Background. Il diabete mellito gestazionale (GDM) rappresenta una delle più frequenti complicanze della gravidanza ed è associato a un aumentato rischio di esiti avversi materni e neonatali. L'identificazione precoce delle donne a rischio costituisce un obiettivo prioritario della medicina materno-fetale, poiché l'attuale diagnosi mediante test da carico orale di glucosio viene generalmente posta tra la 24ª e la 28ª settimana di gestazione, quando le alterazioni metaboliche sono già instaurate. La Pregnancy-Associated Plasma Protein-A (PAPP-A), biomarcatore dello screening combinato del primo trimestre, è coinvolta nella regolazione dell'asse PAPP-A–IGF–IGFBP-4 e nello sviluppo placentare, configurandosi come un potenziale indicatore precoce del rischio di GDM. Obiettivo. Valutare l'associazione tra i livelli di PAPP-A nel primo trimestre e lo sviluppo successivo di diabete mellito gestazionale, analizzandone la capacità predittiva sia come biomarcatore isolato sia nell'ambito di modelli multifattoriali comprendenti caratteristiche materne e parametri metabolici precoci. Materiali e metodi. È stato condotto uno studio osservazionale prospettico comprendente 279 gravidanze singole seguite presso il Centro di Diagnosi Prenatale del Dipartimento Materno-Infantile e Scienze Urologiche del Policlinico Umberto I di Roma nel periodo compreso tra il 1° dicembre 2023 e il 1° marzo 2026. Sono stati raccolti dati demografici, anamnestici, antropometrici, biochimici ed ecografici del primo trimestre, inclusi i valori di PAPP-A espressi in Multiples of the Median (MoM). La diagnosi di GDM è stata formulata secondo i criteri IADPSG mediante test da carico orale con 75 g di glucosio a 24-28 settimane di gestazione. Sono state eseguite analisi univariate e multivariate, modelli di regressione logistica e analisi ROC. Le prestazioni dei modelli sono state valutate mediante l'area sotto la curva ROC (AUC) e validate internamente mediante bootstrap. Risultati. Nel presente studio le pazienti che sviluppano GDM presentano già nel primo trimestre un profilo clinico e metabolico differente rispetto ai controlli, caratterizzato da un BMI pregravidico più elevato, valori di glicemia a digiuno significativamente maggiori e una diversa distribuzione dell'origine etnica. Sebbene i livelli di PAPP-A risultino inferiori nelle gravidanze complicate da GDM, il biomarcatore, considerato isolatamente, mostra una limitata capacità discriminativa (AUC 0,561) e non si conferma un predittore indipendente all'analisi multivariata (OR 0,92; IC95% 0,54–1,47; p=0,743). Al contrario, il BMI pregravidico (OR 1,13; IC95% 1,06–1,22; p=0,001), l'origine etnica non caucasica (OR 7,10; IC95% 3,24–16,36; p<0,001) e la glicemia a digiuno del primo trimestre (OR 1,12; IC95% 1,08–1,17; p<0,001) si confermano i principali predittori indipendenti del GDM. L'integrazione dei fattori di rischio materni con i parametri clinici, metabolici e biochimici del primo trimestre ha consentito di sviluppare un modello predittivo multifattoriale con un'AUC di 0,891, confermata dalla validazione interna mediante bootstrap (AUC media 0,898). Il miglioramento della capacità discriminativa è risultato principalmente attribuibile alla glicemia a digiuno del primo trimestre, mentre la PAPP-A non ha fornito un contributo predittivo indipendente significativo. Il modello mostra prestazioni ancora superiori nella predizione delle forme di GDM che richiedono trattamento farmacologico (GDMA2), con un'AUC pari a 0,927. Dal punto di vista degli outcome ostetrici, le gravidanze complicate da GDM sono associate a un parto a un'epoca gestazionale significativamente più precoce (37,81 vs 38,53 settimane; p=0,008) e a un percentile di peso neonatale significativamente più elevato (p=0,049), senza differenze significative nella modalità del parto né negli indicatori di benessere neonatale. Conclusioni. La PAPP-A, pur mostrando livelli inferiori nelle gravidanze successivamente complicate da diabete mellito gestazionale, non rappresenta un predittore indipendente né un biomarcatore sufficientemente accurato quando utilizzato isolatamente e non determina un miglioramento significativo della capacità predittiva quando aggiunta ai soli fattori di rischio materni. Al contrario, l'integrazione dei fattori di rischio materni con parametri clinici e metabolici del primo trimestre, in particolare con la glicemia a digiuno, consente di ottenere una migliore stratificazione precoce del rischio di GDM. I risultati ottenuti supportano pertanto l'impiego di approcci multifattoriali per la predizione precoce del GDM e forniscono un razionale per future validazioni prospettiche multicentriche finalizzate alla loro applicazione nella pratica clinica.
Predizione precoce del diabete mellito gestazionale nel primo trimestre di gravidanza: ruolo della Pregnancy-Associated Plasma Protein A e sviluppo di un modello multifattoriale / Vasta, A.. - (2026 Sep 21).
Predizione precoce del diabete mellito gestazionale nel primo trimestre di gravidanza: ruolo della Pregnancy-Associated Plasma Protein A e sviluppo di un modello multifattoriale
VASTA, ADELE
21/09/2026
Abstract
Background. Il diabete mellito gestazionale (GDM) rappresenta una delle più frequenti complicanze della gravidanza ed è associato a un aumentato rischio di esiti avversi materni e neonatali. L'identificazione precoce delle donne a rischio costituisce un obiettivo prioritario della medicina materno-fetale, poiché l'attuale diagnosi mediante test da carico orale di glucosio viene generalmente posta tra la 24ª e la 28ª settimana di gestazione, quando le alterazioni metaboliche sono già instaurate. La Pregnancy-Associated Plasma Protein-A (PAPP-A), biomarcatore dello screening combinato del primo trimestre, è coinvolta nella regolazione dell'asse PAPP-A–IGF–IGFBP-4 e nello sviluppo placentare, configurandosi come un potenziale indicatore precoce del rischio di GDM. Obiettivo. Valutare l'associazione tra i livelli di PAPP-A nel primo trimestre e lo sviluppo successivo di diabete mellito gestazionale, analizzandone la capacità predittiva sia come biomarcatore isolato sia nell'ambito di modelli multifattoriali comprendenti caratteristiche materne e parametri metabolici precoci. Materiali e metodi. È stato condotto uno studio osservazionale prospettico comprendente 279 gravidanze singole seguite presso il Centro di Diagnosi Prenatale del Dipartimento Materno-Infantile e Scienze Urologiche del Policlinico Umberto I di Roma nel periodo compreso tra il 1° dicembre 2023 e il 1° marzo 2026. Sono stati raccolti dati demografici, anamnestici, antropometrici, biochimici ed ecografici del primo trimestre, inclusi i valori di PAPP-A espressi in Multiples of the Median (MoM). La diagnosi di GDM è stata formulata secondo i criteri IADPSG mediante test da carico orale con 75 g di glucosio a 24-28 settimane di gestazione. Sono state eseguite analisi univariate e multivariate, modelli di regressione logistica e analisi ROC. Le prestazioni dei modelli sono state valutate mediante l'area sotto la curva ROC (AUC) e validate internamente mediante bootstrap. Risultati. Nel presente studio le pazienti che sviluppano GDM presentano già nel primo trimestre un profilo clinico e metabolico differente rispetto ai controlli, caratterizzato da un BMI pregravidico più elevato, valori di glicemia a digiuno significativamente maggiori e una diversa distribuzione dell'origine etnica. Sebbene i livelli di PAPP-A risultino inferiori nelle gravidanze complicate da GDM, il biomarcatore, considerato isolatamente, mostra una limitata capacità discriminativa (AUC 0,561) e non si conferma un predittore indipendente all'analisi multivariata (OR 0,92; IC95% 0,54–1,47; p=0,743). Al contrario, il BMI pregravidico (OR 1,13; IC95% 1,06–1,22; p=0,001), l'origine etnica non caucasica (OR 7,10; IC95% 3,24–16,36; p<0,001) e la glicemia a digiuno del primo trimestre (OR 1,12; IC95% 1,08–1,17; p<0,001) si confermano i principali predittori indipendenti del GDM. L'integrazione dei fattori di rischio materni con i parametri clinici, metabolici e biochimici del primo trimestre ha consentito di sviluppare un modello predittivo multifattoriale con un'AUC di 0,891, confermata dalla validazione interna mediante bootstrap (AUC media 0,898). Il miglioramento della capacità discriminativa è risultato principalmente attribuibile alla glicemia a digiuno del primo trimestre, mentre la PAPP-A non ha fornito un contributo predittivo indipendente significativo. Il modello mostra prestazioni ancora superiori nella predizione delle forme di GDM che richiedono trattamento farmacologico (GDMA2), con un'AUC pari a 0,927. Dal punto di vista degli outcome ostetrici, le gravidanze complicate da GDM sono associate a un parto a un'epoca gestazionale significativamente più precoce (37,81 vs 38,53 settimane; p=0,008) e a un percentile di peso neonatale significativamente più elevato (p=0,049), senza differenze significative nella modalità del parto né negli indicatori di benessere neonatale. Conclusioni. La PAPP-A, pur mostrando livelli inferiori nelle gravidanze successivamente complicate da diabete mellito gestazionale, non rappresenta un predittore indipendente né un biomarcatore sufficientemente accurato quando utilizzato isolatamente e non determina un miglioramento significativo della capacità predittiva quando aggiunta ai soli fattori di rischio materni. Al contrario, l'integrazione dei fattori di rischio materni con parametri clinici e metabolici del primo trimestre, in particolare con la glicemia a digiuno, consente di ottenere una migliore stratificazione precoce del rischio di GDM. I risultati ottenuti supportano pertanto l'impiego di approcci multifattoriali per la predizione precoce del GDM e forniscono un razionale per future validazioni prospettiche multicentriche finalizzate alla loro applicazione nella pratica clinica.| File | Dimensione | Formato | |
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