Il saggio, utilizzando anche la scarna storiografia belliana ne passa in rassegna le opere, non tutte ancora esistenti e non tutte realizzate. Viene poi esaminata la notevole e variata attività che l'architetto svolge sui monumenti antichi a cominciare dal 1810. In particolare viene segnalata l'opera svolta in S.Paolo fuori le Mura, il progetto per il prospetto di S. Maria in Aracoeli e in maniera più approfondita, i lavori di completamento delle facciate di S.Andrea delle Fratte e di S.Maria della Consolazione. Dalle proposte per la chiesa capitolina, altalenanti fra soluzioni neoclassiche e palladiane, Belli ribadisce il suo orientamento eclettico nella proposizione degli altri due prospetti ove mette in particolare evidenza la preoccupazione di garantire alla fabbrica la conformità fra le due parti naturalmente in termini di unità stilistica e tentando per quanto possibile di depurare da "eccessi barocchi". L'esame più dettagliato delle opere, permette di avanzare alcuni dubbi sulla paternità di un disegno in cui è stato visto un suo progetto. Circa il suo lessico è stata rilevata l'adozione insistita della cornice a doppio gocciolatoio di ascendenza medioevale (ma impiegata anche da Bramante). Infine è stato possibile osservare una evidente e forse consapevole tendenza alla semplificazione e persino alla schematizzazione delle forme dovuta probabilmente a ragioni pratiche ma forse anche influenzata dall'intervento di R. Stern nell'Arco di Tito. Un carattere questo che, com'è ben noto, costituirà molti decenni più tardi un perno del c.d. "Restauro filologico".

"Restauri" romani di Pasquale Belli

SETTE, Maria Piera
1987

Abstract

Il saggio, utilizzando anche la scarna storiografia belliana ne passa in rassegna le opere, non tutte ancora esistenti e non tutte realizzate. Viene poi esaminata la notevole e variata attività che l'architetto svolge sui monumenti antichi a cominciare dal 1810. In particolare viene segnalata l'opera svolta in S.Paolo fuori le Mura, il progetto per il prospetto di S. Maria in Aracoeli e in maniera più approfondita, i lavori di completamento delle facciate di S.Andrea delle Fratte e di S.Maria della Consolazione. Dalle proposte per la chiesa capitolina, altalenanti fra soluzioni neoclassiche e palladiane, Belli ribadisce il suo orientamento eclettico nella proposizione degli altri due prospetti ove mette in particolare evidenza la preoccupazione di garantire alla fabbrica la conformità fra le due parti naturalmente in termini di unità stilistica e tentando per quanto possibile di depurare da "eccessi barocchi". L'esame più dettagliato delle opere, permette di avanzare alcuni dubbi sulla paternità di un disegno in cui è stato visto un suo progetto. Circa il suo lessico è stata rilevata l'adozione insistita della cornice a doppio gocciolatoio di ascendenza medioevale (ma impiegata anche da Bramante). Infine è stato possibile osservare una evidente e forse consapevole tendenza alla semplificazione e persino alla schematizzazione delle forme dovuta probabilmente a ragioni pratiche ma forse anche influenzata dall'intervento di R. Stern nell'Arco di Tito. Un carattere questo che, com'è ben noto, costituirà molti decenni più tardi un perno del c.d. "Restauro filologico".
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