L’articolo ripercorre la figura e il contributo di Johan Galtung, considerato il fondatore degli studi sulla pace e dei metodi di trasformazione nonviolenta dei conflitti. L’interesse di Galtung per la pace nasce dall’esperienza personale della Seconda guerra mondiale e si sviluppa in un percorso accademico che integra matematica e sociologia, dando origine a un approccio rigoroso e strutturato all’analisi dei conflitti. Tra i contributi più significativi dell’autore vi è la distinzione tra tre forme di violenza (diretta, strutturale e culturale) e la definizione della pace non come semplice assenza di violenza, ma come presenza attiva di equità, cooperazione ed empatia. Galtung sintetizza il proprio pensiero nella “formula della pace”, che indica la necessità di diminuire traumi e conflitti irrisolti e, al tempo stesso, aumentare cooperazione e armonia per costruire relazioni pacifiche e durature. L’articolo sottolinea infine come il lavoro del peace worker consista non nel negare i conflitti, ma nel comprenderli e trasformarli, in un cambiamento di paradigma che oppone relazioni cooperative e riconciliative alla logica del riarmo e della contrapposizione.
Galtung, una vita per la pace / Degortes, Erika. - In: PRISMA. - ISSN 2611-710X. - 62:(2024), pp. 42-43.
Galtung, una vita per la pace
Erika Degortes
2024
Abstract
L’articolo ripercorre la figura e il contributo di Johan Galtung, considerato il fondatore degli studi sulla pace e dei metodi di trasformazione nonviolenta dei conflitti. L’interesse di Galtung per la pace nasce dall’esperienza personale della Seconda guerra mondiale e si sviluppa in un percorso accademico che integra matematica e sociologia, dando origine a un approccio rigoroso e strutturato all’analisi dei conflitti. Tra i contributi più significativi dell’autore vi è la distinzione tra tre forme di violenza (diretta, strutturale e culturale) e la definizione della pace non come semplice assenza di violenza, ma come presenza attiva di equità, cooperazione ed empatia. Galtung sintetizza il proprio pensiero nella “formula della pace”, che indica la necessità di diminuire traumi e conflitti irrisolti e, al tempo stesso, aumentare cooperazione e armonia per costruire relazioni pacifiche e durature. L’articolo sottolinea infine come il lavoro del peace worker consista non nel negare i conflitti, ma nel comprenderli e trasformarli, in un cambiamento di paradigma che oppone relazioni cooperative e riconciliative alla logica del riarmo e della contrapposizione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


