Il progressivo consolidamento dell’autonomia strategica europea nel settore della sicurezza e della difesa si sviluppa sempre più attraverso il ricorso alle politiche materiali disciplinate dal TFUE, oltre i tradizionali confini della PSDC. L’articolo analizza tale processo alla luce del principio d’attribuzione e della persistente separazione tra il metodo sovranazionale del TFUE e quello intergovernativo della PESC/PSDC, soffermandosi sugli artt. 114, 122 e 207 TFUE. L’analisi mostra come le esigenze di sicurezza e difesa possano assumere, nell’esercizio di competenze aventi presupposti e finalità differenti, il ruolo di obiettivi ancillari, limiti, condizioni di esercizio o circostanze di contesto, determinando una significativa riallocazione funzionale di poteri e obiettivi senza formale alterazione del riparto delle competenze. In tale dinamica, la Corte di giustizia svolge un ruolo cautamente propulsivo, cercando di conciliare le nuove esigenze con il rispetto del principio d’attribuzione. Il ricorso alle basi giuridiche del TFUE incontra tuttavia un limite quando il nesso funzionale o materiale con la competenza esercitata venga meno e la sicurezza e la difesa divengano l’oggetto autonomo e sostanziale dell’intervento. L’autonomia strategica rivela così un paradosso costituzionale: il tentativo di superare la frammentazione dell’ordinamento dell’Unione rischia di sottoporne a crescente pressione i confini e gli equilibri istituzionali.
Oltre la PSDC? L’autonomia strategica europea tra politiche materiali e vincoli costituzionali / Bartoloni, M.E.. - In: RASSEGNA DI DIRITTO PUBBLICO EUROPEO. - ISSN 1722-7119. - (2026).
Oltre la PSDC? L’autonomia strategica europea tra politiche materiali e vincoli costituzionali
M. E. Bartoloni
2026
Abstract
Il progressivo consolidamento dell’autonomia strategica europea nel settore della sicurezza e della difesa si sviluppa sempre più attraverso il ricorso alle politiche materiali disciplinate dal TFUE, oltre i tradizionali confini della PSDC. L’articolo analizza tale processo alla luce del principio d’attribuzione e della persistente separazione tra il metodo sovranazionale del TFUE e quello intergovernativo della PESC/PSDC, soffermandosi sugli artt. 114, 122 e 207 TFUE. L’analisi mostra come le esigenze di sicurezza e difesa possano assumere, nell’esercizio di competenze aventi presupposti e finalità differenti, il ruolo di obiettivi ancillari, limiti, condizioni di esercizio o circostanze di contesto, determinando una significativa riallocazione funzionale di poteri e obiettivi senza formale alterazione del riparto delle competenze. In tale dinamica, la Corte di giustizia svolge un ruolo cautamente propulsivo, cercando di conciliare le nuove esigenze con il rispetto del principio d’attribuzione. Il ricorso alle basi giuridiche del TFUE incontra tuttavia un limite quando il nesso funzionale o materiale con la competenza esercitata venga meno e la sicurezza e la difesa divengano l’oggetto autonomo e sostanziale dell’intervento. L’autonomia strategica rivela così un paradosso costituzionale: il tentativo di superare la frammentazione dell’ordinamento dell’Unione rischia di sottoporne a crescente pressione i confini e gli equilibri istituzionali.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


