Partendo dall’ipotesi che la Correspondance di Baudelaire si situi alla frontiera tra la realtà autobiografica e la finzione letteraria, il mio lavoro si propone di analizzare le immagini che Baudelaire dà di sé nella sua corrispondenza privata con i nuovi strumenti dell’epistolario, che permettono di esaminare le lettere al di là della loro letterarietà e di individuare i modi di pensare, le convinzioni e le motivazioni profonde del soggetto epistolare. La prospettiva metodologica mi è stata suggerita dai lavori di analisi del discorso che sono stati già da tempo applicati allo studio delle lettere, e più precisamente dai lavori sull’ethos, sull’immagine di sé e dell’altro, condotti da Ruth Amossy nonché da altri specialisti dell’epistolario che si situano nell’orbita dell’analisi del discorso: Jürgen Siess, Georges-Elia Sarfati, Anna Jaubert, ecc. Dopo un primo capitolo a carattere teorico nel quale affronto tre problematiche diverse ma strettamente collegate tra di loro (la questione della verità nelle scritture intime, l’identità del soggetto epistolare e l’ethos epistolare) passo nel secondo capitolo all’analisi delle principali immagini che Baudelaire offre di sé nelle lettere private, ossia all’immagine del fainéant, dell’escluso e dell’eterno bambino. La figura dell’io epistolare si costruisce a partire da ciò che egli dice di se stesso, ma soprattutto attraverso le modalità della sua parola. È più sul piano dell’enunciazione che sul piano dell’enunciato che si realizza il suo ethos, il quale può essere analizzato secondo un duplice approccio metodologico: il primo tipo di metodo consiste nello studio delle tracce di soggettività nelle lettere, mentre il secondo, di impronta pragmatica, serve a indagare le interazioni tra il mittente e i suoi vari destinatari. Questi due aspetti risultano così strettamente correlati fra di loro da non poter essere oggetto di una trattazione separata. Infine, nell’ultima parte della tesi, a carattere conclusivo, accosto l’io della Correspondance all’io lirico delle Fleurs du mal, cercando di capire che fine fanno le immagini che Baudelaire dà di sé nelle lettere private nel momento in cui passa alla scrittura lirica destinata alla pubblicazione.

La rappresentazione dell'io nella corrispondenza privata di Baudelaire / Petrov, Veronica. - (2012 Mar 23).

La rappresentazione dell'io nella corrispondenza privata di Baudelaire

PETROV, VERONICA
23/03/2012

Abstract

Partendo dall’ipotesi che la Correspondance di Baudelaire si situi alla frontiera tra la realtà autobiografica e la finzione letteraria, il mio lavoro si propone di analizzare le immagini che Baudelaire dà di sé nella sua corrispondenza privata con i nuovi strumenti dell’epistolario, che permettono di esaminare le lettere al di là della loro letterarietà e di individuare i modi di pensare, le convinzioni e le motivazioni profonde del soggetto epistolare. La prospettiva metodologica mi è stata suggerita dai lavori di analisi del discorso che sono stati già da tempo applicati allo studio delle lettere, e più precisamente dai lavori sull’ethos, sull’immagine di sé e dell’altro, condotti da Ruth Amossy nonché da altri specialisti dell’epistolario che si situano nell’orbita dell’analisi del discorso: Jürgen Siess, Georges-Elia Sarfati, Anna Jaubert, ecc. Dopo un primo capitolo a carattere teorico nel quale affronto tre problematiche diverse ma strettamente collegate tra di loro (la questione della verità nelle scritture intime, l’identità del soggetto epistolare e l’ethos epistolare) passo nel secondo capitolo all’analisi delle principali immagini che Baudelaire offre di sé nelle lettere private, ossia all’immagine del fainéant, dell’escluso e dell’eterno bambino. La figura dell’io epistolare si costruisce a partire da ciò che egli dice di se stesso, ma soprattutto attraverso le modalità della sua parola. È più sul piano dell’enunciazione che sul piano dell’enunciato che si realizza il suo ethos, il quale può essere analizzato secondo un duplice approccio metodologico: il primo tipo di metodo consiste nello studio delle tracce di soggettività nelle lettere, mentre il secondo, di impronta pragmatica, serve a indagare le interazioni tra il mittente e i suoi vari destinatari. Questi due aspetti risultano così strettamente correlati fra di loro da non poter essere oggetto di una trattazione separata. Infine, nell’ultima parte della tesi, a carattere conclusivo, accosto l’io della Correspondance all’io lirico delle Fleurs du mal, cercando di capire che fine fanno le immagini che Baudelaire dà di sé nelle lettere private nel momento in cui passa alla scrittura lirica destinata alla pubblicazione.
23-mar-2012
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/916880
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