The judgment in the case concerning Questions Relating to the Obligation to Prosecute or Extradite (Belgium v. Senegal) marked the first occasion in which the International Court of Justice expressly upheld the jus standi of the claimant State on the basis of the erga omnes partes nature of the allegedly breached obligations. This is a major step forward in the ICJ case law, which overcomes the traditional view preventing a not directly injured State from instituting proceedings before an international tribunal. While recognizing this remarkable development, the author argues that the way the Court reaches its conclusion is not totally convincing. This solution is mainly based on the characterization of the obligations under the UN Convention against Torture (CAT) as erga omnes partes obligations, and on the recognition of the generality of standing to make claims in the event of a breach of such obligations. However, both assumptions remain largely unproven.

Nella sentenza relativa alla controversia sulle Questioni concernenti l’obbligo di perseguire o estradare (Belgio c. Senegal) la Corte internazionale di giustizia per la prima volta ha riconosciuto espressamente lo jus standi del ricorrente sulla base della natura erga omnes degli obblighi invocati nel procedimento. Si tratta di un importante avanzamento nella giurisprudenza della Corte, la quale supera così la reticenza mostrata in passato a riconoscere la legittimazione ad agire in giudizio davanti ai tribunali internazionali di Stati non direttamente lesi dalla violazione di obblighi collettivi. Tuttavia il modus procedendi della Corte non convince del tutto. La soluzione accolta si basa essenzialmente sulla qualificazione degli obblighi della Convenzione contro la tortura alla stregua di obblighi erga omnes partes e sulla affermazione della generalizzazione del diritto di agire in giudizio in caso di invocazione di tali obblighi. Entrambi i postulati restano però in larga parte indimostrati. Ma più in generale, la Corte fa un’opera di semplificazione delle questioni giuridiche sollevate dal caso in discussione, che lascia aperti alcuni interrogativi su cui forse sarebbe stata opportuna una più attenta riflessione, in considerazione soprattutto della loro stretta attinenza rispetto al problema, attualmente al centro di un importante dibattito in dottrina, della definizione del ruolo della massima giurisdizione mondiale nell’ambito del processo di c.d. ‘costituzionalizzazione’ dell’ordinamento internazionale: dall’individuazione delle caratteristiche peculiari che consentano di qualificare determinati obblighi pattizi alla stregua di erga omnes partes; ai rapporti tra obblighi erga omnes partes e obblighi erga omnes; al tema dell’interesse ad agire in giudizio in presenza di violazioni di tali obblighi; ai rapporti tra injured States e States other than the injured States – secondo la terminologia utilizzata nella nota distinzione tracciata dalla Commissione di diritto in-ternazionale nell’articolato sulla responsabilità degli Stati – dal punto di vista del contenuto delle pretese che possano essere avanzate in giudizio. Su questi aspetti si concentrano essenzialmente le riflessioni sviluppate nel lavoro.

Interesse ad agire davanti alla Corte internazionale di giustizia e tutela di valori collettivi nella sentenza sul caso Belgio c. Senegal / Papa, MARIA IRENE. - In: DIRITTI UMANI E DIRITTO INTERNAZIONALE. - ISSN 1971-7105. - STAMPA. - 7(2013), pp. 79-104.

Interesse ad agire davanti alla Corte internazionale di giustizia e tutela di valori collettivi nella sentenza sul caso Belgio c. Senegal

PAPA, MARIA IRENE
2013

Abstract

Nella sentenza relativa alla controversia sulle Questioni concernenti l’obbligo di perseguire o estradare (Belgio c. Senegal) la Corte internazionale di giustizia per la prima volta ha riconosciuto espressamente lo jus standi del ricorrente sulla base della natura erga omnes degli obblighi invocati nel procedimento. Si tratta di un importante avanzamento nella giurisprudenza della Corte, la quale supera così la reticenza mostrata in passato a riconoscere la legittimazione ad agire in giudizio davanti ai tribunali internazionali di Stati non direttamente lesi dalla violazione di obblighi collettivi. Tuttavia il modus procedendi della Corte non convince del tutto. La soluzione accolta si basa essenzialmente sulla qualificazione degli obblighi della Convenzione contro la tortura alla stregua di obblighi erga omnes partes e sulla affermazione della generalizzazione del diritto di agire in giudizio in caso di invocazione di tali obblighi. Entrambi i postulati restano però in larga parte indimostrati. Ma più in generale, la Corte fa un’opera di semplificazione delle questioni giuridiche sollevate dal caso in discussione, che lascia aperti alcuni interrogativi su cui forse sarebbe stata opportuna una più attenta riflessione, in considerazione soprattutto della loro stretta attinenza rispetto al problema, attualmente al centro di un importante dibattito in dottrina, della definizione del ruolo della massima giurisdizione mondiale nell’ambito del processo di c.d. ‘costituzionalizzazione’ dell’ordinamento internazionale: dall’individuazione delle caratteristiche peculiari che consentano di qualificare determinati obblighi pattizi alla stregua di erga omnes partes; ai rapporti tra obblighi erga omnes partes e obblighi erga omnes; al tema dell’interesse ad agire in giudizio in presenza di violazioni di tali obblighi; ai rapporti tra injured States e States other than the injured States – secondo la terminologia utilizzata nella nota distinzione tracciata dalla Commissione di diritto in-ternazionale nell’articolato sulla responsabilità degli Stati – dal punto di vista del contenuto delle pretese che possano essere avanzate in giudizio. Su questi aspetti si concentrano essenzialmente le riflessioni sviluppate nel lavoro.
The judgment in the case concerning Questions Relating to the Obligation to Prosecute or Extradite (Belgium v. Senegal) marked the first occasion in which the International Court of Justice expressly upheld the jus standi of the claimant State on the basis of the erga omnes partes nature of the allegedly breached obligations. This is a major step forward in the ICJ case law, which overcomes the traditional view preventing a not directly injured State from instituting proceedings before an international tribunal. While recognizing this remarkable development, the author argues that the way the Court reaches its conclusion is not totally convincing. This solution is mainly based on the characterization of the obligations under the UN Convention against Torture (CAT) as erga omnes partes obligations, and on the recognition of the generality of standing to make claims in the event of a breach of such obligations. However, both assumptions remain largely unproven.
File allegati a questo prodotto
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/515137
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact