In Italia, le scuole elementari pubbliche hanno storicamente rappresentato presidi civici e luoghi di socializzazione interclassista. L’intreccio di esperienze, culture e relazioni riflette l'eterogeneità del loro contesto, costituendo spazi ibridi dove convergono istanze educative, sociali e comunitarie (Ciaffi et al., 2022). La crescente complessità sociale rende sempre più evidente l'inadeguatezza dei modelli di welfare tradizionali (Saraceno, 2022). I servizi pubblici rimangono ancorati a logiche industriali standardizzate, centralizzate e statiche, mentre la società è profondamente mutata: le reti di supporto comunitario sono frammentate e gli spazi pubblici di relazione non commerciali drasticamente ridotti. Questa trasformazione incide sulle nuove generazioni, sempre più connesse digitalmente ma anche più isolate e diseguali, e mette sotto pressione la scuola, chiamata non solo a educare ma a farsi luogo di cura, inclusione e costruzione di relazioni significative (Galindo et al., 2017). Diventa necessario interrogarsi su come il sistema scolastico possa mantenere il proprio ruolo di presidio collettivo, innovando la relazione con il contesto sociale, culturale ed educativo. Questo articolo esplora la progettazione scolastica come sistema spazio-temporale di servizi e relazioni (Dovey & Fisher, 2014), evidenziando il contributo del Service Design al suo sviluppo. Più che proporre modelli risolutivi, si argomenta la pertinenza di tali approcci nel contribuire a una scuola intesa come organismo civico dinamico, capace di rispondere a bisogni in evoluzione e a rafforzare le comunità che la abitano. L'articolo si svolge in tre punti: un quadro teorico sulla scuola come infrastruttura collaborativa di cura, illustrato attraverso il caso Ostia e le sue reti educanti territoriali; l'introduzione del Service Design e dell'approccio S+S come strumenti per pensare insieme servizi e spazi; il caso Biassono come applicazione del framework proposto. Si conclude con una riflessione critica sui risultati e sulle direzioni future della ricerca.
Immaginare la scuola come servizio pubblico collaborativo / Coutsoucos, A.. - (2026). (SO|STA Lo Spazio dello Stare Matera, Italy ).
Immaginare la scuola come servizio pubblico collaborativo
Alexandra Coutsoucos
2026
Abstract
In Italia, le scuole elementari pubbliche hanno storicamente rappresentato presidi civici e luoghi di socializzazione interclassista. L’intreccio di esperienze, culture e relazioni riflette l'eterogeneità del loro contesto, costituendo spazi ibridi dove convergono istanze educative, sociali e comunitarie (Ciaffi et al., 2022). La crescente complessità sociale rende sempre più evidente l'inadeguatezza dei modelli di welfare tradizionali (Saraceno, 2022). I servizi pubblici rimangono ancorati a logiche industriali standardizzate, centralizzate e statiche, mentre la società è profondamente mutata: le reti di supporto comunitario sono frammentate e gli spazi pubblici di relazione non commerciali drasticamente ridotti. Questa trasformazione incide sulle nuove generazioni, sempre più connesse digitalmente ma anche più isolate e diseguali, e mette sotto pressione la scuola, chiamata non solo a educare ma a farsi luogo di cura, inclusione e costruzione di relazioni significative (Galindo et al., 2017). Diventa necessario interrogarsi su come il sistema scolastico possa mantenere il proprio ruolo di presidio collettivo, innovando la relazione con il contesto sociale, culturale ed educativo. Questo articolo esplora la progettazione scolastica come sistema spazio-temporale di servizi e relazioni (Dovey & Fisher, 2014), evidenziando il contributo del Service Design al suo sviluppo. Più che proporre modelli risolutivi, si argomenta la pertinenza di tali approcci nel contribuire a una scuola intesa come organismo civico dinamico, capace di rispondere a bisogni in evoluzione e a rafforzare le comunità che la abitano. L'articolo si svolge in tre punti: un quadro teorico sulla scuola come infrastruttura collaborativa di cura, illustrato attraverso il caso Ostia e le sue reti educanti territoriali; l'introduzione del Service Design e dell'approccio S+S come strumenti per pensare insieme servizi e spazi; il caso Biassono come applicazione del framework proposto. Si conclude con una riflessione critica sui risultati e sulle direzioni future della ricerca.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


