L’articolo si sofferma sull’uso nella teologia del XII secolo dei concetti di ‘modi significandi’, ‘intelligendi’ ed ‘essendi’ e intende mostrare come questa letteratura, e in particolare quella d’indirizzo porretano collocabile nel III quarto del secolo, sia uno dei luoghi di sviluppo della toeria del ‘modi significandi’. La terminologia si riscontra in particolare nelle riflessioni sulla semantica propria del linguaggio teologico e sull’oggetto della teologia come scienza. Vengono presi in considerazione gli scritti di Gilberto di Poitiers, Teodorico di Chartres, Giovanni di Salisbury; gli anonimi Summa Zwettlensis, Quod Patris et Filii, Invisibilia Dei; Simone di Tournai, Alano di Lilla, Pietro di Poitiers, Prepositino da Cremona, Stefano Langton, Guglielmo d’Auxerre. La triade modi significandi, intelligendi ed essendi sembra apparire nel Metalogicon di Giovanni di Salisbury (1159) e quindi diviene di uso frequente presso i seguaci di Gilberto di Poitiers (Porretani). Inizialmente la triade dei modi appare in stretta connessione con quella aristotelico-boeziana voces-intellectus-res dell’inizio del De interpretatione. Mentre i tre piani sono postulati come tendenzialmente corrispondenti nel’ambito naturale, in teologia, si dice, a causa dell’irraggiungibilità del principio sia per il pensiero che per il linguaggio il parallelismo fra i tre piani è interrotto: “Cum ergo non sit intellegibilis, nec ergo significabilis” (Simone di Tournai); “Modum intelligendi sequitur modus loquendi” (Invisibilia Dei). Nell’ultimo quarto di secolo la terminologia dei modi viene variamente applicata, a prescindere dalle considerazioni sul limite intrinsceo del linguaggio teologico, per risolvere questioni teologiche (Stefano Langton). L’apparire della dimensione psicologica ed epistemologica nel XIII secolo presso i grammatici ‘modisti’ non è dunque una novità totale ma una ripresa, almeno in parte, di temi già presenti nella tradizione, e in particolare nella teologia porretana.

"Cum non sit intelligibilis, nec ergo significabilis". Modi significandi, intelligendi ed essendi nella teologia del XII secolo / Valente, Luisa. - In: DOCUMENTI E STUDI SULLA TRADIZIONE FILOSOFICA MEDIEVALE. - ISSN 1122-5750. - XI:(2000), pp. 133-194.

"Cum non sit intelligibilis, nec ergo significabilis". Modi significandi, intelligendi ed essendi nella teologia del XII secolo.

VALENTE, Luisa
2000

Abstract

L’articolo si sofferma sull’uso nella teologia del XII secolo dei concetti di ‘modi significandi’, ‘intelligendi’ ed ‘essendi’ e intende mostrare come questa letteratura, e in particolare quella d’indirizzo porretano collocabile nel III quarto del secolo, sia uno dei luoghi di sviluppo della toeria del ‘modi significandi’. La terminologia si riscontra in particolare nelle riflessioni sulla semantica propria del linguaggio teologico e sull’oggetto della teologia come scienza. Vengono presi in considerazione gli scritti di Gilberto di Poitiers, Teodorico di Chartres, Giovanni di Salisbury; gli anonimi Summa Zwettlensis, Quod Patris et Filii, Invisibilia Dei; Simone di Tournai, Alano di Lilla, Pietro di Poitiers, Prepositino da Cremona, Stefano Langton, Guglielmo d’Auxerre. La triade modi significandi, intelligendi ed essendi sembra apparire nel Metalogicon di Giovanni di Salisbury (1159) e quindi diviene di uso frequente presso i seguaci di Gilberto di Poitiers (Porretani). Inizialmente la triade dei modi appare in stretta connessione con quella aristotelico-boeziana voces-intellectus-res dell’inizio del De interpretatione. Mentre i tre piani sono postulati come tendenzialmente corrispondenti nel’ambito naturale, in teologia, si dice, a causa dell’irraggiungibilità del principio sia per il pensiero che per il linguaggio il parallelismo fra i tre piani è interrotto: “Cum ergo non sit intellegibilis, nec ergo significabilis” (Simone di Tournai); “Modum intelligendi sequitur modus loquendi” (Invisibilia Dei). Nell’ultimo quarto di secolo la terminologia dei modi viene variamente applicata, a prescindere dalle considerazioni sul limite intrinsceo del linguaggio teologico, per risolvere questioni teologiche (Stefano Langton). L’apparire della dimensione psicologica ed epistemologica nel XIII secolo presso i grammatici ‘modisti’ non è dunque una novità totale ma una ripresa, almeno in parte, di temi già presenti nella tradizione, e in particolare nella teologia porretana.
Modi significandi; intelligendi; essendi; Modismo; Teologia del XII secolo; Scuola Porretana; Modists; 12th Century theology; Porretan School
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
"Cum non sit intelligibilis, nec ergo significabilis". Modi significandi, intelligendi ed essendi nella teologia del XII secolo / Valente, Luisa. - In: DOCUMENTI E STUDI SULLA TRADIZIONE FILOSOFICA MEDIEVALE. - ISSN 1122-5750. - XI:(2000), pp. 133-194.
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