Se il paziente è ultrasettantenne e con scarsa propensione alla lunga immobilizzazione ed al programma riabilitativo, può essere indicato un trattamento artroscopico (debridement). Con questo, il chirurgo può limitarsi ad effettuare la sinoviectomia, ia tenotomia del capo lungo del bicipite e la regolarizzazione del margini della rottura. In questi casi, la borsa sottoacromiale è, di solito, assente. L'acromioplastica non deve essere eseguita per non ledere il legamento coraco acromiale che rappresenta l'unico baluardo che si oppone alla traslazio- ne superiore della testa omerale. Dopo il trattamento, il paziente può ottenere un miglioramento in termini di dolore e mobilita attiva. Tuttavia, deve essere informato che il risultato può deteriorarsi nel tempo e ritornare ad essere sovrapponibile a quello pre-operatorio dopo un periodo medio di 5 anni. Se lo spessore del tendine retratto è consistente ed i muscoli della cuffia hanno un grado di degenerazione grassa I o II, può essere tentata una riparazione parziale della cuffia dei rotatori. Con una forbice artroscopica, si seziona l’intervallo dei rotatori e si mobilizza il tendine del sopraspinoso. Quest'ultimo, od una parte di esso, può essere reinserito in prossimità del collo anatomico precedentemente cruentato. Nel caso in cui il tendine del piccolo rotondo fosse sano, tale procedura chirurgica può ripristinare una briglia funzionale biomeccanicamente valida in grado di alleviare il dolore e migliorare la mobility attiva della spalla. Nel caso di pazienti anziani e con artropatia da cuffia, noi proponiamo l'impianto di una protesi inversa. Biomeccanicamente, questa protesi medializza il centro di rotazione ed incrementa il braccio di leva dei deltoide. Usualmente, il paziente ottiene un incremento della mobilita attiva, eccetto che per la extrarotazione. Per migliorare quest'ultima, all'impianto della protesi può essere associata una trasposizione del grande dorsale. La protesi inversa è stata proposta anche per pazienti molto anziani con rottura massiva irreparabile, marcato dolore, scarsa mobilita e senza artropatia. Poichè in questi casi l'articolazione gleno omerale verrebbe sacrificata, pur essendo sana, appare più giustificato un intervento di minore morbilità chirurgica come il debridement artroscopico.

Lesioni massive ed irreparabili della cuffia dei rotatori.

GUMINA, STEFANO;POSTACCHINI, Franco
2007

Abstract

Se il paziente è ultrasettantenne e con scarsa propensione alla lunga immobilizzazione ed al programma riabilitativo, può essere indicato un trattamento artroscopico (debridement). Con questo, il chirurgo può limitarsi ad effettuare la sinoviectomia, ia tenotomia del capo lungo del bicipite e la regolarizzazione del margini della rottura. In questi casi, la borsa sottoacromiale è, di solito, assente. L'acromioplastica non deve essere eseguita per non ledere il legamento coraco acromiale che rappresenta l'unico baluardo che si oppone alla traslazio- ne superiore della testa omerale. Dopo il trattamento, il paziente può ottenere un miglioramento in termini di dolore e mobilita attiva. Tuttavia, deve essere informato che il risultato può deteriorarsi nel tempo e ritornare ad essere sovrapponibile a quello pre-operatorio dopo un periodo medio di 5 anni. Se lo spessore del tendine retratto è consistente ed i muscoli della cuffia hanno un grado di degenerazione grassa I o II, può essere tentata una riparazione parziale della cuffia dei rotatori. Con una forbice artroscopica, si seziona l’intervallo dei rotatori e si mobilizza il tendine del sopraspinoso. Quest'ultimo, od una parte di esso, può essere reinserito in prossimità del collo anatomico precedentemente cruentato. Nel caso in cui il tendine del piccolo rotondo fosse sano, tale procedura chirurgica può ripristinare una briglia funzionale biomeccanicamente valida in grado di alleviare il dolore e migliorare la mobility attiva della spalla. Nel caso di pazienti anziani e con artropatia da cuffia, noi proponiamo l'impianto di una protesi inversa. Biomeccanicamente, questa protesi medializza il centro di rotazione ed incrementa il braccio di leva dei deltoide. Usualmente, il paziente ottiene un incremento della mobilita attiva, eccetto che per la extrarotazione. Per migliorare quest'ultima, all'impianto della protesi può essere associata una trasposizione del grande dorsale. La protesi inversa è stata proposta anche per pazienti molto anziani con rottura massiva irreparabile, marcato dolore, scarsa mobilita e senza artropatia. Poichè in questi casi l'articolazione gleno omerale verrebbe sacrificata, pur essendo sana, appare più giustificato un intervento di minore morbilità chirurgica come il debridement artroscopico.
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