È noto come il nuovo interesse verso l’antichità sacra, comparso ancor prima della metà del XIX secolo, si manifesti parallelamente all’estendersi delle ricerche di archeologia romana, volendo con ciò riconoscere sia elementi di continuità, in un processo evolutivo disciplinare attuatosi nel corso dell’Ottocento, sia richiamando dei presupposti esterni all’archeologia classica per gli studi di antiquaria cristiana, propri di un ambito teologico-apologetico, interno alla Cristianistica. Tutto ciò, del resto, in un clima di prolungata Restaurazione che Roma ebbe rispetto al resto d’Europa, sotto Gregorio XVI (1831-46); nel cui pontificato si riaffermava progressivamente il primato della città, riconosciuta del tutto nella sua identità cristiana e nella sua missione sacra. In tal modo, ne derivava una rafforzata proiezione verso il passato, resa fervida e attiva da una nuova generazione di archeologi. Un’inclinazione, questa, che sarebbe stata ancor più ribadita in futuro, all’interno dell’intenso programma religioso e politico del papato di Pio IX (1846-78). Se tutto ciò è ben noto e se, dal punto di vista storiografico, si è già fatta luce abbastanza sulla dinamica degli accadimenti e sul ruolo delle personalità primarie nell’arco di alcuni decenni, circa gli sviluppi iniziali dell’archeologia cristiana, pressoché tralasciato appare invece il tema delle iniziative messe in atto per il restauro e la presentazione al pubblico delle testimonianze scoperte. Un’articolata vicenda, questa, la cui lettura accurata, oltre a far luce sulla realtà delle strutture rinvenute, può arricchire la comprensione dello sviluppo concettuale e metodologico della dottrina restaurativa, già peraltro fitta, in quel momento, di esperienze riguardanti gli antichi monumenti classici. Che le metodologie positive d’indagine, negli studi riguardanti le antiche costruzioni cristiane, si evidenzino pienamente fin da subito è cosa del tutto assodata. Così come lo è il fatto che ciò si accompagni immediatamente alla necessità della conservazione materiale dei resti rinvenuti. Tecniche di scavo e di studio delle strutture, presidi e sistemazioni degli spazi sacri intendono garantire nella loro autenticità e oggettività le testimonianze. Tanto che le operazioni di restauro messe in atto vanno colte come interventi finalizzati alla preservazione, alla leggibilità e alla fruibilità delle strutture, mentre è esclusa a priori qualsiasi impresa ricostruttiva dell’unità formale del monumento, fosse anche in termini parziali. Sganciato da ogni possibile interesse strumentale riguardo all’architettura del presente, sostanzialmente autonomo e indifferente rispetto ad un indirizzo neopaleocristiano, il nuovo percorso dell’archeologia cristiana non si propone, pertanto, di ricavare ‘modelli’ da cui trarre ispirazione, ma di salvaguardare e presentare accuratamente gli antichi resti architettonici riesumati e i luoghi della prima e autentica Cristianità. Il saggio illustra complessivamente condizioni culturali, casi e protagonisti nell’ambito di questa nuova prospettiva.

Archeologia cristiana e restauro nella Roma di Gregorio XVI e di Pio IX / Caperna, Maurizio. - In: QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA. - ISSN 0485-4152. - STAMPA. - 44-50:(2007), pp. 447-460.

Archeologia cristiana e restauro nella Roma di Gregorio XVI e di Pio IX

CAPERNA, Maurizio
2007

Abstract

È noto come il nuovo interesse verso l’antichità sacra, comparso ancor prima della metà del XIX secolo, si manifesti parallelamente all’estendersi delle ricerche di archeologia romana, volendo con ciò riconoscere sia elementi di continuità, in un processo evolutivo disciplinare attuatosi nel corso dell’Ottocento, sia richiamando dei presupposti esterni all’archeologia classica per gli studi di antiquaria cristiana, propri di un ambito teologico-apologetico, interno alla Cristianistica. Tutto ciò, del resto, in un clima di prolungata Restaurazione che Roma ebbe rispetto al resto d’Europa, sotto Gregorio XVI (1831-46); nel cui pontificato si riaffermava progressivamente il primato della città, riconosciuta del tutto nella sua identità cristiana e nella sua missione sacra. In tal modo, ne derivava una rafforzata proiezione verso il passato, resa fervida e attiva da una nuova generazione di archeologi. Un’inclinazione, questa, che sarebbe stata ancor più ribadita in futuro, all’interno dell’intenso programma religioso e politico del papato di Pio IX (1846-78). Se tutto ciò è ben noto e se, dal punto di vista storiografico, si è già fatta luce abbastanza sulla dinamica degli accadimenti e sul ruolo delle personalità primarie nell’arco di alcuni decenni, circa gli sviluppi iniziali dell’archeologia cristiana, pressoché tralasciato appare invece il tema delle iniziative messe in atto per il restauro e la presentazione al pubblico delle testimonianze scoperte. Un’articolata vicenda, questa, la cui lettura accurata, oltre a far luce sulla realtà delle strutture rinvenute, può arricchire la comprensione dello sviluppo concettuale e metodologico della dottrina restaurativa, già peraltro fitta, in quel momento, di esperienze riguardanti gli antichi monumenti classici. Che le metodologie positive d’indagine, negli studi riguardanti le antiche costruzioni cristiane, si evidenzino pienamente fin da subito è cosa del tutto assodata. Così come lo è il fatto che ciò si accompagni immediatamente alla necessità della conservazione materiale dei resti rinvenuti. Tecniche di scavo e di studio delle strutture, presidi e sistemazioni degli spazi sacri intendono garantire nella loro autenticità e oggettività le testimonianze. Tanto che le operazioni di restauro messe in atto vanno colte come interventi finalizzati alla preservazione, alla leggibilità e alla fruibilità delle strutture, mentre è esclusa a priori qualsiasi impresa ricostruttiva dell’unità formale del monumento, fosse anche in termini parziali. Sganciato da ogni possibile interesse strumentale riguardo all’architettura del presente, sostanzialmente autonomo e indifferente rispetto ad un indirizzo neopaleocristiano, il nuovo percorso dell’archeologia cristiana non si propone, pertanto, di ricavare ‘modelli’ da cui trarre ispirazione, ma di salvaguardare e presentare accuratamente gli antichi resti architettonici riesumati e i luoghi della prima e autentica Cristianità. Il saggio illustra complessivamente condizioni culturali, casi e protagonisti nell’ambito di questa nuova prospettiva.
Archeologia cristiana; Storia del restauro; Catacombe; Gregorio XVI; Pio IX
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
Archeologia cristiana e restauro nella Roma di Gregorio XVI e di Pio IX / Caperna, Maurizio. - In: QUADERNI DELL’ISTITUTO DI STORIA DELL’ARCHITETTURA. - ISSN 0485-4152. - STAMPA. - 44-50:(2007), pp. 447-460.
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