Questo intervento segue il filo di una discussione - accesa e urgente - che sta coinvolgendo scienziati sociali, storici, giuristi, economisti, il mondo del giornalismo e più in generale l’opinione pubblica degli Stati Uniti e del resto del mondo. L’assunto di partenza è che gli Stati Uniti stiano attraversando una crisi democratica di portata sconosciuta nella storia di quel Paese: i primi mesi dell’Amministrazione Trump rappresentano la tempesta perfetta di un processo che ha radici antiche, ma anche le forme peculiari della crisi delle democrazie di questo ultimo trentennio. Alcuni elementi di questa crisi paiono comuni ad altre democrazie; altri sono frutto di vicende storiche, politiche e sociali più tipicamente “americane”. L’obiettivo è quello di domandarsi perché e con quale traiettoria la democrazia americana si è fatta così fragile e corre oggi il rischio di ripiegare su stessa. Le risposte sulle cause sono a volte parziali, ancora di più in una fase di assestamento, nella quale l’Amministrazione Trump può ancora incorrere in momenti di crisi, appannaggio, arretramento, sconfitte elettorali e giudiziarie, contestazione o conflitti interni. Di certo, però, non si può pensare che una crisi del fenomeno Trump e di quello MAGA - prima o poi arriverà: le stelle più brillanti sono quelle che rischiano di bruciare più in fretta - renda meno allarmante il fatto che si sia arrivati fino a qui. Crisi costituzionale; adozione sistematica di pratiche illegali da parte dell’Amministrazione presidenziale (alcune delle quali ignorano le leggi americane e le convenzioni internazionali); adozione sistematica di prassi corruttive e incostituzionali; minaccia e intimidazione (in varie forme) come sistema di interazione con gli oppositori dell’amministrazione; uso deliberato e strategico di notizie false; chiusura, definanziamento e perdita di indipendenza delle agenzie federali che controllano e monitorano i mercati, le politiche pubbliche e le azioni dell’esecutivo. La lista potrebbe continuare. 
Dato il ruolo e il peso degli Stati Uniti nelle vicende democratiche occidentali, è doveroso tracciare delle ipotesi interpretative per capire da dove arrivi tutto ciò e quali strategie l’Amministrazione Trump stia attuando per trasformare gli Stati Uniti in una democrazia post-costituzionale (grazie anche ad alcuni specifici ancoraggi teorici e culturali delle correnti che operano in questa amministrazione). Per disegnare questa storia del presente si farà riferimento a quanto appare immediatamente utile nel campo della teoria e della ricerca giuridico-costituzionale, storica, delle scienze sociali, del giornalismo specializzato (nei limiti del possibile e dello spazio a disposizione: sicuramente si sarà costretti a lasciare fuori autori, teorie e ipotesi importanti). Osservando gli Stati Uniti con più attenzione, ognuno di noi potrà valutare quanti dei processi di necrosi democratica presenti negli USA siano comuni ai nostri sistemi politico-istituzionali, poiché anche noi - come diceva alle fine dell’Ottocento il Presidente messicano Porfirio Diaz, parlando del suo Paese - siamo tutti “così lontani da Dio, ma così vicini agli Stati Uniti”. L’intervento si divide in quattro brevi paragrafi: il primo tratterà delle origini del trumpismo quale fenomeno americano di lungo periodo; il secondo della nuova fase apertasi dopo la crisi economica del 2007-2008; il terzo dell’evoluzione plutocratica della democrazia americana (in un nesso indissolubile fra “dentro” - gli effetti della crisi sulla società americana - e “fuori”, ovvero la crisi di proiezione egemonica degli USA nel sistema mondo, che investe anche il suo apparato economico e finanziario); il quarto dell’ideologia nazional-capitalista che caratterizza i trumpismi.

Donald Trump, il Rex Destruens / Diletti, M.. - In: ALTOPIANO. - (2025), pp. 34-48.

Donald Trump, il Rex Destruens

Mattia Diletti
2025

Abstract

Questo intervento segue il filo di una discussione - accesa e urgente - che sta coinvolgendo scienziati sociali, storici, giuristi, economisti, il mondo del giornalismo e più in generale l’opinione pubblica degli Stati Uniti e del resto del mondo. L’assunto di partenza è che gli Stati Uniti stiano attraversando una crisi democratica di portata sconosciuta nella storia di quel Paese: i primi mesi dell’Amministrazione Trump rappresentano la tempesta perfetta di un processo che ha radici antiche, ma anche le forme peculiari della crisi delle democrazie di questo ultimo trentennio. Alcuni elementi di questa crisi paiono comuni ad altre democrazie; altri sono frutto di vicende storiche, politiche e sociali più tipicamente “americane”. L’obiettivo è quello di domandarsi perché e con quale traiettoria la democrazia americana si è fatta così fragile e corre oggi il rischio di ripiegare su stessa. Le risposte sulle cause sono a volte parziali, ancora di più in una fase di assestamento, nella quale l’Amministrazione Trump può ancora incorrere in momenti di crisi, appannaggio, arretramento, sconfitte elettorali e giudiziarie, contestazione o conflitti interni. Di certo, però, non si può pensare che una crisi del fenomeno Trump e di quello MAGA - prima o poi arriverà: le stelle più brillanti sono quelle che rischiano di bruciare più in fretta - renda meno allarmante il fatto che si sia arrivati fino a qui. Crisi costituzionale; adozione sistematica di pratiche illegali da parte dell’Amministrazione presidenziale (alcune delle quali ignorano le leggi americane e le convenzioni internazionali); adozione sistematica di prassi corruttive e incostituzionali; minaccia e intimidazione (in varie forme) come sistema di interazione con gli oppositori dell’amministrazione; uso deliberato e strategico di notizie false; chiusura, definanziamento e perdita di indipendenza delle agenzie federali che controllano e monitorano i mercati, le politiche pubbliche e le azioni dell’esecutivo. La lista potrebbe continuare. 
Dato il ruolo e il peso degli Stati Uniti nelle vicende democratiche occidentali, è doveroso tracciare delle ipotesi interpretative per capire da dove arrivi tutto ciò e quali strategie l’Amministrazione Trump stia attuando per trasformare gli Stati Uniti in una democrazia post-costituzionale (grazie anche ad alcuni specifici ancoraggi teorici e culturali delle correnti che operano in questa amministrazione). Per disegnare questa storia del presente si farà riferimento a quanto appare immediatamente utile nel campo della teoria e della ricerca giuridico-costituzionale, storica, delle scienze sociali, del giornalismo specializzato (nei limiti del possibile e dello spazio a disposizione: sicuramente si sarà costretti a lasciare fuori autori, teorie e ipotesi importanti). Osservando gli Stati Uniti con più attenzione, ognuno di noi potrà valutare quanti dei processi di necrosi democratica presenti negli USA siano comuni ai nostri sistemi politico-istituzionali, poiché anche noi - come diceva alle fine dell’Ottocento il Presidente messicano Porfirio Diaz, parlando del suo Paese - siamo tutti “così lontani da Dio, ma così vicini agli Stati Uniti”. L’intervento si divide in quattro brevi paragrafi: il primo tratterà delle origini del trumpismo quale fenomeno americano di lungo periodo; il secondo della nuova fase apertasi dopo la crisi economica del 2007-2008; il terzo dell’evoluzione plutocratica della democrazia americana (in un nesso indissolubile fra “dentro” - gli effetti della crisi sulla società americana - e “fuori”, ovvero la crisi di proiezione egemonica degli USA nel sistema mondo, che investe anche il suo apparato economico e finanziario); il quarto dell’ideologia nazional-capitalista che caratterizza i trumpismi.
2025
Trump; potere esecutivo; crisi; democrazia; polarizzazione
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
Donald Trump, il Rex Destruens / Diletti, M.. - In: ALTOPIANO. - (2025), pp. 34-48.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1774600
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