Il numero 126 de L’Architecture d’aujourd’hui del 1966, curato da Charlotte Perriand e dedicato alle costruzioni in montagna, è emblematico: rivela l’inizio di un punto di svolta nel fenomeno del turismo ad alta quota. Tra il 1960 e il 1970 l’“industria dell’oro bianco” (Mouriquand, 1988) raggiunge il suo apice, legando la crescita esponenziale del turismo di massa allo sviluppo delle cosiddette “stazioni integrate” (De Rossi, 2016): insediamenti complessi che organizzano unitariamente l’esperienza del soggiorno attraverso l’integrazione di strutture alberghiere, residenze turistiche e servizi collettivi. Sebbene questi eventi abbiano interessato soprattutto il versante francese, quello italiano non è stato da meno. Compaiono nella rivista alcuni casi italiani, tra cui il grande complesso Giomein presso Cervinia (1965-1972). A questo si aggiungeranno poi altre strutture ricettive, tra cui Cieloalto (1978) e il Grande Gorraz a Pila (1971-1980). Sono, queste, testimonianze di un vero e proprio “tipo architettonico” dedicato ai soggiorni in montagna, strettamente legato a un cambiamento culturale ed economico della società del dopoguerra, che vede tra i sui riferimenti principali l’Unité d’habitation. Il contribuito vuole indagare questi tre casi e insieme riflettere sulla contemporaneità: oggi che il turismo di massa è in evoluzione e, soprattutto, l’industria dell’oro bianco risente della crisi climatica ed economica globale, che cosa succede a queste architetture così strettamente legate ad un preciso modo di vivere la vacanza?
Più che alberghi. Le stazioni integrate come modelli all-inclusive nei soggiorni di alta quota, tra permanenza e innovazione / Rotondi, C.. - In: IL GIORNALE DELL'ARCHITETTURA. - ISSN 2284-1369. - 40/2026:(2026), pp. 40-44.
Più che alberghi. Le stazioni integrate come modelli all-inclusive nei soggiorni di alta quota, tra permanenza e innovazione
Chiara Rotondi
2026
Abstract
Il numero 126 de L’Architecture d’aujourd’hui del 1966, curato da Charlotte Perriand e dedicato alle costruzioni in montagna, è emblematico: rivela l’inizio di un punto di svolta nel fenomeno del turismo ad alta quota. Tra il 1960 e il 1970 l’“industria dell’oro bianco” (Mouriquand, 1988) raggiunge il suo apice, legando la crescita esponenziale del turismo di massa allo sviluppo delle cosiddette “stazioni integrate” (De Rossi, 2016): insediamenti complessi che organizzano unitariamente l’esperienza del soggiorno attraverso l’integrazione di strutture alberghiere, residenze turistiche e servizi collettivi. Sebbene questi eventi abbiano interessato soprattutto il versante francese, quello italiano non è stato da meno. Compaiono nella rivista alcuni casi italiani, tra cui il grande complesso Giomein presso Cervinia (1965-1972). A questo si aggiungeranno poi altre strutture ricettive, tra cui Cieloalto (1978) e il Grande Gorraz a Pila (1971-1980). Sono, queste, testimonianze di un vero e proprio “tipo architettonico” dedicato ai soggiorni in montagna, strettamente legato a un cambiamento culturale ed economico della società del dopoguerra, che vede tra i sui riferimenti principali l’Unité d’habitation. Il contribuito vuole indagare questi tre casi e insieme riflettere sulla contemporaneità: oggi che il turismo di massa è in evoluzione e, soprattutto, l’industria dell’oro bianco risente della crisi climatica ed economica globale, che cosa succede a queste architetture così strettamente legate ad un preciso modo di vivere la vacanza?I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


