Come nel celebre proverbio toscano del 1600, nella nostra società affrontiamo spesso situazioni rischiose, in cui gli esiti delle nostre decisioni sono incerti. Sottostimare, o ignorare, il grado di rischio associato a diverse opzioni può essere svantaggioso, come ad esempio nel caso del gioco d’azzardo patologico. Nonostante la diffusione di questa patologia sia in aumento, numerosi studi dimostrano che soggetti umani adulti, di fronte alla scelta tra un’opzione certa (che implica un guadagno piccolo ma sicuro) e un’opzione rischiosa (che implica un guadagno più grande ma incerto), preferiscono l’opzione certa anche quando il valore atteso (EV = quantità di ricompensa * probabilità di ottenerla) delle due opzioni è lo stesso. Le differenze comportamentali riscontrate tra vita reale e laboratorio potrebbero essere dovute al fatto che, mentre nella vita reale i soggetti sperimentano le conseguenze delle proprie scelte, in laboratorio questo generalmente non avviene. Soggetti umani testati in compiti in cui possono ottenere le proprie vincite (compiti esperienziali) sono infatti molto più propensi al rischio rispetto a soggetti a cui sia richiesto di compilare questionari (compiti descrittivi). Tuttavia, non vi sono ancora studi che comparino la stessa popolazione in compiti esperienziali e descrittivi. Nel nostro studio, 63 studenti universitari hanno ricevuto una serie di scelte tra un’opzione sicura e un’opzione rischiosa in tre condizioni che differivano per il valore atteso relativo delle due opzioni (neutra: EVrischiosa=EVsicura; vantaggiosa: EVrischiosa>EVsicura; svantaggiosa: EVrischiosa<EVsicura). E’ stato impiegato un disegno 2x2 tra soggetti: procedura (Operante/Computerizzata) X tipo di ricompensa (Cibo/Soldi). La procedura operante con il cibo è stata precedentemente utilizzata in altre specie di primati (Pan troglodytes, P. paniscus e Sapajus spp.). Tutti i soggetti hanno compilato anche un classico questionario di scelta probabilistica. Come in Sapajus spp., nel compito esperienziale i soggetti umani hanno preferito l’opzione rischiosa quando il suo valore atteso era uguale o maggiore rispetto a quello dell’opzione sicura, mentre si sono mostrati indifferenti tra le due opzioni quando il valore atteso dell’opzione sicura era maggiore di quello dell’opzione rischiosa. Tuttavia, nei questionari gli stessi soggetti hanno preferito l’opzione rischiosa solo quando il suo valore atteso era maggiore di quello dell’opzione sicura, mentre hanno preferito l’opzione sicura anche quando il suo valore atteso era pari a quello dell’opzione rischiosa. Questi dati dimostrano come la modalità con cui i soggetti vengono testati in compiti di scelta probabilistica influenzi il loro comportamento. La propensione al rischio dei soggetti umani adulti, che emerge in compiti esperienziali ma non descrittivi e che mostra notevoli similitudini con quanto osservato in altre specie di primati, si è probabilmente evoluta per far fronte ad un ambiente incerto.

Chi non risica non rosica: un approccio comparativo allo studio della propensione al rischio in homo sapiens / De Petrillo, Francesca; Paoletti, Melania; Bellagamba, Francesca; Paglieri, Fabio; Addessi, Elsa. - ELETTRONICO. - (2015), pp. 52-52. ((Intervento presentato al convegno XXVI Conference of the Società Italiana di Etologia (SIE) tenutosi a Parma nel 24-26 Giugno 2015.

Chi non risica non rosica: un approccio comparativo allo studio della propensione al rischio in homo sapiens

PAOLETTI, MELANIA;BELLAGAMBA, Francesca;PAGLIERI, FABIO;ADDESSI, Elsa
2015

Abstract

Come nel celebre proverbio toscano del 1600, nella nostra società affrontiamo spesso situazioni rischiose, in cui gli esiti delle nostre decisioni sono incerti. Sottostimare, o ignorare, il grado di rischio associato a diverse opzioni può essere svantaggioso, come ad esempio nel caso del gioco d’azzardo patologico. Nonostante la diffusione di questa patologia sia in aumento, numerosi studi dimostrano che soggetti umani adulti, di fronte alla scelta tra un’opzione certa (che implica un guadagno piccolo ma sicuro) e un’opzione rischiosa (che implica un guadagno più grande ma incerto), preferiscono l’opzione certa anche quando il valore atteso (EV = quantità di ricompensa * probabilità di ottenerla) delle due opzioni è lo stesso. Le differenze comportamentali riscontrate tra vita reale e laboratorio potrebbero essere dovute al fatto che, mentre nella vita reale i soggetti sperimentano le conseguenze delle proprie scelte, in laboratorio questo generalmente non avviene. Soggetti umani testati in compiti in cui possono ottenere le proprie vincite (compiti esperienziali) sono infatti molto più propensi al rischio rispetto a soggetti a cui sia richiesto di compilare questionari (compiti descrittivi). Tuttavia, non vi sono ancora studi che comparino la stessa popolazione in compiti esperienziali e descrittivi. Nel nostro studio, 63 studenti universitari hanno ricevuto una serie di scelte tra un’opzione sicura e un’opzione rischiosa in tre condizioni che differivano per il valore atteso relativo delle due opzioni (neutra: EVrischiosa=EVsicura; vantaggiosa: EVrischiosa>EVsicura; svantaggiosa: EVrischiosa
978-88-941066-0-2
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/855305
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