Il contributo analizza la trasformazione del De Bunker di Eindhoven, edificio brutalista progettato nel 1969 da Hugh Maaskant come Student Union della Technische Universiteit. Dopo una fase di progressivo abbandono, obsolescenza e alterazione degli spazi originari, il complesso è stato recuperato attraverso il progetto di Powerhouse Company, completato nel 2022. L’intervento integra il restauro filologico dell’edificio esistente con l’innesto di una torre residenziale di circa 100 metri, il cui valore immobiliare ha contribuito a rendere economicamente sostenibile l’operazione conservativa. Particolare attenzione è dedicata al recupero del calcestruzzo a facciavista, condotto mediante ricerche d’archivio, ricostruzione di componenti, riproduzione delle texture originarie e un articolato processo di verifica cromatica. La realizzazione del Bunker Park e l’introduzione di nuove funzioni completano la riattivazione urbana e sociale del complesso. Il caso dimostra come una trasformazione radicale, se fondata sulla conoscenza e sulla continuità materica e linguistica, possa costituire uno strumento di tutela del patrimonio moderno, coniugando conservazione, sostenibilità economica e restituzione dell’edificio alla vita quotidiana della città.
Una fortezza da rimettere in città / Vannini, C.. - In: INDUSTRIA ITALIANA DEL CEMENTO. - ISSN 0019-7637. - 864:(2026), pp. 28-31.
Una fortezza da rimettere in città
Carlo Vannini
2026
Abstract
Il contributo analizza la trasformazione del De Bunker di Eindhoven, edificio brutalista progettato nel 1969 da Hugh Maaskant come Student Union della Technische Universiteit. Dopo una fase di progressivo abbandono, obsolescenza e alterazione degli spazi originari, il complesso è stato recuperato attraverso il progetto di Powerhouse Company, completato nel 2022. L’intervento integra il restauro filologico dell’edificio esistente con l’innesto di una torre residenziale di circa 100 metri, il cui valore immobiliare ha contribuito a rendere economicamente sostenibile l’operazione conservativa. Particolare attenzione è dedicata al recupero del calcestruzzo a facciavista, condotto mediante ricerche d’archivio, ricostruzione di componenti, riproduzione delle texture originarie e un articolato processo di verifica cromatica. La realizzazione del Bunker Park e l’introduzione di nuove funzioni completano la riattivazione urbana e sociale del complesso. Il caso dimostra come una trasformazione radicale, se fondata sulla conoscenza e sulla continuità materica e linguistica, possa costituire uno strumento di tutela del patrimonio moderno, coniugando conservazione, sostenibilità economica e restituzione dell’edificio alla vita quotidiana della città.| File | Dimensione | Formato | |
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