Happiness soul and culture are the terms, demanding that constitute our general theme of their allowing an in-depth meditation can bind and mutually clarify. In the path that I intend to draw, I will try not to discuss separately happiness and soul together through culture, but a re-reading of Paul Ricoeur from concept so challenging and ambiguous what is happiness. For understanding the thought of Ricoeur seems to me more and more necessary to address the issue of happiness in life is the conviction and rule of life before being element of critical reflection that accompanied him throughout his life. If I recall the last place in the subtitle Ricoeur is not so much to refer to the more mature phase of its reflection, as used to do in terms of academic and scientific normally, but because in our case the last Ricoeur's what the public from Al beyond, appear in fact some posthumous fragments and written records - with all the difficulties of the case dictated by the disease - during the last periods of life on earth, where the partial blindness had weakened its ability to do what he did best: to study, for nothing chipping away at what was able to be for a lifetime: a philosopher. And in those fragments of a broader discourse we find his desire to always confirmed at the hour of the end: "jusqu'à la mort vivant". And in real life and mourning death accompanied by one word: "cheerfulness", and the term is not intended to gaiety and joy but it was the feeling "together with the grace hoped to live there until death", in fact. Happiness and life in Ricoeur. But, I wonder, happiness is to live? I have perhaps too briefly presented the terms in which I intend to talk about my theme, thanks for the invitation because it allowed me to return to this French philosopher very dear to me, whose pages some time not attended with some diligence and now I can recall in a different light from the previous one, the light of this gaiety, lived and thought together, to which Ricoeur devotes more attention and space than perhaps normally you would not believe. Firstly, because the gaiety established and attested latter is assumed to be connected with the happiness and questionata at the beginning of his research, and it is there that summarizes the last Ricoeur ask us to go and read more carefully. This is what I intend to do on this occasion briefly retracing some of the most interesting passages of the long journey from that Ricoeur '"ontological commitment" leads to a discussion of' "being-for-life" to a possible conclusion about the connection memory-soul felicità.La-culture is nothing more than a memory, without which there is no happiness and no happiness without "measure itself," without that saying that in his "part-whole" is anima.L '"fundamental anthropology "to which Ricoeur says finally have worked all my life, basically describes explicit and strives to understand that their measure of justice, that mode of life itself that is the felicità.L 'soul, the culture of the soul becomes - so I wonder, following Ricoeur - condition of happiness?

Felicità anima e cultura sono i termini, impegnativi, che costituiscono il nostro tema generale consentendo un'approfondita meditazione del loro possibile legarsi e reciprocamente chiarirsi. Nel percorso che intendo tracciare, tenterò di discutere non separatamente felicità anima e cultura ma unitariamente attraverso una rilettura dell'opera di Paul Ricoeur a partire dal concetto così impegnativo e ambiguo qual è la felicità. Per la comprensione del pensiero ricoeuriano mi appare sempre più necessario affrontare la tematica della felicità nella vita che è convinzione e regola di vita prima di essere elemento di riflessione critica che lo ha accompagnato per tutta la vita . Se ho posto nel sottotitolo il richiamo all'ultimo Ricoeur non è tanto per riferirmi alla fase più matura della sua riflessione, come usa fare in termini accademico-scientifici abitualmente, ma perché nel nostro caso l'ultimo Ricoeur è quello che pubblica dall'al di là; appaiono infatti postumi alcuni frammenti e annotazioni scritte – con tutte le difficoltà del caso dettate dalla malattia – negli ultimi periodi di vita terrena, dove la parziale cecità aveva indebolito la sua capacità di fare quello che sapeva fare meglio: studiare, per nulla intaccando quello che è stato capace di essere per tutta la vita: un filosofo. Ed in quei frammenti di un discorso più ampio troviamo il suo auspicio di sempre, confermato nell'ora della fine: “vivant jusqu'à la mort”. E tra vita vissuta e morte accompagnata dal lutto una parola: “gaieté”; e con il termine gaiezza non intende gioia ma lo stato e la sensazione “unita alla grazia sperata di esistere vivi fino alla morte” , appunto. La felicità e la vita in Ricoeur. Ma, mi chiedo, la felicità è vivere? Ho presentato forse troppo sinteticamente i termini nei quali intendo parlare del mio tema, ringraziando per l'invito anche perché mi ha consentito di tornare su questo filosofo francese a me molto caro, le cui pagine da qualche tempo non frequentavo con qualche assiduità e che ora posso ripensare sotto una luce diversa da quella precedente, la luce di questa gaiezza, vissuta e pensata assieme, alla quale Ricoeur dedica più attenzione e spazio di quanto forse abitualmente non si creda. Innanzi tutto perché la gaiezza affermata ed attestata in ultimo è da collegare con la felicità ipotizzata e questionata all'inizio del suo percorso di ricerca; ed è lì che sinteticamente l'ultimo Ricoeur ci chiede forse di andare a leggere più attentamente. È quanto intendo fare in questa occasione ripercorrendo brevemente alcuni dei passaggi più interessanti del lungo itinerario ricoeuriano che dall’“impegno ontologico” porta a discutere dell’“essere-per-la-vita” fino ad una possibile conclusione attorno al nesso memoria-anima-felicità. La cultura non è altro che la memoria senza la quale non c'è felicità e non c'è felicità senza “misura di sé”, senza quel sé che nella sua “parziale totalità” è anima. L'“antropologia fondamentale” alla quale Ricoeur dice in ultimo di avere lavorato tutta la vita, in fondo descrive, esplicita e si sforza di comprendere proprio quella misura di giustizia, quella modalità del sé alla vita che è la felicità. L'anima, la cultura dell'anima, diviene – mi chiedo così seguendo Ricoeur – condizione della felicità?

Felicità e cura di sé. Note sull'ultimo Ricoeur / Cananzi, Daniele. - STAMPA. - 4:(2012), pp. 129-147. ((Intervento presentato al convegno XII Simposio rosminiano Felicità e cultura dell'anima tenutosi a Centro internazionale di studi rosminiani, Stresa nel 24-27 agosto 2011.

Felicità e cura di sé. Note sull'ultimo Ricoeur

CANANZI, DANIELE
2012

Abstract

Felicità anima e cultura sono i termini, impegnativi, che costituiscono il nostro tema generale consentendo un'approfondita meditazione del loro possibile legarsi e reciprocamente chiarirsi. Nel percorso che intendo tracciare, tenterò di discutere non separatamente felicità anima e cultura ma unitariamente attraverso una rilettura dell'opera di Paul Ricoeur a partire dal concetto così impegnativo e ambiguo qual è la felicità. Per la comprensione del pensiero ricoeuriano mi appare sempre più necessario affrontare la tematica della felicità nella vita che è convinzione e regola di vita prima di essere elemento di riflessione critica che lo ha accompagnato per tutta la vita . Se ho posto nel sottotitolo il richiamo all'ultimo Ricoeur non è tanto per riferirmi alla fase più matura della sua riflessione, come usa fare in termini accademico-scientifici abitualmente, ma perché nel nostro caso l'ultimo Ricoeur è quello che pubblica dall'al di là; appaiono infatti postumi alcuni frammenti e annotazioni scritte – con tutte le difficoltà del caso dettate dalla malattia – negli ultimi periodi di vita terrena, dove la parziale cecità aveva indebolito la sua capacità di fare quello che sapeva fare meglio: studiare, per nulla intaccando quello che è stato capace di essere per tutta la vita: un filosofo. Ed in quei frammenti di un discorso più ampio troviamo il suo auspicio di sempre, confermato nell'ora della fine: “vivant jusqu'à la mort”. E tra vita vissuta e morte accompagnata dal lutto una parola: “gaieté”; e con il termine gaiezza non intende gioia ma lo stato e la sensazione “unita alla grazia sperata di esistere vivi fino alla morte” , appunto. La felicità e la vita in Ricoeur. Ma, mi chiedo, la felicità è vivere? Ho presentato forse troppo sinteticamente i termini nei quali intendo parlare del mio tema, ringraziando per l'invito anche perché mi ha consentito di tornare su questo filosofo francese a me molto caro, le cui pagine da qualche tempo non frequentavo con qualche assiduità e che ora posso ripensare sotto una luce diversa da quella precedente, la luce di questa gaiezza, vissuta e pensata assieme, alla quale Ricoeur dedica più attenzione e spazio di quanto forse abitualmente non si creda. Innanzi tutto perché la gaiezza affermata ed attestata in ultimo è da collegare con la felicità ipotizzata e questionata all'inizio del suo percorso di ricerca; ed è lì che sinteticamente l'ultimo Ricoeur ci chiede forse di andare a leggere più attentamente. È quanto intendo fare in questa occasione ripercorrendo brevemente alcuni dei passaggi più interessanti del lungo itinerario ricoeuriano che dall’“impegno ontologico” porta a discutere dell’“essere-per-la-vita” fino ad una possibile conclusione attorno al nesso memoria-anima-felicità. La cultura non è altro che la memoria senza la quale non c'è felicità e non c'è felicità senza “misura di sé”, senza quel sé che nella sua “parziale totalità” è anima. L'“antropologia fondamentale” alla quale Ricoeur dice in ultimo di avere lavorato tutta la vita, in fondo descrive, esplicita e si sforza di comprendere proprio quella misura di giustizia, quella modalità del sé alla vita che è la felicità. L'anima, la cultura dell'anima, diviene – mi chiedo così seguendo Ricoeur – condizione della felicità?
XII Simposio rosminiano Felicità e cultura dell'anima
Happiness soul and culture are the terms, demanding that constitute our general theme of their allowing an in-depth meditation can bind and mutually clarify. In the path that I intend to draw, I will try not to discuss separately happiness and soul together through culture, but a re-reading of Paul Ricoeur from concept so challenging and ambiguous what is happiness. For understanding the thought of Ricoeur seems to me more and more necessary to address the issue of happiness in life is the conviction and rule of life before being element of critical reflection that accompanied him throughout his life. If I recall the last place in the subtitle Ricoeur is not so much to refer to the more mature phase of its reflection, as used to do in terms of academic and scientific normally, but because in our case the last Ricoeur's what the public from Al beyond, appear in fact some posthumous fragments and written records - with all the difficulties of the case dictated by the disease - during the last periods of life on earth, where the partial blindness had weakened its ability to do what he did best: to study, for nothing chipping away at what was able to be for a lifetime: a philosopher. And in those fragments of a broader discourse we find his desire to always confirmed at the hour of the end: "jusqu'à la mort vivant". And in real life and mourning death accompanied by one word: "cheerfulness", and the term is not intended to gaiety and joy but it was the feeling "together with the grace hoped to live there until death", in fact. Happiness and life in Ricoeur. But, I wonder, happiness is to live? I have perhaps too briefly presented the terms in which I intend to talk about my theme, thanks for the invitation because it allowed me to return to this French philosopher very dear to me, whose pages some time not attended with some diligence and now I can recall in a different light from the previous one, the light of this gaiety, lived and thought together, to which Ricoeur devotes more attention and space than perhaps normally you would not believe. Firstly, because the gaiety established and attested latter is assumed to be connected with the happiness and questionata at the beginning of his research, and it is there that summarizes the last Ricoeur ask us to go and read more carefully. This is what I intend to do on this occasion briefly retracing some of the most interesting passages of the long journey from that Ricoeur '"ontological commitment" leads to a discussion of' "being-for-life" to a possible conclusion about the connection memory-soul felicità.La-culture is nothing more than a memory, without which there is no happiness and no happiness without "measure itself," without that saying that in his "part-whole" is anima.L '"fundamental anthropology "to which Ricoeur says finally have worked all my life, basically describes explicit and strives to understand that their measure of justice, that mode of life itself that is the felicità.L 'soul, the culture of the soul becomes - so I wonder, following Ricoeur - condition of happiness?
Felicità; anima; vita; FILOSOFIA DEL DIRITTO
04 Pubblicazione in atti di convegno::04b Atto di convegno in volume
Felicità e cura di sé. Note sull'ultimo Ricoeur / Cananzi, Daniele. - STAMPA. - 4:(2012), pp. 129-147. ((Intervento presentato al convegno XII Simposio rosminiano Felicità e cultura dell'anima tenutosi a Centro internazionale di studi rosminiani, Stresa nel 24-27 agosto 2011.
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