La ricerca analizza la produzione industriale dei materiali metallici e la loro utilizzazione in ambito edilizio nella Roma Capitale tra il 1871 e il 1920, evidenziandone il ruolo nelle trasformazioni della città in un periodo particolarmente significativo non solo per l'incremento del loro impiego, ma anche per le trasformazioni conseguenti nella gestione del cantiere. La ricerca, infatti, tenta di colmare anche un'importante lacuna delle conoscenze relative al sistema gestionale delle imprese siderurgiche ed edili coinvolte nella realizzazione di alcuni grandi edifici romani postunitari. La parte prima del testo, di carattere introduttivo, descrive gli impianti di lavorazione dei metalli che nei decenni in questione produssero le lastre e i profilati usati nei cantieri romani esaminati nella parte seconda. In particolare, è emersa la partecipazione di poli industriali non solo italiani, ma anche esteri, in particolare belgi, che conferma la limitata capacità produttiva interna a fronte di una nascente domanda di prodotti metallici industriali Attraverso una panoramica sulle industrie siderurgiche francofone operanti nel periodo in esame, si è posta specialmente l'attenzione sulla dislocazione e la diffusione geografica dei materiali da esse lavorati e si è evidenziato come la loro capacità tecnica e produttiva sia cresciuta grazie anche all'impiego di attrezzature e tecnologie innovative. Si è poi evidenziato come nel caso romano l'introduzione nelle strutture edilizie di elementi in metallo prefabbricati abbia contribuito alla trasformazione dei processi costruttivi, anticipando parzialmente l'industrializzazione del cantiere edilizio moderno. La seconda parte del testo, attraverso l'analisi di tre opere specifiche quali l'Aula della Camera dei Deputati (1871, Paolo Comotto), il Palazzo delle Finanze (1871-1879, Raffaele Canevari) e il Palazzo di Giustizia (1889-1911, Guglielmo Calderini) mette in evidenza le modalità tecniche e costruttive adottate dal giovane Stato negli anni della sua affermazione, in rapporto anche con il coevo panorama europeo. L'analisi delle vicende verificatesi durante la fase di cantierizzazione e di approvvigionamento degli elementi metallici industriali in questi tre casi ha permesso di tratteggiare le relazioni tra forze economiche, intellettuali e tecniche messe in campo per conferire a Roma le funzioni proprie di Capitale italiana. La copiosa raccolta dei dati documentali, di cui molti inediti, riuniti poi in appendice, ha consentito di definire nel dettaglio, almeno per i casi presi in esame, gli elementi metallici impiegati; di evidenziare i sistemi tecnologici messi in opera, oltre che di chiarire, ove possibile, la qualità delle strutture e le relazioni tra le parti che le compongono. Nell'ultima parte della trattazione, grazie agli elementi raccolti nei precedenti capitoli si sono potute individuare in maniera distinta le principali problematiche manutentive o in generale conservative, delle parti metalliche strutturali presenti negli edifici dell'epoca e in particolare nella stesura finale si è cercato di evidenziare le problematiche di degrado specifiche delle strutture riscontrate negli edifici esaminati nella parte seconda, sottolineando anche l'importanza di garantirne la conservazione, sia nella loro consistenza materiale, con validità strutturale, sia nella loro valenza storica quali esempi concreti dell'evoluzione tecnologica in ambito architettonico.

L'introduzione dei metalli nell'edificazione delle fabbriche moderne della Roma di fine XIX - inizio XX secolo. Innovazioni costruttive, problematiche strutturali e conservative / Ninarello, Liliana. - (2019 Feb 22).

L'introduzione dei metalli nell'edificazione delle fabbriche moderne della Roma di fine XIX - inizio XX secolo. Innovazioni costruttive, problematiche strutturali e conservative

NINARELLO, LILIANA
2019-02-22

Abstract

La ricerca analizza la produzione industriale dei materiali metallici e la loro utilizzazione in ambito edilizio nella Roma Capitale tra il 1871 e il 1920, evidenziandone il ruolo nelle trasformazioni della città in un periodo particolarmente significativo non solo per l'incremento del loro impiego, ma anche per le trasformazioni conseguenti nella gestione del cantiere. La ricerca, infatti, tenta di colmare anche un'importante lacuna delle conoscenze relative al sistema gestionale delle imprese siderurgiche ed edili coinvolte nella realizzazione di alcuni grandi edifici romani postunitari. La parte prima del testo, di carattere introduttivo, descrive gli impianti di lavorazione dei metalli che nei decenni in questione produssero le lastre e i profilati usati nei cantieri romani esaminati nella parte seconda. In particolare, è emersa la partecipazione di poli industriali non solo italiani, ma anche esteri, in particolare belgi, che conferma la limitata capacità produttiva interna a fronte di una nascente domanda di prodotti metallici industriali Attraverso una panoramica sulle industrie siderurgiche francofone operanti nel periodo in esame, si è posta specialmente l'attenzione sulla dislocazione e la diffusione geografica dei materiali da esse lavorati e si è evidenziato come la loro capacità tecnica e produttiva sia cresciuta grazie anche all'impiego di attrezzature e tecnologie innovative. Si è poi evidenziato come nel caso romano l'introduzione nelle strutture edilizie di elementi in metallo prefabbricati abbia contribuito alla trasformazione dei processi costruttivi, anticipando parzialmente l'industrializzazione del cantiere edilizio moderno. La seconda parte del testo, attraverso l'analisi di tre opere specifiche quali l'Aula della Camera dei Deputati (1871, Paolo Comotto), il Palazzo delle Finanze (1871-1879, Raffaele Canevari) e il Palazzo di Giustizia (1889-1911, Guglielmo Calderini) mette in evidenza le modalità tecniche e costruttive adottate dal giovane Stato negli anni della sua affermazione, in rapporto anche con il coevo panorama europeo. L'analisi delle vicende verificatesi durante la fase di cantierizzazione e di approvvigionamento degli elementi metallici industriali in questi tre casi ha permesso di tratteggiare le relazioni tra forze economiche, intellettuali e tecniche messe in campo per conferire a Roma le funzioni proprie di Capitale italiana. La copiosa raccolta dei dati documentali, di cui molti inediti, riuniti poi in appendice, ha consentito di definire nel dettaglio, almeno per i casi presi in esame, gli elementi metallici impiegati; di evidenziare i sistemi tecnologici messi in opera, oltre che di chiarire, ove possibile, la qualità delle strutture e le relazioni tra le parti che le compongono. Nell'ultima parte della trattazione, grazie agli elementi raccolti nei precedenti capitoli si sono potute individuare in maniera distinta le principali problematiche manutentive o in generale conservative, delle parti metalliche strutturali presenti negli edifici dell'epoca e in particolare nella stesura finale si è cercato di evidenziare le problematiche di degrado specifiche delle strutture riscontrate negli edifici esaminati nella parte seconda, sottolineando anche l'importanza di garantirne la conservazione, sia nella loro consistenza materiale, con validità strutturale, sia nella loro valenza storica quali esempi concreti dell'evoluzione tecnologica in ambito architettonico.
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