La crisi economica ha portato all’attenzione numerose criticità di funzionamento del sistema finanziario; le banche sono al crocevia di qualsiasi obiezione di merito, non solo lì, dove il sistema finanziario è definibile come bancocentrico, ma anche in quelle realtà più avanzate – come gli Stati Uniti – che sperimentano sistemi finanziari market-oriented. Può essere utile, pertanto, cominciare un lavoro di ricognizione delle opportunità che si presentano alle nostre banche per virare verso una finanza più inclusiva e una nuova relazione di clientela. In un’ottica macroeconomica, peraltro, un differente stile di fare banca può risultare utile alla costruzione di un nuovo welfare, sostenibile e efficiente1. In questo articolo si richiama l’attenzione su tre specifiche opzioni operative ispirate da innovazioni regolamentari, ovvero da orientamenti istituzionali e di mercato emergenti; ci si riferisce, in particolare, al microcredito e al crowdfunding da un lato, e ai social impact investments dall’altro. La particolare sensibilità del legislatore italiano si è concretizzata in una serie di misure regolamentari riferite sia al microcredito che al crowdfunding; la crescente attenzione verso gli investimenti a impatto sociale ha dettato la nascita di una specifica taskforce G8 tra i cui componenti è, naturalmente, presente anche l’Italia. Microcredito, crowdfunding e social impact investments rappresentano alternative utili e concrete per favorire l’inclusione finanziaria e il sostegno a famiglie e microimprese; per altro verso, possono anche contribuire a risolvere, in parte, l’impasse strategica e operativa che caratterizza l’operatività delle banche in questi anni di crisi. In tale ottica, rispetto alle citate forme di finanza inclusiva, il ruolo delle banche può essere decisivo per il sistema Paese: esso può risultare utile nella ricerca di un nuovo assetto di welfare, contribuendo a sostenere politiche di contenimento della spesa pubblica che risultino, comunque, coerenti con le necessità sociali e finanziarie dei cittadini.

Banche e welfare: microcredito, crowdfunding e social impact investments

LA TORRE, Mario
2013

Abstract

La crisi economica ha portato all’attenzione numerose criticità di funzionamento del sistema finanziario; le banche sono al crocevia di qualsiasi obiezione di merito, non solo lì, dove il sistema finanziario è definibile come bancocentrico, ma anche in quelle realtà più avanzate – come gli Stati Uniti – che sperimentano sistemi finanziari market-oriented. Può essere utile, pertanto, cominciare un lavoro di ricognizione delle opportunità che si presentano alle nostre banche per virare verso una finanza più inclusiva e una nuova relazione di clientela. In un’ottica macroeconomica, peraltro, un differente stile di fare banca può risultare utile alla costruzione di un nuovo welfare, sostenibile e efficiente1. In questo articolo si richiama l’attenzione su tre specifiche opzioni operative ispirate da innovazioni regolamentari, ovvero da orientamenti istituzionali e di mercato emergenti; ci si riferisce, in particolare, al microcredito e al crowdfunding da un lato, e ai social impact investments dall’altro. La particolare sensibilità del legislatore italiano si è concretizzata in una serie di misure regolamentari riferite sia al microcredito che al crowdfunding; la crescente attenzione verso gli investimenti a impatto sociale ha dettato la nascita di una specifica taskforce G8 tra i cui componenti è, naturalmente, presente anche l’Italia. Microcredito, crowdfunding e social impact investments rappresentano alternative utili e concrete per favorire l’inclusione finanziaria e il sostegno a famiglie e microimprese; per altro verso, possono anche contribuire a risolvere, in parte, l’impasse strategica e operativa che caratterizza l’operatività delle banche in questi anni di crisi. In tale ottica, rispetto alle citate forme di finanza inclusiva, il ruolo delle banche può essere decisivo per il sistema Paese: esso può risultare utile nella ricerca di un nuovo assetto di welfare, contribuendo a sostenere politiche di contenimento della spesa pubblica che risultino, comunque, coerenti con le necessità sociali e finanziarie dei cittadini.
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