Diversi materiali compongono l’archivio storico della Fondazione Romaeuropa. La Fondazione, nata con la missione di promuovere le arti contemporanee nel contesto europeo, vedendo l’Italia (e Roma), come fulcro e punto d’incontro culturale, conserva nel suo archivio molteplici fonti utili a raccontare il processo di integrazione europea, stimolato e proseguito anche grazie alla diplomazia culturale. Nata infatti per favorire gli scambi artistici tra Francia ed Italia, la Fondazione ha collaborato in trent’anni di attività con tutti gli istituti di cultura presenti a Roma, rappresentando un modello nel dialogo tra paesi e culture. Oggetti di scena, corrispondenza con i più grandi artisti degli ultimi trent’anni, brochure, biglietti, inviti, programmi di eventi culturali, ma soprattutto una serie audiovisiva sterminata, volta a raccontare tutte le attività svolte dalla famosa Fondazione italo – francese, che vide come prima sede delle sue attività la prestigiosa Villa Medici. A questi diversissimi materiali si aggiungono la seria della rassegna stampa, un fondo librario specifico sulle arti visive e lo spettacolo e parte dell’archivio personale del fondatore di Romaeuropa, Giovanni Pieraccini, già ministro e politico di spicco dell’area socialista. L’intreccio di politica, cultura e società si rispecchia chiaramente all’interno dell’archivio grazie alle disparate fonti presenti, che, se messe a sistema, possono riconsegnare una narrazione unitaria da punto di vista privilegiato degli ultimi trent’anni di storia europea. L’esempio di Romaeuropa può essere da modello per approfondire l’integrazione tra i diversi materiali d’archivio (da i supporti più recenti alla documentazione cartacea più datata), favorendone il dialogo e sperimentandone le connessioni. Per fare ciò, anche la figura dell’archivista necessita di nuovi fronti di aggiornamento, che guardano alla creatività e alla sperimentazione di forme di valorizzazione in costante mutamento, in special modo se si è portati a confrontarsi con archivi di istituti culturali, archivi della danza e dello spettacolo. La cultura vive di connessioni ed è per questo che gli stessi archivisti (come l’esempio di Romaeuropa insegna) devono favorire il racconto e la narrazione di questi scambi anche facendo dialogare fonti di diversa provenienza, utilizzando al massimo le nuove tecnologie, ricostruendo le vicende storiche attraverso disparanti punti di vista. Partendo dal modello costruito dalla Fondazione si può proseguire un percorso che parli di formazione, apertura e contaminazione delle materie archivistiche, aprendoci alle suggestioni date da altri mondi, come quello museale. E’ in questa chiave che il ruolo di mediazione dell’archivista può spiccatamente emergere, attivando un virtuoso percorso volto a favorire l’accesso all’informazione e alla ricerca, anche attraverso innovative forme di indagine negli archivi, liberando l’enorme potenziale che contengono e aprendoli ancor di più alla sperimentazione.

Un “mondo” di carte, diversissime fonti: l’archivio Romaeuropa come modello di narrazione della contemporaneità / Conia, Flavio. - In: OFFICINA DELLA STORIA. - ISSN 1974-286X. - (2019).

Un “mondo” di carte, diversissime fonti: l’archivio Romaeuropa come modello di narrazione della contemporaneità

Flavio Conia
2019

Abstract

Diversi materiali compongono l’archivio storico della Fondazione Romaeuropa. La Fondazione, nata con la missione di promuovere le arti contemporanee nel contesto europeo, vedendo l’Italia (e Roma), come fulcro e punto d’incontro culturale, conserva nel suo archivio molteplici fonti utili a raccontare il processo di integrazione europea, stimolato e proseguito anche grazie alla diplomazia culturale. Nata infatti per favorire gli scambi artistici tra Francia ed Italia, la Fondazione ha collaborato in trent’anni di attività con tutti gli istituti di cultura presenti a Roma, rappresentando un modello nel dialogo tra paesi e culture. Oggetti di scena, corrispondenza con i più grandi artisti degli ultimi trent’anni, brochure, biglietti, inviti, programmi di eventi culturali, ma soprattutto una serie audiovisiva sterminata, volta a raccontare tutte le attività svolte dalla famosa Fondazione italo – francese, che vide come prima sede delle sue attività la prestigiosa Villa Medici. A questi diversissimi materiali si aggiungono la seria della rassegna stampa, un fondo librario specifico sulle arti visive e lo spettacolo e parte dell’archivio personale del fondatore di Romaeuropa, Giovanni Pieraccini, già ministro e politico di spicco dell’area socialista. L’intreccio di politica, cultura e società si rispecchia chiaramente all’interno dell’archivio grazie alle disparate fonti presenti, che, se messe a sistema, possono riconsegnare una narrazione unitaria da punto di vista privilegiato degli ultimi trent’anni di storia europea. L’esempio di Romaeuropa può essere da modello per approfondire l’integrazione tra i diversi materiali d’archivio (da i supporti più recenti alla documentazione cartacea più datata), favorendone il dialogo e sperimentandone le connessioni. Per fare ciò, anche la figura dell’archivista necessita di nuovi fronti di aggiornamento, che guardano alla creatività e alla sperimentazione di forme di valorizzazione in costante mutamento, in special modo se si è portati a confrontarsi con archivi di istituti culturali, archivi della danza e dello spettacolo. La cultura vive di connessioni ed è per questo che gli stessi archivisti (come l’esempio di Romaeuropa insegna) devono favorire il racconto e la narrazione di questi scambi anche facendo dialogare fonti di diversa provenienza, utilizzando al massimo le nuove tecnologie, ricostruendo le vicende storiche attraverso disparanti punti di vista. Partendo dal modello costruito dalla Fondazione si può proseguire un percorso che parli di formazione, apertura e contaminazione delle materie archivistiche, aprendoci alle suggestioni date da altri mondi, come quello museale. E’ in questa chiave che il ruolo di mediazione dell’archivista può spiccatamente emergere, attivando un virtuoso percorso volto a favorire l’accesso all’informazione e alla ricerca, anche attraverso innovative forme di indagine negli archivi, liberando l’enorme potenziale che contengono e aprendoli ancor di più alla sperimentazione.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/1109623
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