Tradizionalmente la piccola e media impresa italiana (PMI) denuncia una preoccupazione sostanziale, ovvero la necessità di assicurarsi le risorse finanziarie necessarie per lo svolgimento dell’attività economica e per il suo ampliamento. Le caratteristiche economiche che la contraddistinguono, unitamente ad una forza contrattuale minore di quella di una grande impresa e la non disponibilità di rilevanti proprietà da utilizzare per la costituzione d’idonee garanzie, hanno reso in passato, fortemente critico il rapporto con le banche, delineando le difficoltà per la copertura del fabbisogno finanziario. Il rapporto è stato costantemente oggetto dell’attenzione degli studiosi e degli operatori del settore anche se, di fatto, per molto tempo non sono stati apportati rilevanti contributi al miglioramento della relazione. Come risultato si è registrata una scarsa attitudine delle PMI a fornire alle banche materiale informativo completo e la diffusione della pratica del multiaffidamento. Si assiste oggi ad un’evidente presa di coscienza delle criticità connesse al rapporto esistente tra banche e PMI. Questo non può essere più trattato in modo generalizzato, com’è stato fatto sostanzialmente in passato, poiché entrambe le realtà esibiscono caratteristiche variegate e singolari. In particolare, stante la natura delle problematiche finanziarie delle PMI, la concessione del credito ricopre sempre un ruolo vitale e preponderante per tale comparto. D’altra parte, si comprende come questo segmento, assumendo rilevanza nei portafogli commerciali della banca, è stato ed è oggetto dell’attenzione tanto delle autorità di vigilanza che delle stesse banche. Alla luce della nuova disciplina sul capitale di vigilanza, il Comitato di Basilea ancora il calcolo del capitale al profilo di rischio , a seconda del segmento, e favorisce la riorganizzazione del processo di gestione del credito all’interno della banca. Il presente lavoro si concentra sul cambiamento del rapporto tra banca & PMI alla luce delle indicazioni del Comitato di Basilea relativamente al nuovo accordo sui requisiti patrimoniali, focalizzando l’attenzione sugli effetti derivanti dall’adozione dei modelli basati sui rating interni.

Rating interni & PMI: scelta obbligata o opportunità? / Mango, Fabiomassimo. - In: SI.NA.DI.. - ISSN 1828-7239. - STAMPA. - 109/110(2004), pp. 27-30.

Rating interni & PMI: scelta obbligata o opportunità?

MANGO, Fabiomassimo
2004

Abstract

Tradizionalmente la piccola e media impresa italiana (PMI) denuncia una preoccupazione sostanziale, ovvero la necessità di assicurarsi le risorse finanziarie necessarie per lo svolgimento dell’attività economica e per il suo ampliamento. Le caratteristiche economiche che la contraddistinguono, unitamente ad una forza contrattuale minore di quella di una grande impresa e la non disponibilità di rilevanti proprietà da utilizzare per la costituzione d’idonee garanzie, hanno reso in passato, fortemente critico il rapporto con le banche, delineando le difficoltà per la copertura del fabbisogno finanziario. Il rapporto è stato costantemente oggetto dell’attenzione degli studiosi e degli operatori del settore anche se, di fatto, per molto tempo non sono stati apportati rilevanti contributi al miglioramento della relazione. Come risultato si è registrata una scarsa attitudine delle PMI a fornire alle banche materiale informativo completo e la diffusione della pratica del multiaffidamento. Si assiste oggi ad un’evidente presa di coscienza delle criticità connesse al rapporto esistente tra banche e PMI. Questo non può essere più trattato in modo generalizzato, com’è stato fatto sostanzialmente in passato, poiché entrambe le realtà esibiscono caratteristiche variegate e singolari. In particolare, stante la natura delle problematiche finanziarie delle PMI, la concessione del credito ricopre sempre un ruolo vitale e preponderante per tale comparto. D’altra parte, si comprende come questo segmento, assumendo rilevanza nei portafogli commerciali della banca, è stato ed è oggetto dell’attenzione tanto delle autorità di vigilanza che delle stesse banche. Alla luce della nuova disciplina sul capitale di vigilanza, il Comitato di Basilea ancora il calcolo del capitale al profilo di rischio , a seconda del segmento, e favorisce la riorganizzazione del processo di gestione del credito all’interno della banca. Il presente lavoro si concentra sul cambiamento del rapporto tra banca & PMI alla luce delle indicazioni del Comitato di Basilea relativamente al nuovo accordo sui requisiti patrimoniali, focalizzando l’attenzione sugli effetti derivanti dall’adozione dei modelli basati sui rating interni.
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