The Dust of Memory. A few remarks on M. Stepanova’s book Pamjati pamjati The present article deals with M. Stepanova’s book Post-Memory published in 2017 with great suc-cess, a book which has no analogues not only in Russian but also in world literature. A meta-novel, a great literary reconstruction, which has created a whole new genre and sounds the relation be-tween memory, time, and history. Stepanova had the idea of this writing at ten or eleven years. The project started as an exploration of how our memory works. When she started working on the book, she meant linear narrative —a sto-ry of search and finding. Go there, go here, find out, describe. It seemed her then that a large part of the hiatus and failures that have been family history will be easy to fill in accurate knowledge; but it turned out that the story is mostly from hiatus and is neither to find nor to make up for really any-thing. Only when she began to disassemble the family archive, she found, among other things, let-ters, photos, horoscopes, childhood souvenirs, things that the author examines in astonishment. Who were these people who travelled all throughout Europe yet lived in Russia? Who did their best to remain anonymous and who made little effort to make history seem interesting? But it is precise-ly the unspectacular nature of the find which turns the author’s research in the Russian context into something new: «Everyone else had a family made up of people participating in history; mine was made up only of their tenants». Destined to become victims of persecution and repression, they all still managed to survive the 20th century. How was that possible? This is the question and point of departure for Marija Stepanova’s first great work of prose. In dialogue with W.G. Sebald, imbued with a passion for thought and a wonderfully soft, poetic voice derived from sensual as well as intellectual observations, Stepanova assembles her found pieces into a panorama of an entire age. At its heart lives a large family of doctors, architects, librar-ians, accountants, and engineers, unheroic individuals who did not attach themselves to any great project but who in uncivilized, violent times attempted to live quiet, civilized lives.

La polvere della memoria. Osservazioni sul libro di M. Stepanova Pamjati pamjati Il libro di M. Stepanova, Pamjati pamjati (2017), definito dai critici “il miglior romanzo russo degli ultimi anni”, è entrato dopo pochi giorni dalla sua pubblicazione nelle classifiche dei libri più ven-duti, dando grande notorietà a una poetessa e saggista, nota e apprezzata nei circoli intellettuali pro-gressisti. L’opera si basa sul desiderio dell’autrice di raccogliere e salvare i ricordi e le testimonian-ze dei propri cari sullo sfondo della grande storia. Metaromanzo, storia d’amore, resoconto di viag-gio, riflessione sulla fotografia o tutte queste cose insieme, in Pamjati pamjati, il fenomeno della memoria si sovrappone ad altri temi, diventa ampio e molteplice: la memoria e la storia, la memoria e la catastrofe, la memoria e il suono, la memoria e gli oggetti, la memoria e l’etica. L’autrice porta alla luce i suoi morti e sono loro che la aiuteranno a cambiare il suo linguaggio. A scrivere quello che è in sostanza un necrologio alla memoria la aiuta uno degli autori che le sono più vicini, W. G. Sebald, i cui libri, a prescindere dal tema trattato, sono sempre scritti dalla parte dei morti. Partendo dall’idea di scrivere la storia della propria famiglia ebrea – russa – europea, composta da medici, architetti, bibliotecari, ragionieri e ingegneri che aspirano a condurre una vita tranquilla in un mondo violento e incivile, l’autrice tocca il problema della memoria del passato, dei piccoli e grandi avvenimenti del XX secolo, e di come essi possano sopravvivere nella memoria personale del singolo. L’ebraismo costituisce uno dei punti focali della narrazione, segna il destino dei personaggi anche se non tragicamente, perché quasi tutti riescono a sfuggire all’olocausto, al terrore staliniano. Non di meno la fragilità e l’insignificanza delle loro vite appaiono vulnerabili. Diviso in tre parti, la prima di nove capitoli, la seconda di dieci e la terza di quattro, il libro mescola nelle prime due parti lettere di parenti, documenti, che conservano le loro voci. Intorno alle lettere, ci sono fotografie, oggetti quotidiani che l’autrice non si limita a descrivere al lettore, bensì mostra, trascrive, ingloba nel suo testo, perché ha sfiducia nelle immagini, nei selfi che pretendono di ripro-durre la vita senza riuscirci. La definizione “romance”, romanza, che leggiamo in copertina caratte-rizza perfettamente l’opera, tanto che alla fine Stepanova confessa a se stessa di aver dedicato il suo tempo non ad un’occupazione rispettabile, a una ricerca o a uno studio, bensì a un romanzo familia-re “freudiano”, a una “romanza sentimentale sul passato”.

La polvere della memoria. Osservazioni sul libro di M. Stepanova "Pamjati pamjati" / Scandura, Claudia. - In: SLAVICA TERGESTINA. - ISSN 1592-0291. - :21(2018), pp. 248-264.

La polvere della memoria. Osservazioni sul libro di M. Stepanova "Pamjati pamjati"

Claudia Scandura
2018

Abstract

La polvere della memoria. Osservazioni sul libro di M. Stepanova Pamjati pamjati Il libro di M. Stepanova, Pamjati pamjati (2017), definito dai critici “il miglior romanzo russo degli ultimi anni”, è entrato dopo pochi giorni dalla sua pubblicazione nelle classifiche dei libri più ven-duti, dando grande notorietà a una poetessa e saggista, nota e apprezzata nei circoli intellettuali pro-gressisti. L’opera si basa sul desiderio dell’autrice di raccogliere e salvare i ricordi e le testimonian-ze dei propri cari sullo sfondo della grande storia. Metaromanzo, storia d’amore, resoconto di viag-gio, riflessione sulla fotografia o tutte queste cose insieme, in Pamjati pamjati, il fenomeno della memoria si sovrappone ad altri temi, diventa ampio e molteplice: la memoria e la storia, la memoria e la catastrofe, la memoria e il suono, la memoria e gli oggetti, la memoria e l’etica. L’autrice porta alla luce i suoi morti e sono loro che la aiuteranno a cambiare il suo linguaggio. A scrivere quello che è in sostanza un necrologio alla memoria la aiuta uno degli autori che le sono più vicini, W. G. Sebald, i cui libri, a prescindere dal tema trattato, sono sempre scritti dalla parte dei morti. Partendo dall’idea di scrivere la storia della propria famiglia ebrea – russa – europea, composta da medici, architetti, bibliotecari, ragionieri e ingegneri che aspirano a condurre una vita tranquilla in un mondo violento e incivile, l’autrice tocca il problema della memoria del passato, dei piccoli e grandi avvenimenti del XX secolo, e di come essi possano sopravvivere nella memoria personale del singolo. L’ebraismo costituisce uno dei punti focali della narrazione, segna il destino dei personaggi anche se non tragicamente, perché quasi tutti riescono a sfuggire all’olocausto, al terrore staliniano. Non di meno la fragilità e l’insignificanza delle loro vite appaiono vulnerabili. Diviso in tre parti, la prima di nove capitoli, la seconda di dieci e la terza di quattro, il libro mescola nelle prime due parti lettere di parenti, documenti, che conservano le loro voci. Intorno alle lettere, ci sono fotografie, oggetti quotidiani che l’autrice non si limita a descrivere al lettore, bensì mostra, trascrive, ingloba nel suo testo, perché ha sfiducia nelle immagini, nei selfi che pretendono di ripro-durre la vita senza riuscirci. La definizione “romance”, romanza, che leggiamo in copertina caratte-rizza perfettamente l’opera, tanto che alla fine Stepanova confessa a se stessa di aver dedicato il suo tempo non ad un’occupazione rispettabile, a una ricerca o a uno studio, bensì a un romanzo familia-re “freudiano”, a una “romanza sentimentale sul passato”.
The Dust of Memory. A few remarks on M. Stepanova’s book Pamjati pamjati The present article deals with M. Stepanova’s book Post-Memory published in 2017 with great suc-cess, a book which has no analogues not only in Russian but also in world literature. A meta-novel, a great literary reconstruction, which has created a whole new genre and sounds the relation be-tween memory, time, and history. Stepanova had the idea of this writing at ten or eleven years. The project started as an exploration of how our memory works. When she started working on the book, she meant linear narrative —a sto-ry of search and finding. Go there, go here, find out, describe. It seemed her then that a large part of the hiatus and failures that have been family history will be easy to fill in accurate knowledge; but it turned out that the story is mostly from hiatus and is neither to find nor to make up for really any-thing. Only when she began to disassemble the family archive, she found, among other things, let-ters, photos, horoscopes, childhood souvenirs, things that the author examines in astonishment. Who were these people who travelled all throughout Europe yet lived in Russia? Who did their best to remain anonymous and who made little effort to make history seem interesting? But it is precise-ly the unspectacular nature of the find which turns the author’s research in the Russian context into something new: «Everyone else had a family made up of people participating in history; mine was made up only of their tenants». Destined to become victims of persecution and repression, they all still managed to survive the 20th century. How was that possible? This is the question and point of departure for Marija Stepanova’s first great work of prose. In dialogue with W.G. Sebald, imbued with a passion for thought and a wonderfully soft, poetic voice derived from sensual as well as intellectual observations, Stepanova assembles her found pieces into a panorama of an entire age. At its heart lives a large family of doctors, architects, librar-ians, accountants, and engineers, unheroic individuals who did not attach themselves to any great project but who in uncivilized, violent times attempted to live quiet, civilized lives.
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