Come è noto, il comportamento sessuale possiede eterogenee manifestazioni in virtù delle fantasie che animano la psiche umana e l’incontro tra persone. Su tale questione la letteratura psichiatrico-forense ha una lunga tradizione di indagine, nell’interrogativo culturale e scientifico che sempre viene posto al cospetto di una pratica nuova ed inconsueta, volto a rintracciare i possibili limiti di tale novità rispetto ai concetti di lecito (e laddove il lecito si incontri con il “lesivo”) e di libertà. La psichiatria, come sappiamo, scioglie la riserva assegnando alle parafilie dei significativi confini nosografici che le palesano come disturbi, ovvero fonte di disagio soggettivo e limitanti nel contatto sociale in virtù del fatto che diventano compulsive ed esclusive nelle dinamiche che le esprimono. Ma deve davvero la psichiatria assumersi la responsabilità di essere guardiano morale del comportamento sessuale? Non è già il fatto di usare termini come devianza sessuale, perversione o parafilia ad essere ulteriormente stigmatizzante per i soggetti coinvolti? Parallelamente, nell’indagare il senso sociale che si attribuisce al comportamento sessuale, si nota come nell’interpretare e catalogare ciò che sfugge al comune intendere ed agire la collettività venga facilmente a gridare allo scandalo, se non altro come primaria difesa verso ciò che non si conosce e che si interpreta, aprioristicamente e secondo speculazioni moralistiche, come inusuale. Seguendo dunque questo duplice versante, nel desiderio di svincolarci dal conformismo sociale e scientifico di cui abbiamo fatto menzione, sono stati da noi esaminati i BDSM, acronimo che indica un insieme di pratiche relazionali e sessuali basate sul binomio dominazione/sottomissione (B=Bondage, D=Discipline o Domination, S=Submission o Sadism, M=Masochism). In particolare, in questa specifica sede verrà approfondito solo uno dei fenomeni che afferisce a tale macrocosmo comportamentale, il Bondage: pratica che implica la restrizione del movimento tramite l’uso di corde, manette e altri simili strumenti. L’entità della costrizione ne specifica differenti forme (es.: light bondage, mummificazioni e sospensioni), ma alla base vi è sempre l’istaurarsi di un particolare legame di intimità che, pur non ponendo degli specifici vincoli di un privato legame affettivo si sostanzia, come Stoller (1985) aveva suggerito, come elemento discriminante per non intendere tale relazione come perversa. Approfondendo le (poche) fonti reperite, ma soprattutto incontrando dal vivo chi il Bondage lo pratica e lo insegna, abbiamo così incontrato un mondo nuovo: ben poco lontano da quello abitato “dai più”; persone legate tra loro, è proprio il caso di dire, dalla comune esperienza del piacere sessuale vissuto senza restrizioni nell’autenticità e nella libertà delle proprie inclinazioni; che nel reciproco rispetto del senso di estremo spiegano come non sia corretto ammettere in sé e nei propri comportamenti quel senso del perverso che i manuali clinici hanno relegato a certi agiti. Non mancherà poi una riflessione in termini di responsabilità ed imputabilità, in considerazione di un recente caso di cronaca addotto ad esempio di quanto possa essere breve il passo dallo scandalo alla devianza.
LEGAMI: il Bondage tra cultura e perversione (?) / Anna Maria, S., Pomilla, A.. - (2012). (XXVI CONGRESSO NAZIONALE della SOCIETA’ ITALIANA di CRIMINOLOGIA Como 25-27 ottobre 2012).
LEGAMI: il Bondage tra cultura e perversione (?)
POMILLA, ANTONELLA
2012
Abstract
Come è noto, il comportamento sessuale possiede eterogenee manifestazioni in virtù delle fantasie che animano la psiche umana e l’incontro tra persone. Su tale questione la letteratura psichiatrico-forense ha una lunga tradizione di indagine, nell’interrogativo culturale e scientifico che sempre viene posto al cospetto di una pratica nuova ed inconsueta, volto a rintracciare i possibili limiti di tale novità rispetto ai concetti di lecito (e laddove il lecito si incontri con il “lesivo”) e di libertà. La psichiatria, come sappiamo, scioglie la riserva assegnando alle parafilie dei significativi confini nosografici che le palesano come disturbi, ovvero fonte di disagio soggettivo e limitanti nel contatto sociale in virtù del fatto che diventano compulsive ed esclusive nelle dinamiche che le esprimono. Ma deve davvero la psichiatria assumersi la responsabilità di essere guardiano morale del comportamento sessuale? Non è già il fatto di usare termini come devianza sessuale, perversione o parafilia ad essere ulteriormente stigmatizzante per i soggetti coinvolti? Parallelamente, nell’indagare il senso sociale che si attribuisce al comportamento sessuale, si nota come nell’interpretare e catalogare ciò che sfugge al comune intendere ed agire la collettività venga facilmente a gridare allo scandalo, se non altro come primaria difesa verso ciò che non si conosce e che si interpreta, aprioristicamente e secondo speculazioni moralistiche, come inusuale. Seguendo dunque questo duplice versante, nel desiderio di svincolarci dal conformismo sociale e scientifico di cui abbiamo fatto menzione, sono stati da noi esaminati i BDSM, acronimo che indica un insieme di pratiche relazionali e sessuali basate sul binomio dominazione/sottomissione (B=Bondage, D=Discipline o Domination, S=Submission o Sadism, M=Masochism). In particolare, in questa specifica sede verrà approfondito solo uno dei fenomeni che afferisce a tale macrocosmo comportamentale, il Bondage: pratica che implica la restrizione del movimento tramite l’uso di corde, manette e altri simili strumenti. L’entità della costrizione ne specifica differenti forme (es.: light bondage, mummificazioni e sospensioni), ma alla base vi è sempre l’istaurarsi di un particolare legame di intimità che, pur non ponendo degli specifici vincoli di un privato legame affettivo si sostanzia, come Stoller (1985) aveva suggerito, come elemento discriminante per non intendere tale relazione come perversa. Approfondendo le (poche) fonti reperite, ma soprattutto incontrando dal vivo chi il Bondage lo pratica e lo insegna, abbiamo così incontrato un mondo nuovo: ben poco lontano da quello abitato “dai più”; persone legate tra loro, è proprio il caso di dire, dalla comune esperienza del piacere sessuale vissuto senza restrizioni nell’autenticità e nella libertà delle proprie inclinazioni; che nel reciproco rispetto del senso di estremo spiegano come non sia corretto ammettere in sé e nei propri comportamenti quel senso del perverso che i manuali clinici hanno relegato a certi agiti. Non mancherà poi una riflessione in termini di responsabilità ed imputabilità, in considerazione di un recente caso di cronaca addotto ad esempio di quanto possa essere breve il passo dallo scandalo alla devianza.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


