Grazie alla sua posizione strategica all’interno delle più importanti rotte commerciali del Mediterraneo antico, l’Etruria settentrionale tirrenica si presentava come un crocevia fondamentale per lo scambio di beni, saperi e risorse. La vicinanza con l’Arcipelago Toscano, la conformazione della costa, e le numerose lagune hanno portato ad una diffusa e capillare presenza di porti, luoghi cardine per lo scambio – inteso nel suo più ampio significato –, favorendo così la pratica del commercio. Questi scali permettevano inoltre di raggiungere l’Etruria interna grazie alle vie fluviali navigabili che quindi, più che come barriere ecologiche, possono piuttosto essere intese come dei veri e propri corridoi di penetrazione. Un ruolo di primaria importanza per l’incontro e lo scambio è stato rivestito dai santuari emporici: al loro interno, grazie alla protezione della divinità, era infatti possibile effettuare in sicurezza qualsiasi transazione economica. Inoltre, fungevano da luoghi di sosta per i marinai che potevano offrire ex voto alla divinità per rendere grazie del buon esito del viaggio, o richiederlo. Di assoluto rilievo anche la pratica della ierodulia, strettamente legata a questi luoghi e fonte essa stessa di importanti introiti per il santuario e la città. Nell’Etruria settentrionale tirrenica il santuario di tipo emporico risulta ben attestato, ma con una particolarità: non sempre è visibile o riconoscibile. Gli esempi di santuari monumentali sono infatti piuttosto limitati: l’area templare dello Scoglietto (Alberese, GR), il santuario a Poggio Talamonaccio (Orbetello, GR), e il Tempio del Porto di Cosa (Orbetello, GR). A questi è da aggiungere il controverso santuario intitolato a Venere Euploia sull’acropoli di Populonia (Piombino, LI). Nel resto del territorio oggetto di indagine i luoghi di culto con destinazione emporica sono desumibili solo indirettamente. In linea con la tradizione tertullianea, durante il periodo arcaico questi erano caratterizzati dall’assenza di strutture di tipo monumentale, e la loro esistenza era testimoniata solo da statuette votive riproducenti devoti e divinità. Numerosi sono infatti i ritrovamenti di ex voto, isolati o raccolti in stipe votive, nei pressi di approdi che possono suggerire l’antica presenza di un luogo di culto di questa tipologia. La diffusa presenza di idoletti anche nelle aree più interne, riconducibili alle medesime produzioni, attesterebbe inoltre la diffusione e circolazione delle merci, proprio grazie e in virtù della presenza delle direttrici di transito marittime e terrestri nelle immediate vicinanze di queste aree sacre. Dalla rassegna proposta emerge un dato interessante, ovvero la dedicazione di questi santuari a tre divinità in particolare: Venere, Diana, ed Ercole. Lo scopo del contributo è presentare la realtà dei santuari emporici dell’Etruria settentrionale tirrenica, veri e propri centri di promozione e diffusione di saperi, conoscenze, merci. Contestualmente, un altro campo di riflessione è l’analisi dei culti praticati, per i quali è possibile rintracciare elementi di continuità grazie al loro perdurare anche durante il periodo cristiano.

Presenze-assenze. Tracce divine e geografie invisibili nei santuari emporici dell'Etruria settentrionale tirrenica / De Pieri, Francesca. - (2025). ( Meta-Mare. Il mare degli dèi. Circolazione di culti e frequentazione dei santuari nel Mediterraneo antico Macerata ) [10.5281/zenodo.15625952].

Presenze-assenze. Tracce divine e geografie invisibili nei santuari emporici dell'Etruria settentrionale tirrenica

Francesca De Pieri
2025

Abstract

Grazie alla sua posizione strategica all’interno delle più importanti rotte commerciali del Mediterraneo antico, l’Etruria settentrionale tirrenica si presentava come un crocevia fondamentale per lo scambio di beni, saperi e risorse. La vicinanza con l’Arcipelago Toscano, la conformazione della costa, e le numerose lagune hanno portato ad una diffusa e capillare presenza di porti, luoghi cardine per lo scambio – inteso nel suo più ampio significato –, favorendo così la pratica del commercio. Questi scali permettevano inoltre di raggiungere l’Etruria interna grazie alle vie fluviali navigabili che quindi, più che come barriere ecologiche, possono piuttosto essere intese come dei veri e propri corridoi di penetrazione. Un ruolo di primaria importanza per l’incontro e lo scambio è stato rivestito dai santuari emporici: al loro interno, grazie alla protezione della divinità, era infatti possibile effettuare in sicurezza qualsiasi transazione economica. Inoltre, fungevano da luoghi di sosta per i marinai che potevano offrire ex voto alla divinità per rendere grazie del buon esito del viaggio, o richiederlo. Di assoluto rilievo anche la pratica della ierodulia, strettamente legata a questi luoghi e fonte essa stessa di importanti introiti per il santuario e la città. Nell’Etruria settentrionale tirrenica il santuario di tipo emporico risulta ben attestato, ma con una particolarità: non sempre è visibile o riconoscibile. Gli esempi di santuari monumentali sono infatti piuttosto limitati: l’area templare dello Scoglietto (Alberese, GR), il santuario a Poggio Talamonaccio (Orbetello, GR), e il Tempio del Porto di Cosa (Orbetello, GR). A questi è da aggiungere il controverso santuario intitolato a Venere Euploia sull’acropoli di Populonia (Piombino, LI). Nel resto del territorio oggetto di indagine i luoghi di culto con destinazione emporica sono desumibili solo indirettamente. In linea con la tradizione tertullianea, durante il periodo arcaico questi erano caratterizzati dall’assenza di strutture di tipo monumentale, e la loro esistenza era testimoniata solo da statuette votive riproducenti devoti e divinità. Numerosi sono infatti i ritrovamenti di ex voto, isolati o raccolti in stipe votive, nei pressi di approdi che possono suggerire l’antica presenza di un luogo di culto di questa tipologia. La diffusa presenza di idoletti anche nelle aree più interne, riconducibili alle medesime produzioni, attesterebbe inoltre la diffusione e circolazione delle merci, proprio grazie e in virtù della presenza delle direttrici di transito marittime e terrestri nelle immediate vicinanze di queste aree sacre. Dalla rassegna proposta emerge un dato interessante, ovvero la dedicazione di questi santuari a tre divinità in particolare: Venere, Diana, ed Ercole. Lo scopo del contributo è presentare la realtà dei santuari emporici dell’Etruria settentrionale tirrenica, veri e propri centri di promozione e diffusione di saperi, conoscenze, merci. Contestualmente, un altro campo di riflessione è l’analisi dei culti praticati, per i quali è possibile rintracciare elementi di continuità grazie al loro perdurare anche durante il periodo cristiano.
2025
979-12-5704-020-8
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1741342
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