Il contributo analizza la rappresentazione delle terre interne nelle carte portolaniche medievali, concentrandosi sulla marcata asimmetria tra la precisione della resa della costa e la variabilità — fino all’assenza — dell’entroterra. Attraverso l’esame comparativo di sedici carte datate tra l’ultimo quarto del XIII e la prima metà del XV secolo, appartenenti alle principali tradizioni cartografiche del periodo — italiana (genovese, veneziana, anconetana) e maiorchina-catalana — lo studio indaga le logiche selettive che regolano cosa viene rappresentato e cosa viene omesso. L’analisi, basata sull’osservazione delle fonti cartografiche per l’analisi degli apparati iconografici, mostra come l’entroterra non costituisca uno spazio cartograficamente ‘incompleto’, ma uno spazio differenziato funzionalmente. In alcune delle carte portolaniche l’interno è deliberatamente escluso, mentre in altri casi assume funzioni simboliche, segnaletiche o narrative, fino a configurarsi come spazio enciclopedico nell’Atlante Catalano. Il confronto evidenzia l’assenza di un’evoluzione lineare nella rappresentazione dell’entroterra e la coesistenza di modelli differenti nello stesso arco cronologico. Il saggio propone quindi di interpretare i portolani come strumenti di ‘geografia selettiva’, nei quali coesistono una geografia operativa, applicata alla costa, e una geografia simbolica o narrativa, riservata all’entroterra quando la funzione della carta lo richiede.
Geografie selettive. Visibile e invisibile nelle carte portolaniche medievali / Ippoliti, E., Tomasella, N., Tagliaferri, M.. - (2026), pp. 789-816. (Il Disegno Furioso. 47° Convegno Internazionale dei Docenti delle Discipline della Rappresentazione Ferrara ).
Geografie selettive. Visibile e invisibile nelle carte portolaniche medievali
Elena Ippoliti;Noemi Tomasella;Martina Tagliaferri
2026
Abstract
Il contributo analizza la rappresentazione delle terre interne nelle carte portolaniche medievali, concentrandosi sulla marcata asimmetria tra la precisione della resa della costa e la variabilità — fino all’assenza — dell’entroterra. Attraverso l’esame comparativo di sedici carte datate tra l’ultimo quarto del XIII e la prima metà del XV secolo, appartenenti alle principali tradizioni cartografiche del periodo — italiana (genovese, veneziana, anconetana) e maiorchina-catalana — lo studio indaga le logiche selettive che regolano cosa viene rappresentato e cosa viene omesso. L’analisi, basata sull’osservazione delle fonti cartografiche per l’analisi degli apparati iconografici, mostra come l’entroterra non costituisca uno spazio cartograficamente ‘incompleto’, ma uno spazio differenziato funzionalmente. In alcune delle carte portolaniche l’interno è deliberatamente escluso, mentre in altri casi assume funzioni simboliche, segnaletiche o narrative, fino a configurarsi come spazio enciclopedico nell’Atlante Catalano. Il confronto evidenzia l’assenza di un’evoluzione lineare nella rappresentazione dell’entroterra e la coesistenza di modelli differenti nello stesso arco cronologico. Il saggio propone quindi di interpretare i portolani come strumenti di ‘geografia selettiva’, nei quali coesistono una geografia operativa, applicata alla costa, e una geografia simbolica o narrativa, riservata all’entroterra quando la funzione della carta lo richiede.| File | Dimensione | Formato | |
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