LA TRIPLICE ALLEANZA E IL NUOVO MODELLO DELL’ESERCITO ITALIANO La ricerca analizza gli aspetti militari riguardanti l’esercito italiano tra il 1870, anno contraddistinto dal conflitto franco-prussiano e dalla “presa di Roma”, e la stipula del trattato della Triplice Alleanza (1882), sino al suo ultimo rinnovo del 1912. Lo studio interpreta diversi documenti dell’epoca conservati presso l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (AUSSME) e il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (CeSiVa) di Civitavecchia, oltre ai Documenti Diplomatici Italiani. La prima parte della ricerca precisa lo scenario internazionale entro cui si mosse il Regno d’Italia e il rinnovato interesse per le questioni militari che, in Italia come in Europa, suscitò Sedan nella stampa internazionale. L’esito della guerra franco-prussiana e la “presa di Roma” portarono a una seria riflessione i vertici militari italiani ed europei. L’esercito prussiano, Königlich Preußische Armee, vincitore nel secolo XIX delle guerre contro Danimarca (1864), Austria (1866) e Francia (1870-71), contribuì all’unificazione della Germania e diede vita all’Impero tedesco nel 1871, divenendo un modello di organizzazione ed efficienza per tutte le potenze europee. Durante i dodici anni che separano la “presa di Roma” dalla stipulazione della Triplice Alleanza l’Esercito italiano subì profonde trasformazioni nel quadro di una politica interna ricca di colpi di scena e prodiga nel catapultarsi sul palcoscenico internazionale. Il morale dei soldati italiani alla vigilia degli anni ’70 del XIX secolo era sfibrato, i fallimenti del 1866 mantennero vive le polemiche sugli insuccessi di Custoza e Lissa destinate a riemergere nei dibattiti in parlamento ogni qualvolta si discuteva dei progetti di riforma dell’esercito. La seconda parte della ricerca dedica ampio spazio agli accordi stipulati dalle potenze europee, in particolar modo alle relazioni diplomatiche tra l’Impero austro-ungarico, l’Impero tedesco e il Regno d’Italia che portarono al patto difensivo della Triplice Alleanza e al conseguente riordino dell’Esercito italiano. Il problema da affrontare nello specifico ambito militare dopo Sedan fu la necessità di trasformare l’Esercito italiano secondo il “modello prussiano”. L’approccio alle questioni preminenti, da parte dell’establishment al potere, cambiò decisamente rispetto al passato, la stampa e la politica iniziarono a partecipare con più vigore ai dibattiti sulle strategie e sul ruolo dell’esercito. Vennero pubblicati numerosi opuscoli, saggi, articoli e pamphlet sulle modalità di organizzazione difensiva, sulle possibili forme di reclutamento, sulle strategie da attuare in relazione al quadro internazionale, senza dimenticare lo studio operativo dei confini Nord-Orientali e Occidentali. Si affrontarono i grandi temi di un’auspicabile modernizzazione, dall’assetto difensivo della nazione e le questioni tecniche. Il ventennio successivo fu quindi caratterizzato da un dibattito politico-militare che seguì l’evoluzione delle riforme rispetto ai temi delle fortificazioni, della strategia di mobilitazione e dello spinoso argomento del riordino dell’esercito. Verranno quindi affrontate le complesse dinamiche politico-strategiche relative ai successivi rinnovi dell’alleanza con gli Imperi centrali. La terza parte dello studio affronta gli specifici aspetti della riorganizzazione dell’Esercito Italiano: dal miglioramento delle condizioni di vita delle truppe e degli ufficiali di più alto grado all’equipaggiamento a disposizione, l’evoluzione dei sistemi d’approvvigionamento delle truppe in tempo di pace e durante le mobilitazioni, il progresso e lo sviluppo dei sistemi di comunicazione tra i reparti, il perfezionamento dell’industria bellica e le nuove armi in dotazione alle truppe, la questione alimentare e la sanità, gli aspetti sociali e l’introduzione di più severe norme riguardo l’istruzione dei soldati. Il riassetto delle istituzioni militari è stato analizzato sulla scorta dei documenti disponibili presso l’AUSSME e il CeSiVa. Quest’ultima parte è quindi interpretata nell’ambito di un’idea consolidata nella storiografia contemporanea che vede la Triplice Alleanza un patto difensivo voluto principalmente dall’Italia ansiosa di rompere il proprio isolamento internazionale dopo la riformulazione dei confini europei successiva al Congresso di Berlino (1878) e l’occupazione francese della Tunisia (1881), alla quale Roma aspirava. In seguito, con il mutarsi dello scenario continentale, l’alleanza fu sostenuta soprattutto dall’Impero tedesco nel tentativo di bloccare le iniziative francesi. Nel corso della ricerca per ampliare il quadro interpretativo sono stati comparati alcuni documenti dell’epoca redatti da ufficiali tedeschi e italiani relativi a studi sugli eserciti “nemici”. Queste testimonianze rappresentano delle guide essenziali per la comprensione del pensiero dominante del tempo, delle paure e disaccordi che dopo il lungo periodo di pace, a cavallo fra i due secoli, portò allo scoppio del primo conflitto mondiale. La nuova realtà determinata dalla guerra franco-prussiana impose un processo di adeguamento che andava ben oltre i semplici studi, quindi tra il 1871 e il ’73 fu pensato un diverso assetto per l’Esercito italiano e l’ordinamento “modello” fu quello dell’esercito prussiano. R. Sciarrone

La Triplice Alleanza e il nuovo modello dell'Esercito Italiano / Sciarrone, Roberto. - (2013 Dec 19).

La Triplice Alleanza e il nuovo modello dell'Esercito Italiano

SCIARRONE, ROBERTO
19/12/2013

Abstract

LA TRIPLICE ALLEANZA E IL NUOVO MODELLO DELL’ESERCITO ITALIANO La ricerca analizza gli aspetti militari riguardanti l’esercito italiano tra il 1870, anno contraddistinto dal conflitto franco-prussiano e dalla “presa di Roma”, e la stipula del trattato della Triplice Alleanza (1882), sino al suo ultimo rinnovo del 1912. Lo studio interpreta diversi documenti dell’epoca conservati presso l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito (AUSSME) e il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito (CeSiVa) di Civitavecchia, oltre ai Documenti Diplomatici Italiani. La prima parte della ricerca precisa lo scenario internazionale entro cui si mosse il Regno d’Italia e il rinnovato interesse per le questioni militari che, in Italia come in Europa, suscitò Sedan nella stampa internazionale. L’esito della guerra franco-prussiana e la “presa di Roma” portarono a una seria riflessione i vertici militari italiani ed europei. L’esercito prussiano, Königlich Preußische Armee, vincitore nel secolo XIX delle guerre contro Danimarca (1864), Austria (1866) e Francia (1870-71), contribuì all’unificazione della Germania e diede vita all’Impero tedesco nel 1871, divenendo un modello di organizzazione ed efficienza per tutte le potenze europee. Durante i dodici anni che separano la “presa di Roma” dalla stipulazione della Triplice Alleanza l’Esercito italiano subì profonde trasformazioni nel quadro di una politica interna ricca di colpi di scena e prodiga nel catapultarsi sul palcoscenico internazionale. Il morale dei soldati italiani alla vigilia degli anni ’70 del XIX secolo era sfibrato, i fallimenti del 1866 mantennero vive le polemiche sugli insuccessi di Custoza e Lissa destinate a riemergere nei dibattiti in parlamento ogni qualvolta si discuteva dei progetti di riforma dell’esercito. La seconda parte della ricerca dedica ampio spazio agli accordi stipulati dalle potenze europee, in particolar modo alle relazioni diplomatiche tra l’Impero austro-ungarico, l’Impero tedesco e il Regno d’Italia che portarono al patto difensivo della Triplice Alleanza e al conseguente riordino dell’Esercito italiano. Il problema da affrontare nello specifico ambito militare dopo Sedan fu la necessità di trasformare l’Esercito italiano secondo il “modello prussiano”. L’approccio alle questioni preminenti, da parte dell’establishment al potere, cambiò decisamente rispetto al passato, la stampa e la politica iniziarono a partecipare con più vigore ai dibattiti sulle strategie e sul ruolo dell’esercito. Vennero pubblicati numerosi opuscoli, saggi, articoli e pamphlet sulle modalità di organizzazione difensiva, sulle possibili forme di reclutamento, sulle strategie da attuare in relazione al quadro internazionale, senza dimenticare lo studio operativo dei confini Nord-Orientali e Occidentali. Si affrontarono i grandi temi di un’auspicabile modernizzazione, dall’assetto difensivo della nazione e le questioni tecniche. Il ventennio successivo fu quindi caratterizzato da un dibattito politico-militare che seguì l’evoluzione delle riforme rispetto ai temi delle fortificazioni, della strategia di mobilitazione e dello spinoso argomento del riordino dell’esercito. Verranno quindi affrontate le complesse dinamiche politico-strategiche relative ai successivi rinnovi dell’alleanza con gli Imperi centrali. La terza parte dello studio affronta gli specifici aspetti della riorganizzazione dell’Esercito Italiano: dal miglioramento delle condizioni di vita delle truppe e degli ufficiali di più alto grado all’equipaggiamento a disposizione, l’evoluzione dei sistemi d’approvvigionamento delle truppe in tempo di pace e durante le mobilitazioni, il progresso e lo sviluppo dei sistemi di comunicazione tra i reparti, il perfezionamento dell’industria bellica e le nuove armi in dotazione alle truppe, la questione alimentare e la sanità, gli aspetti sociali e l’introduzione di più severe norme riguardo l’istruzione dei soldati. Il riassetto delle istituzioni militari è stato analizzato sulla scorta dei documenti disponibili presso l’AUSSME e il CeSiVa. Quest’ultima parte è quindi interpretata nell’ambito di un’idea consolidata nella storiografia contemporanea che vede la Triplice Alleanza un patto difensivo voluto principalmente dall’Italia ansiosa di rompere il proprio isolamento internazionale dopo la riformulazione dei confini europei successiva al Congresso di Berlino (1878) e l’occupazione francese della Tunisia (1881), alla quale Roma aspirava. In seguito, con il mutarsi dello scenario continentale, l’alleanza fu sostenuta soprattutto dall’Impero tedesco nel tentativo di bloccare le iniziative francesi. Nel corso della ricerca per ampliare il quadro interpretativo sono stati comparati alcuni documenti dell’epoca redatti da ufficiali tedeschi e italiani relativi a studi sugli eserciti “nemici”. Queste testimonianze rappresentano delle guide essenziali per la comprensione del pensiero dominante del tempo, delle paure e disaccordi che dopo il lungo periodo di pace, a cavallo fra i due secoli, portò allo scoppio del primo conflitto mondiale. La nuova realtà determinata dalla guerra franco-prussiana impose un processo di adeguamento che andava ben oltre i semplici studi, quindi tra il 1871 e il ’73 fu pensato un diverso assetto per l’Esercito italiano e l’ordinamento “modello” fu quello dell’esercito prussiano. R. Sciarrone
19-dic-2013
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/917749
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