Il design plurale si fonda sull'idea di interdipendenza radicale (Escobar, 2020) e sull’integrazione delle diversità culturali, sociali ed estetiche nei processi di progettazione, valorizzando la collaborazione tra una molteplicità di attori (Imbesi et al., 2024). Una risposta all’universalismo progettuale è il pluriversal design paradigm proposto da Van Zeeland (2024). Fondato su nurturing diversity ed embracing interconnectedness, propone un approccio che abbraccia la pluralità di culture, pratiche e comunità, valorizzando le differenze epistemologiche e la relazionalità come principi guida per la progettazione. Partendo da queste basi teoriche, la ricerca intende esplorare come il pluriversal design possa essere concretamente applicato nel settore pubblico. L’obiettivo è quello di costruire un framework operativo che non sia solo un modello teorico, ma uno strumento concreto per la co-progettazione di servizi pubblici più inclusivi, adattabili e radicati nei bisogni delle comunità (Imbesi et al., 2024). L’idea di ricerca prevede quindi un modello articolato in cinque fasi interconnesse, che guidano il processo dall’ideazione alla diffusione delle pratiche. La fase 1: Iniziazione e Co-Produzione coinvolge stakeholder attraverso workshop partecipativi, integrando metodologie visuali e di linguaggio del corpo come il visual thinking per valorizzare prospettive marginalizzate (Van Zeeland, 2024). La fase 2: Progettazione e Sperimentazione adotta principi di innovazione frugale (Peralta & Rubalcaba, 2021), sviluppando prototipi attraverso test in contesti pilota e cicli iterativi di validazione. La fase 3: Implementazione e Scaling mira a trasformare i prototipi in soluzioni scalabili, radicate nei bisogni delle comunità, promuovendo modelli di co-gestione tra istituzioni e cittadini (Escobar, 2020). La fase 4: Valutazione e Ottimizzazione prevede il monitoraggio tramite indicatori di impatto sociale, ambientale ed economico, al fine di garantire un miglioramento continuo. Per valutare il grado di radicamento delle soluzioni nei contesti locali e la loro reattività sará necessario combinare indicatori qualitativi e quantitativi. La fase 5: Disseminazione punta alla documentazione e replicabilità delle pratiche attraverso toolkit, eventi di condivisione e pubblicazioni specializzate, favorendo il trasferimento tecnologico e la formazione di professionisti consapevoli del potenziale del pluriversal design (Pizzocaro, 2024). Questa ricerca intende esplorare ostacoli e opportunità per l’applicazione del pluriversal design nel settore pubblico attraverso strumenti fondati su metodologie consolidate. Integrando co-creazione, innovazione frugale e partecipazione, il design può offrire una risposta alla complessità insita del settore. Il designer emerge come catalizzatore di cambiamento, facilitando il dialogo tra istituzioni e cittadini; un mediatore e attivatore di processi trasformativi, capace di tradurre diverse prospettive in servizi concreti.
Pluriversal public sector framework: Un modello operativo per la co-progettazione dei servizi pubblici / Risolo, Marcello; Sioni, Anna; Ambrogi, Lorenza; Aiuti, Alessandro; Buccafusco, Matteo. - (2025). (Intervento presentato al convegno Conferenza Annuale SID 2025. Design Plurale: Casi e modelli alternativi per l’innovazione tenutosi a Napoli, Italia).
Pluriversal public sector framework: Un modello operativo per la co-progettazione dei servizi pubblici.
Risolo, Marcello
;Sioni, Anna
;Ambrogi, Lorenza
;Aiuti, Alessandro
;Buccafusco, Matteo
2025
Abstract
Il design plurale si fonda sull'idea di interdipendenza radicale (Escobar, 2020) e sull’integrazione delle diversità culturali, sociali ed estetiche nei processi di progettazione, valorizzando la collaborazione tra una molteplicità di attori (Imbesi et al., 2024). Una risposta all’universalismo progettuale è il pluriversal design paradigm proposto da Van Zeeland (2024). Fondato su nurturing diversity ed embracing interconnectedness, propone un approccio che abbraccia la pluralità di culture, pratiche e comunità, valorizzando le differenze epistemologiche e la relazionalità come principi guida per la progettazione. Partendo da queste basi teoriche, la ricerca intende esplorare come il pluriversal design possa essere concretamente applicato nel settore pubblico. L’obiettivo è quello di costruire un framework operativo che non sia solo un modello teorico, ma uno strumento concreto per la co-progettazione di servizi pubblici più inclusivi, adattabili e radicati nei bisogni delle comunità (Imbesi et al., 2024). L’idea di ricerca prevede quindi un modello articolato in cinque fasi interconnesse, che guidano il processo dall’ideazione alla diffusione delle pratiche. La fase 1: Iniziazione e Co-Produzione coinvolge stakeholder attraverso workshop partecipativi, integrando metodologie visuali e di linguaggio del corpo come il visual thinking per valorizzare prospettive marginalizzate (Van Zeeland, 2024). La fase 2: Progettazione e Sperimentazione adotta principi di innovazione frugale (Peralta & Rubalcaba, 2021), sviluppando prototipi attraverso test in contesti pilota e cicli iterativi di validazione. La fase 3: Implementazione e Scaling mira a trasformare i prototipi in soluzioni scalabili, radicate nei bisogni delle comunità, promuovendo modelli di co-gestione tra istituzioni e cittadini (Escobar, 2020). La fase 4: Valutazione e Ottimizzazione prevede il monitoraggio tramite indicatori di impatto sociale, ambientale ed economico, al fine di garantire un miglioramento continuo. Per valutare il grado di radicamento delle soluzioni nei contesti locali e la loro reattività sará necessario combinare indicatori qualitativi e quantitativi. La fase 5: Disseminazione punta alla documentazione e replicabilità delle pratiche attraverso toolkit, eventi di condivisione e pubblicazioni specializzate, favorendo il trasferimento tecnologico e la formazione di professionisti consapevoli del potenziale del pluriversal design (Pizzocaro, 2024). Questa ricerca intende esplorare ostacoli e opportunità per l’applicazione del pluriversal design nel settore pubblico attraverso strumenti fondati su metodologie consolidate. Integrando co-creazione, innovazione frugale e partecipazione, il design può offrire una risposta alla complessità insita del settore. Il designer emerge come catalizzatore di cambiamento, facilitando il dialogo tra istituzioni e cittadini; un mediatore e attivatore di processi trasformativi, capace di tradurre diverse prospettive in servizi concreti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


