Con Gruppo di Studio S.I.D.Il diabete mellito rappresenta, oggi, la principale causa d’insufficienza renale cronica terminale (End-Stage Renal Disease, ESRD). Questo per i seguenti motivi: i) la prevalenza del diabete, in particolare la prevalenza del diabete tipo 2, è in continuo aumento; ii) i pazienti diabetici, anche nefropatici, hanno una più lunga aspettativa di vita rispetto lal passato; iii) i pazienti diabetici con insufficienza renale sono oggi più facilmente accettati nei programmi terapeutici per l’ESRD, programmi dai quali, in passato, erano generalmente esclusi. Negli Stati Uniti circa il 50%, dei pazienti inserirti in programmi di terapia renale sostitutiva è affetta da diabete, la grande maggioranza da diabete di tipo 2 (US Renal Data System, 2002). In Europa questa percentuale è significativamente inferiore. Nel nostro paese, infatti, secondo il Registro della Società Italiana di Nefrologia, il 17.4% dei paziente in ESRD (dati del 2000) sono affetti da diabete, con lievi differenze tra le varie regioni. E’ da sottolineare però come l’incidenza di ESRD dovuta al diabete sia in progressivo e costante aumento e questo ne fa supporre, conseguenzialmente, un prossimo aumento anche della prevalenza. L’incidenza della nefropatia è simile nel diabete tipo 1 e nel tipo 2. Infatti, circa il 30% dei pazienti con diabete tipo 1 o con diabete tipo 2 sviluppa la nefropatia. Non sorprende quindi che, a causa della maggiore prevalenza del diabete di tipo 2, oltre l’80% dei pazienti diabetici che frequentano i centri di dialisi sia rappresentato da soggetti con diabete di tipo 2. Simile è anche, nelle due forme di diabete, la velocità di progressione verso l’ESRD (4-10 ml/min per anno) anche se con notevoli differenze interindividuali. E’ opportuno ricordare che una percentuale significativa, variabile dal 10 al 50%, in particolare di pazienti con diabete di tipo 2 può presentare una compromissione renale di origine non diabetica. La nefropatia diabetica si associa ad una netta riduzione della aspettativa di vita dovuta in gran parte ad un eccesso di rischio cardiovascolare che caratterizza i pazienti nefropatici. La sopravvivenza è infatti superiore a 5 anni soltanto nel 20-40% dei casi e nel diabete tipo 2 é peggiore di quella dei diabetici di tipo 1. Le motivazioni di questo eccesso di mortalità cardiovascolare sono ancora oggi non del tutto note.

Linee guida per lo screening, il monitoraggio, la prevenzione e il trattamento della nefropatia diabetica. / Morano, Susanna. - In: IL DIABETE. - ISSN 0394-901X. - 18(2006), pp. 30-52.

Linee guida per lo screening, il monitoraggio, la prevenzione e il trattamento della nefropatia diabetica.

MORANO, Susanna
2006

Abstract

Con Gruppo di Studio S.I.D.Il diabete mellito rappresenta, oggi, la principale causa d’insufficienza renale cronica terminale (End-Stage Renal Disease, ESRD). Questo per i seguenti motivi: i) la prevalenza del diabete, in particolare la prevalenza del diabete tipo 2, è in continuo aumento; ii) i pazienti diabetici, anche nefropatici, hanno una più lunga aspettativa di vita rispetto lal passato; iii) i pazienti diabetici con insufficienza renale sono oggi più facilmente accettati nei programmi terapeutici per l’ESRD, programmi dai quali, in passato, erano generalmente esclusi. Negli Stati Uniti circa il 50%, dei pazienti inserirti in programmi di terapia renale sostitutiva è affetta da diabete, la grande maggioranza da diabete di tipo 2 (US Renal Data System, 2002). In Europa questa percentuale è significativamente inferiore. Nel nostro paese, infatti, secondo il Registro della Società Italiana di Nefrologia, il 17.4% dei paziente in ESRD (dati del 2000) sono affetti da diabete, con lievi differenze tra le varie regioni. E’ da sottolineare però come l’incidenza di ESRD dovuta al diabete sia in progressivo e costante aumento e questo ne fa supporre, conseguenzialmente, un prossimo aumento anche della prevalenza. L’incidenza della nefropatia è simile nel diabete tipo 1 e nel tipo 2. Infatti, circa il 30% dei pazienti con diabete tipo 1 o con diabete tipo 2 sviluppa la nefropatia. Non sorprende quindi che, a causa della maggiore prevalenza del diabete di tipo 2, oltre l’80% dei pazienti diabetici che frequentano i centri di dialisi sia rappresentato da soggetti con diabete di tipo 2. Simile è anche, nelle due forme di diabete, la velocità di progressione verso l’ESRD (4-10 ml/min per anno) anche se con notevoli differenze interindividuali. E’ opportuno ricordare che una percentuale significativa, variabile dal 10 al 50%, in particolare di pazienti con diabete di tipo 2 può presentare una compromissione renale di origine non diabetica. La nefropatia diabetica si associa ad una netta riduzione della aspettativa di vita dovuta in gran parte ad un eccesso di rischio cardiovascolare che caratterizza i pazienti nefropatici. La sopravvivenza è infatti superiore a 5 anni soltanto nel 20-40% dei casi e nel diabete tipo 2 é peggiore di quella dei diabetici di tipo 1. Le motivazioni di questo eccesso di mortalità cardiovascolare sono ancora oggi non del tutto note.
File allegati a questo prodotto
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11573/180552
 Attenzione

Attenzione! I dati visualizzati non sono stati sottoposti a validazione da parte dell'ateneo

Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact