on the Anthropocene, addressing the systemic crises that challenge planetary resilience and call into question the traditionally assigned role of the human subject. Engaging with posthuman theories, the research examines how design is progressively reconfiguring the human as part of broader ecologies, recognizing the more-than-human as an active participant in design processes. Within this framework, plants emerge as privileged interlocutors, not only due to their ecological role but also for their capacity to destabilize anthropocentric conceptions of sensitivity and intelligence grounded in centralized models of control. Vegetal systems, characterized by distributed forms of organization and diffuse mechanisms of perception and response, offer valuable insights for imagining alternative models of knowledge and innovation. Adopting an interdisciplinary approach that brings together design, ethnobotany, and anthropology, the research investigates cultures that have developed symbiotic relationships with the vegetal world, particularly in Indigenous South American contexts. The aim is to explore how such relationships have shaped systems of knowledge, practices, and material and immaterial cultures, while avoiding instrumental reductions, fetishization, or dynamics of cultural appropriation. Rather than advocating for a plant-centered design paradigm, this contribution proposes a polycentric design practice in which humans and plants constitute interdependent nodes within a relational network, through which plural forms of design must be able to navigate and orient themselves.

Questo contributo si colloca all’interno del dibattito sull’Antropocene, interrogando le crisi sistemiche che mettono in discussione la resilienza del pianeta e il ruolo tradizionalmente attribuito al soggetto umano. In dialogo con le teorie del postumano, la ricerca esplora come il design stia progressivamente riconsiderando l’umano come parte di ecologie più ampie, riconoscendo il more-than-human come partecipante attivo nei processi progettuali. In questo quadro, le piante emergono come interlocutori privilegiati, non solo per il loro ruolo ecologico, ma per la capacità di mettere in crisi concezioni antropocentriche di sensibilità e intelligenza, fondate su modelli centralizzati di controllo. I sistemi vegetali, caratterizzati da organizzazioni distribuite e da forme di percezione e risposta diffuse, offrono spunti per immaginare modelli alternativi di conoscenza e innovazione. La ricerca adotta un approccio interdisciplinare che intreccia design, etnobotanica e antropologia, analizzando culture che hanno sviluppato relazioni simbiotiche con il mondo vegetale, in particolare in contesti indigeni sudamericani. L’obiettivo è indagare come tali relazioni abbiano influenzato sistemi di conoscenza, pratiche e culture materiali e immateriali, evitando riduzioni strumentali, feticizzazioni o dinamiche di appropriazione culturale. Piuttosto che promuovere un plant-centered design, il contributo propone una pratica progettuale policentrica, in cui umani e piante costituiscono nodi interdipendenti di una rete relazionale entro cui il design plurale è chiamato a orientarsi.

LEARNING FROM PLANTS. Culture plurali condivise per la costruzione di un design policentrico / Inglese, Giovanni; Casaldi, Gaia. - (2025), pp. 1594-1597. ( ATTI DELLA CONFERENZA ANNUALE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI DESIGN Napoli ) [10.6093/978-88-6887-385-1].

LEARNING FROM PLANTS. Culture plurali condivise per la costruzione di un design policentrico

Giovanni Inglese
;
Gaia Casaldi
2025

Abstract

This contribution is situated within the debate on the Anthropocene, addressing the systemic crises that challenge planetary resilience and call into question the traditionally assigned role of the human subject. Engaging with posthuman theories, the research examines how design is progressively reconfiguring the human as part of broader ecologies, recognizing the more-than-human as an active participant in design processes. Within this framework, plants emerge as privileged interlocutors, not only due to their ecological role but also for their capacity to destabilize anthropocentric conceptions of sensitivity and intelligence grounded in centralized models of control. Vegetal systems, characterized by distributed forms of organization and diffuse mechanisms of perception and response, offer valuable insights for imagining alternative models of knowledge and innovation. Adopting an interdisciplinary approach that brings together design, ethnobotany, and anthropology, the research investigates cultures that have developed symbiotic relationships with the vegetal world, particularly in Indigenous South American contexts. The aim is to explore how such relationships have shaped systems of knowledge, practices, and material and immaterial cultures, while avoiding instrumental reductions, fetishization, or dynamics of cultural appropriation. Rather than advocating for a plant-centered design paradigm, this contribution proposes a polycentric design practice in which humans and plants constitute interdependent nodes within a relational network, through which plural forms of design must be able to navigate and orient themselves.
2025
978-88-6887-385-1
Questo contributo si colloca all’interno del dibattito sull’Antropocene, interrogando le crisi sistemiche che mettono in discussione la resilienza del pianeta e il ruolo tradizionalmente attribuito al soggetto umano. In dialogo con le teorie del postumano, la ricerca esplora come il design stia progressivamente riconsiderando l’umano come parte di ecologie più ampie, riconoscendo il more-than-human come partecipante attivo nei processi progettuali. In questo quadro, le piante emergono come interlocutori privilegiati, non solo per il loro ruolo ecologico, ma per la capacità di mettere in crisi concezioni antropocentriche di sensibilità e intelligenza, fondate su modelli centralizzati di controllo. I sistemi vegetali, caratterizzati da organizzazioni distribuite e da forme di percezione e risposta diffuse, offrono spunti per immaginare modelli alternativi di conoscenza e innovazione. La ricerca adotta un approccio interdisciplinare che intreccia design, etnobotanica e antropologia, analizzando culture che hanno sviluppato relazioni simbiotiche con il mondo vegetale, in particolare in contesti indigeni sudamericani. L’obiettivo è indagare come tali relazioni abbiano influenzato sistemi di conoscenza, pratiche e culture materiali e immateriali, evitando riduzioni strumentali, feticizzazioni o dinamiche di appropriazione culturale. Piuttosto che promuovere un plant-centered design, il contributo propone una pratica progettuale policentrica, in cui umani e piante costituiscono nodi interdipendenti di una rete relazionale entro cui il design plurale è chiamato a orientarsi.
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