La percezione attraverso i sensi non costituisce un accesso immediato e trasparente al reale, ma si configura come un processo costruttivo complesso ed elaborato, fondato su mediazioni sensoriali, cognitive e culturali. In determinate condizioni, questa costruzione diviene manifesta attraverso esperienze di alterazione percettiva quali la depersonalizzazione e la derealizzazione, nelle quali il soggetto mantiene intatta la capacità di giudizio ma sperimenta il mondo come distante o come se fosse frutto di un artificio complessivo o di una rappresentazione. Nella nota che segue – a scopo esplorativo e senza alcuna diretta finalità applicativa, sperando di contribuire alla costruzione di una puntuale bibliografia sul tema – si prende in considerazione l’ambigua natura della percezione mettendo in relazione questi stati alterati con pratiche artistiche e architettoniche contemporanee che operano consapevolmente una presa di distanza dal reale attraverso strategie di sintesi formale, riduzione della risoluzione, alterazioni cromatiche, simulazione e slittamenti di scala. In questo quadro teorico, si può parlare di “disegno furioso” riferendosi ad una pratica critica capace di rendere visibile il funzionamento stesso della percezione, trasformando la derealizzazione da risposta difensiva involontaria in dispositivo consapevole di conoscenza e di resistenza percettiva.
La distanza necessaria. Derealizzazione come dispositivo critico / Dotto, E., Quici, F.. - (2026), pp. 231-242. (IL DISEGNO FURIOSO. 47° CONVEGNO INTERNAZIONALE DEI DOCENTI DELLE DISCIPLINE DELLA RAPPRESENTAZIONE CONGRESSO DELLA UNIONE ITALIANA PER IL DISEGNO ATTI 2026 Ferrara ).
La distanza necessaria. Derealizzazione come dispositivo critico
Quici, Fabio
Co-primo
2026
Abstract
La percezione attraverso i sensi non costituisce un accesso immediato e trasparente al reale, ma si configura come un processo costruttivo complesso ed elaborato, fondato su mediazioni sensoriali, cognitive e culturali. In determinate condizioni, questa costruzione diviene manifesta attraverso esperienze di alterazione percettiva quali la depersonalizzazione e la derealizzazione, nelle quali il soggetto mantiene intatta la capacità di giudizio ma sperimenta il mondo come distante o come se fosse frutto di un artificio complessivo o di una rappresentazione. Nella nota che segue – a scopo esplorativo e senza alcuna diretta finalità applicativa, sperando di contribuire alla costruzione di una puntuale bibliografia sul tema – si prende in considerazione l’ambigua natura della percezione mettendo in relazione questi stati alterati con pratiche artistiche e architettoniche contemporanee che operano consapevolmente una presa di distanza dal reale attraverso strategie di sintesi formale, riduzione della risoluzione, alterazioni cromatiche, simulazione e slittamenti di scala. In questo quadro teorico, si può parlare di “disegno furioso” riferendosi ad una pratica critica capace di rendere visibile il funzionamento stesso della percezione, trasformando la derealizzazione da risposta difensiva involontaria in dispositivo consapevole di conoscenza e di resistenza percettiva.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


