Negli ultimi mesi la Corte europea dei diritti dell’uomo è intervenuta su due rilevanti casi di inquinamento ambientale riguardanti l’Italia, sollevando questioni cruciali in relazione agli artt. 2 e 8 CEDU. Le sentenze Laterza e D’Errico c. Italia (27 marzo 2025) e L.F. e altri c. Italia (6 maggio 2025) hanno ad oggetto, rispettivamente, l’esposizione professionale a sostanze nocive presso l’acciaieria Ilva di Taranto e l’impatto delle emissioni della fonderia “Pisano” sulla vita quotidiana dei residenti nell’area di Salerno. Nel primo caso la Corte ha censurato l’assenza di un’indagine penale effettiva sulle cause del decesso di un lavoratore, ricollegando tale omissione agli obblighi procedurali discendenti dall’art. 2 CEDU. Nel secondo, ha riconosciuto una violazione dell’art. 8 CEDU per l’incapacità delle autorità italiane di prevenire e contenere l’inquinamento, assicurando una tutela concreta della salute e della vita privata degli abitanti. Pur muovendo da presupposti diversi – la responsabilità procedurale dello Stato a fronte di una morte sospetta in ambito lavorativo, da un lato, e la protezione della sfera privata contro forme strutturali di inquinamento ambientale, dall’altro – entrambe le pronunce mettono in luce le persistenti criticità del sistema italiano nel garantire una protezione effettiva dei diritti convenzionali e un pieno accesso alla giustizia per le vittime. Il contributo analizza le due decisioni, evidenziandone i profili di maggior interesse e le implicazioni sistemiche sul piano interno.
La Corte EDU si pronuncia sulle conseguenze degli impianti siderurgici e metallurgici per la tutela dei diritti alla vita e al rispetto della vita privata e familiare. I casi Laterza e D’Errico e L.F. e altri c. Italia / Garelli, Filippo. - In: ORDINE INTERNAZIONALE E DIRITTI UMANI. - ISSN 2284-3531. - 4(2025), pp. 1042-1051.
La Corte EDU si pronuncia sulle conseguenze degli impianti siderurgici e metallurgici per la tutela dei diritti alla vita e al rispetto della vita privata e familiare. I casi Laterza e D’Errico e L.F. e altri c. Italia
Filippo Garelli
Primo
2025
Abstract
Negli ultimi mesi la Corte europea dei diritti dell’uomo è intervenuta su due rilevanti casi di inquinamento ambientale riguardanti l’Italia, sollevando questioni cruciali in relazione agli artt. 2 e 8 CEDU. Le sentenze Laterza e D’Errico c. Italia (27 marzo 2025) e L.F. e altri c. Italia (6 maggio 2025) hanno ad oggetto, rispettivamente, l’esposizione professionale a sostanze nocive presso l’acciaieria Ilva di Taranto e l’impatto delle emissioni della fonderia “Pisano” sulla vita quotidiana dei residenti nell’area di Salerno. Nel primo caso la Corte ha censurato l’assenza di un’indagine penale effettiva sulle cause del decesso di un lavoratore, ricollegando tale omissione agli obblighi procedurali discendenti dall’art. 2 CEDU. Nel secondo, ha riconosciuto una violazione dell’art. 8 CEDU per l’incapacità delle autorità italiane di prevenire e contenere l’inquinamento, assicurando una tutela concreta della salute e della vita privata degli abitanti. Pur muovendo da presupposti diversi – la responsabilità procedurale dello Stato a fronte di una morte sospetta in ambito lavorativo, da un lato, e la protezione della sfera privata contro forme strutturali di inquinamento ambientale, dall’altro – entrambe le pronunce mettono in luce le persistenti criticità del sistema italiano nel garantire una protezione effettiva dei diritti convenzionali e un pieno accesso alla giustizia per le vittime. Il contributo analizza le due decisioni, evidenziandone i profili di maggior interesse e le implicazioni sistemiche sul piano interno.| File | Dimensione | Formato | |
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