Nell’ormai famosissimo gioco televisivo “Affari tuoi” i concorrenti devono individuare la scatola contenente il premio più elevato, generalmente di 500.000 €, scegliendo casualmente da un set iniziale di 20 scatole di cui non si conosce il contenuto. Quasi alla fine del gioco il concorrente si ritrova a dover scegliere tra due sole scatole, una che contiene ad esempio 100.000 € e l’altra che contiene 0 €. A questo punto interviene il conduttore che offre al concorrente la cifra di 50.000€ per fermare il gioco. Situazioni di questo tipo, in cui la probabilità di ottenere un certo guadagno è esplicita, vengono chiamate situazioni rischiose (Knight, 1921; Platt & Huettel 2008). Cosa dovrebbe scegliere quindi il concorrente? Secondo i modelli normativi dell’economia classica, un decisore razionale dovrebbe essere indifferente nello scegliere tra un’opzione sicura e una rischiosa che hanno lo stesso valore atteso (EV = grandezza del guadagno* probabilità di ottenerlo) (vonNeumann & Morgenstern, 1947). Nel caso del concorrente, l’opzione sicura (ovverosia scegliere di accettare i 50.000 € e di fermare il gioco) ha un valore atteso di 50.000 € e l’opzione rischiosa ha ugualmente un valore atteso di 50.000 € dato che la probabilità di vincere i 100.000 € è del 50% (EV =100.000€*0.5 + 0€* 0.5 = 50.000€). Tuttavia, le scelte osservate in situazioni reali si discostano dalle previsioni dei modelli matematici. Esperimenti condotti in laboratorio hanno dimostrato che soggetti umani adulti posti in situazioni simili a quella del concorrente del gioco sono generalmente avversi al rischio, nonostante nella vita reale mostrino spesso un comportamento completamente diverso. Infatti, nei paesi occidentali il gioco d’azzardo patologico riguarda lo 0.2-5.3% della popolazione adulta (Bastiani et al., 2013). Le differenze comportamentali riscontrate tra vita reale e laboratorio potrebbero essere dovute al fatto che, mentre nella vita reale i soggetti sperimentano le conseguenze delle proprie scelte, in laboratorio questo generalmente non avviene. Soggetti umani adulti testati in compiti esperienziali, in cui scelgono tra opzioni reali e posso-no ottenere le proprie vincite durante l’esperimento, sono infatti molto più propensi al rischio rispetto a soggetti testati in compiti descrittivi, ovverosia con questionari che presentano scelte tra opzioni ipotetiche di cui general-mente ne viene corrisposta solo una a fine esperimento (Hayden & Platt 2009; Hertwig et al. 2004; Rosati et al. 2015). Per di più, soggetti umani adulti testati in compiti esperienziali si mostrano propensi al rischio in misura simile ad alcune specie di primati non umani testate con procedure simili (Rosati et al. 2015; De Petrillo, In preparazione). Numerosi studi hanno inoltre riscontrato che la propensione al rischio negli esseri umani cambia nel corso dello sviluppo, per cui bambini e adolescenti sono più propensi al rischio degli adulti (Harbaugh et al. 2002, Levin & Hart 2003, Levin et al. 2007). In particolare, nei bambini in età prescolare, in cui è stato utilizzato principalmente il Children’s Gambling Task (Kerr & Zelazo 2004; Bunch et al. 2007), un paradigma adattato a partire dall’Iowa Gambling Task (Bechara et al. 2005), è stato osservato che la prestazione varia notevolmente in funzione dell’età e della complessità del compito. Pertanto, per chiarire quali siano le basi psicobiologiche del gioco d’azzardo patologico, una dipendenza che interessa una percentuale sempre crescente della popolazione adulta e adolescenziale, è importante chiarire quali siano le radici evolutive, le basi cognitive e lo sviluppo del comportamento di presa di decisione in condizioni di rischio. Con questo scopo, nel presente studio è stato comparato il comportamento di scelta probabilistica di bambini in età prescolare e di una specie di primate non umano, il cebo dai cornetti (Sapajus spp.). Il cebo dai cornetti è un primate sudamericano la cui linea evolutiva si è separata da quella umana circa 40 milioni di anni fa; ciononostante, questa specie mostra interessanti convergenze comportamentali e cognitive con la specie umana, come ad esempio l’uso di strumenti litici, l’utilizzo e la comprensione di stimoli simbolici la capacità di ragionare per analogia (Visalberghi et al. 2009; Truppa et al. 2011; Addessi et al. 2007). Dieci cebi dai cornetti e 70 bambini di 4, 5 e 6 anni sono stati testati con la stessa metodologia, anche allo scopo di individuare un compito alternativo e possibilmente più semplice rispetto al Children’s Gambling Task. Sia ai cebi sia ai bambini sono state presentate su un vassoio 10 scelte binarie tra un’opzione “sicura” (una ciotola capovolta che copriva sempre 4 unità di cibo) e un’opzione “rischiosa” (una diversa ciotola capovolta che copriva 1 o di 7 unità di cibo con il 50% di probabilità), separate da un intervallo di 15 secondi. Pertanto, le due opzioni avevano entrambe lo stesso valore atteso. I bambini sono stati testati in un’unica sessione, mentre i cebi sono stati testati in 10 sessioni consecutive. Inoltre, allo scopo di valutare la flessibilità del comportamento di propensione al rischio dei cebi, tutti i soggetti sono stati testati - con un disegno entro soggetti - in due ulteriori condizioni con la stessa metodologia ma con la differenza che il valore atteso dell’opzione rischiosa poteva essere superiore (66% di probabilità, condizione Vantaggiosa) o inferiore (33% di probabilità, condizione Svantaggiosa) rispetto al valore atteso dell’opzione sicura. Quando entrambe le opzioni, sicura e rischiosa, avevano lo stesso valore atteso, quasi tutti i cebi dai cornetti si sono mostrati propensi al rischio, al contrario dei bambini che non hanno mostrato una preferenza per nessuna delle due opzioni e nessuna variazione significativa legata all’età. Inoltre, quando il valore atteso dell’opzione rischiosa era superiore rispetto a quello dell’opzione sicura (condizione Vantaggiosa), tutti i cebi si sono mostrati propensi al rischio, mentre quando il valore atteso dell’opzione rischiosa era inferiore rispetto a quello dell’opzione sicura (condizione Svantaggiosa), si sono dimostrati indifferenti tra le due opzioni. I cebi possono essere quindi definiti una specie propensa al rischio e questo risultato riflette il loro comportamento in natura, dove spesso devono fare affidamento su fonti di cibo imprevedibili e/o pericolose, cacciano vertebrati, e fanno uso di strumenti sul terreno dove il potenziale rischio di essere predati è alto (Visalberghi and Fragaszy 2013). I bambini, invece, si comportano come decisori perfettamente razionali. Tuttavia non è possibile stabilire se il loro comportamento sia realmente razionale o sia dovuto ad una scarsa comprensione del compito o alle loro ancora non ben sviluppate capacità di ragionare in termini probabilistici (Weller et al., 2011). Ricerche future dovrebbero indagare (i) come bambini più grandi si comportano nello stesso compito e (ii) come bambini, sia più piccoli sia più grandi, si comportano in condizioni in cui il valore atteso dell’opzione rischiosa è superiore o inferiore rispetto a quello dell’opzione sicura.

Affari tuoi! Studio comparato della propensione all’azzardo nel cebo dai cornetti, un primate sudamericano e nei bambini in età prescolare / De Petrillo, Francesca; Paoletti, Melania; Bellagamba, Francesca; Moscati, Sara; Tomei, Eleonora; Paglieri, Fabio; Addessi, Elsa. - ELETTRONICO. - 9:(2015), pp. 58-61. ((Intervento presentato al convegno XII Conferenza annuale dell'Associazione Italiana di Scienze Cognitive. Linguaggio, Cognizione & Società. tenutosi a Genova, Italia nel 10-12 Dicembre 2015.

Affari tuoi! Studio comparato della propensione all’azzardo nel cebo dai cornetti, un primate sudamericano e nei bambini in età prescolare.

PAOLETTI, MELANIA;BELLAGAMBA, Francesca;PAGLIERI, FABIO;ADDESSI, Elsa
2015

Abstract

Nell’ormai famosissimo gioco televisivo “Affari tuoi” i concorrenti devono individuare la scatola contenente il premio più elevato, generalmente di 500.000 €, scegliendo casualmente da un set iniziale di 20 scatole di cui non si conosce il contenuto. Quasi alla fine del gioco il concorrente si ritrova a dover scegliere tra due sole scatole, una che contiene ad esempio 100.000 € e l’altra che contiene 0 €. A questo punto interviene il conduttore che offre al concorrente la cifra di 50.000€ per fermare il gioco. Situazioni di questo tipo, in cui la probabilità di ottenere un certo guadagno è esplicita, vengono chiamate situazioni rischiose (Knight, 1921; Platt & Huettel 2008). Cosa dovrebbe scegliere quindi il concorrente? Secondo i modelli normativi dell’economia classica, un decisore razionale dovrebbe essere indifferente nello scegliere tra un’opzione sicura e una rischiosa che hanno lo stesso valore atteso (EV = grandezza del guadagno* probabilità di ottenerlo) (vonNeumann & Morgenstern, 1947). Nel caso del concorrente, l’opzione sicura (ovverosia scegliere di accettare i 50.000 € e di fermare il gioco) ha un valore atteso di 50.000 € e l’opzione rischiosa ha ugualmente un valore atteso di 50.000 € dato che la probabilità di vincere i 100.000 € è del 50% (EV =100.000€*0.5 + 0€* 0.5 = 50.000€). Tuttavia, le scelte osservate in situazioni reali si discostano dalle previsioni dei modelli matematici. Esperimenti condotti in laboratorio hanno dimostrato che soggetti umani adulti posti in situazioni simili a quella del concorrente del gioco sono generalmente avversi al rischio, nonostante nella vita reale mostrino spesso un comportamento completamente diverso. Infatti, nei paesi occidentali il gioco d’azzardo patologico riguarda lo 0.2-5.3% della popolazione adulta (Bastiani et al., 2013). Le differenze comportamentali riscontrate tra vita reale e laboratorio potrebbero essere dovute al fatto che, mentre nella vita reale i soggetti sperimentano le conseguenze delle proprie scelte, in laboratorio questo generalmente non avviene. Soggetti umani adulti testati in compiti esperienziali, in cui scelgono tra opzioni reali e posso-no ottenere le proprie vincite durante l’esperimento, sono infatti molto più propensi al rischio rispetto a soggetti testati in compiti descrittivi, ovverosia con questionari che presentano scelte tra opzioni ipotetiche di cui general-mente ne viene corrisposta solo una a fine esperimento (Hayden & Platt 2009; Hertwig et al. 2004; Rosati et al. 2015). Per di più, soggetti umani adulti testati in compiti esperienziali si mostrano propensi al rischio in misura simile ad alcune specie di primati non umani testate con procedure simili (Rosati et al. 2015; De Petrillo, In preparazione). Numerosi studi hanno inoltre riscontrato che la propensione al rischio negli esseri umani cambia nel corso dello sviluppo, per cui bambini e adolescenti sono più propensi al rischio degli adulti (Harbaugh et al. 2002, Levin & Hart 2003, Levin et al. 2007). In particolare, nei bambini in età prescolare, in cui è stato utilizzato principalmente il Children’s Gambling Task (Kerr & Zelazo 2004; Bunch et al. 2007), un paradigma adattato a partire dall’Iowa Gambling Task (Bechara et al. 2005), è stato osservato che la prestazione varia notevolmente in funzione dell’età e della complessità del compito. Pertanto, per chiarire quali siano le basi psicobiologiche del gioco d’azzardo patologico, una dipendenza che interessa una percentuale sempre crescente della popolazione adulta e adolescenziale, è importante chiarire quali siano le radici evolutive, le basi cognitive e lo sviluppo del comportamento di presa di decisione in condizioni di rischio. Con questo scopo, nel presente studio è stato comparato il comportamento di scelta probabilistica di bambini in età prescolare e di una specie di primate non umano, il cebo dai cornetti (Sapajus spp.). Il cebo dai cornetti è un primate sudamericano la cui linea evolutiva si è separata da quella umana circa 40 milioni di anni fa; ciononostante, questa specie mostra interessanti convergenze comportamentali e cognitive con la specie umana, come ad esempio l’uso di strumenti litici, l’utilizzo e la comprensione di stimoli simbolici la capacità di ragionare per analogia (Visalberghi et al. 2009; Truppa et al. 2011; Addessi et al. 2007). Dieci cebi dai cornetti e 70 bambini di 4, 5 e 6 anni sono stati testati con la stessa metodologia, anche allo scopo di individuare un compito alternativo e possibilmente più semplice rispetto al Children’s Gambling Task. Sia ai cebi sia ai bambini sono state presentate su un vassoio 10 scelte binarie tra un’opzione “sicura” (una ciotola capovolta che copriva sempre 4 unità di cibo) e un’opzione “rischiosa” (una diversa ciotola capovolta che copriva 1 o di 7 unità di cibo con il 50% di probabilità), separate da un intervallo di 15 secondi. Pertanto, le due opzioni avevano entrambe lo stesso valore atteso. I bambini sono stati testati in un’unica sessione, mentre i cebi sono stati testati in 10 sessioni consecutive. Inoltre, allo scopo di valutare la flessibilità del comportamento di propensione al rischio dei cebi, tutti i soggetti sono stati testati - con un disegno entro soggetti - in due ulteriori condizioni con la stessa metodologia ma con la differenza che il valore atteso dell’opzione rischiosa poteva essere superiore (66% di probabilità, condizione Vantaggiosa) o inferiore (33% di probabilità, condizione Svantaggiosa) rispetto al valore atteso dell’opzione sicura. Quando entrambe le opzioni, sicura e rischiosa, avevano lo stesso valore atteso, quasi tutti i cebi dai cornetti si sono mostrati propensi al rischio, al contrario dei bambini che non hanno mostrato una preferenza per nessuna delle due opzioni e nessuna variazione significativa legata all’età. Inoltre, quando il valore atteso dell’opzione rischiosa era superiore rispetto a quello dell’opzione sicura (condizione Vantaggiosa), tutti i cebi si sono mostrati propensi al rischio, mentre quando il valore atteso dell’opzione rischiosa era inferiore rispetto a quello dell’opzione sicura (condizione Svantaggiosa), si sono dimostrati indifferenti tra le due opzioni. I cebi possono essere quindi definiti una specie propensa al rischio e questo risultato riflette il loro comportamento in natura, dove spesso devono fare affidamento su fonti di cibo imprevedibili e/o pericolose, cacciano vertebrati, e fanno uso di strumenti sul terreno dove il potenziale rischio di essere predati è alto (Visalberghi and Fragaszy 2013). I bambini, invece, si comportano come decisori perfettamente razionali. Tuttavia non è possibile stabilire se il loro comportamento sia realmente razionale o sia dovuto ad una scarsa comprensione del compito o alle loro ancora non ben sviluppate capacità di ragionare in termini probabilistici (Weller et al., 2011). Ricerche future dovrebbero indagare (i) come bambini più grandi si comportano nello stesso compito e (ii) come bambini, sia più piccoli sia più grandi, si comportano in condizioni in cui il valore atteso dell’opzione rischiosa è superiore o inferiore rispetto a quello dell’opzione sicura.
Nea Science. Neuroscienze, psicologia e riabilitazione, ISSN 2282-6009
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