(…) Realizzata nel quartiere di Fengtai su di un’area di 31 ettari tra il secondo e terzo ring a sud del centro di Pechino, la South Station è stata costruita in sostituzione della vecchia, da cui dista poco meno di cinquecento metri, in soli tre anni, giusto in tempo per le Olimpiadi. L’intenzione della Municipalità di Pechino era quella di creare un vero e proprio hub della mobilità in grado di mettere a sistema le diverse reti ferroviarie del paese (Express, Intercity e Alta velocità) con l’eterogeneo sistema dei trasporti urbani ed extraurbani, da quelli privati a quelli pubblici, su gomma (bus e taxi) e su rotaia (metropolitane). Come esplicitare questa idea di nodo, di centralità se non con una figura che si definisce proprio a partire da un centro? Le condizioni dell’intorno generano delle linee di forza, delle giaciture privilegiate, che hanno indotto i progettisti a sviluppare la stazione partendo dalla figura di una grande ellisse con il diametro maggiore posto parallelamente al fascio dei binari ed il minore perpendicolare a questo ultimo che costituisce la spina sulla quale è impostato il grande atrio delle partenze sopra ai binari. Ma oltre al concetto di nodo le stazioni, da sempre, si portano dietro anche l’idea di porta di accesso alle città, con tutti i relativi significati simbolici che questa definizione comporta; ed ecco allora recuperata l’immagine iconica della grande copertura dal disegno unificante, copertura sotto la quale tutto si svolge, l’arrivo e la partenza, l’incontro ed il saluto come un tempo sotto le grandi strutture voltate delle prime stazioni ottocentesche. Il ruolo quasi aulico di questa immagine viene ad essere sottolineato negli spazi interni attraverso la grande scala degli elementi strutturali ed il disegno unificante dell’ampia copertura che qui però assume un carattere local nel momento in cui le sue forme rimandano al disegno sinuoso dei tetti delle pagode. All’interno poi la rigidità figurativa del sistema strutturale in metallo delle grandi coperture poste sui binari, viene ammorbidita da una teoria di controsoffitti montati come fossero grandi panneggi a disegnare ritmicamente l’intradosso delle coperture. Vengono in mente immagini di grandi tende, come quella posta a copertura del Padiglione dei tempi nuovi all’Esposizione internazionale di Parigi di Le Corbusier (1937), o ancora meglio, come quelle dei circhi, ed è curioso pensare che l’associazione non è poi così astrusa: là uno spettacolo fatto da uomini e animali, qui un altro spettacolo fatto sempre da uomini e animali, questa volta meccanici (ricordate le bestie fumanti di Émile Zola?) (…).

La stazione sud di Pechino di TFP Farrells Ltd / Grimaldi, Andrea. - In: L'INDUSTRIA DELLE COSTRUZIONI. - ISSN 0579-4900. - STAMPA. - :425(2012), pp. 80-89.

La stazione sud di Pechino di TFP Farrells Ltd.

GRIMALDI, ANDREA
2012

Abstract

(…) Realizzata nel quartiere di Fengtai su di un’area di 31 ettari tra il secondo e terzo ring a sud del centro di Pechino, la South Station è stata costruita in sostituzione della vecchia, da cui dista poco meno di cinquecento metri, in soli tre anni, giusto in tempo per le Olimpiadi. L’intenzione della Municipalità di Pechino era quella di creare un vero e proprio hub della mobilità in grado di mettere a sistema le diverse reti ferroviarie del paese (Express, Intercity e Alta velocità) con l’eterogeneo sistema dei trasporti urbani ed extraurbani, da quelli privati a quelli pubblici, su gomma (bus e taxi) e su rotaia (metropolitane). Come esplicitare questa idea di nodo, di centralità se non con una figura che si definisce proprio a partire da un centro? Le condizioni dell’intorno generano delle linee di forza, delle giaciture privilegiate, che hanno indotto i progettisti a sviluppare la stazione partendo dalla figura di una grande ellisse con il diametro maggiore posto parallelamente al fascio dei binari ed il minore perpendicolare a questo ultimo che costituisce la spina sulla quale è impostato il grande atrio delle partenze sopra ai binari. Ma oltre al concetto di nodo le stazioni, da sempre, si portano dietro anche l’idea di porta di accesso alle città, con tutti i relativi significati simbolici che questa definizione comporta; ed ecco allora recuperata l’immagine iconica della grande copertura dal disegno unificante, copertura sotto la quale tutto si svolge, l’arrivo e la partenza, l’incontro ed il saluto come un tempo sotto le grandi strutture voltate delle prime stazioni ottocentesche. Il ruolo quasi aulico di questa immagine viene ad essere sottolineato negli spazi interni attraverso la grande scala degli elementi strutturali ed il disegno unificante dell’ampia copertura che qui però assume un carattere local nel momento in cui le sue forme rimandano al disegno sinuoso dei tetti delle pagode. All’interno poi la rigidità figurativa del sistema strutturale in metallo delle grandi coperture poste sui binari, viene ammorbidita da una teoria di controsoffitti montati come fossero grandi panneggi a disegnare ritmicamente l’intradosso delle coperture. Vengono in mente immagini di grandi tende, come quella posta a copertura del Padiglione dei tempi nuovi all’Esposizione internazionale di Parigi di Le Corbusier (1937), o ancora meglio, come quelle dei circhi, ed è curioso pensare che l’associazione non è poi così astrusa: là uno spettacolo fatto da uomini e animali, qui un altro spettacolo fatto sempre da uomini e animali, questa volta meccanici (ricordate le bestie fumanti di Émile Zola?) (…).
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