A 900, 1400, 1500 metri la montagna si fa ospitale. Le quote si dispongono in un sistema verticale che, tra anni Sessanta e Settanta, orientano la forma della vacanza. La sezione si fa racconto, misura, l’orizzonte è quello del Piano del Trentino di Giuseppe Samonà; la regia è di Sergio Giovanazzi e Luciano Perini. Si guarda all’Hotel Sole Alto, quota 1500, pochi chilometri a nord di Madonna di Campiglio. Il paesaggio alpino prosegue oltre le soglie e si insidia nei corridoi, nelle hall, negli spazi che scandiscono i gesti della vacanza, arrivare, sostare, incontrarsi, guardare. Marilleva mette in scena una micro- città di quota, per restituire la montagna come esperienza condivisa e come sfondo attivo. Il contributo si concentra sulla soglia, mobile e sospesa, tra interno e paesaggio. Gli spazi comuni e i sistemi di distribuzione assumono il ruolo di nucleo generatore dell’architettura: regolano i flussi, mediano il clima, orientano i percorsi, attivano forme di socialità. Da questa trama spaziale emerge un’idea di montagna moderna, costruita come infrastruttura collettiva. A partire dagli assetti originari e dalle trasformazioni successive, si propone una lettura critica degli interni come patrimonio materiale e culturale, superfici, dettagli, sequenze, arredi. Marilleva rimane un caso aperto: un’architettura che chiede ancora di essere guardata, conservata, ripensata, là dove il turismo si desta e comincia a dare forma allo spazio
Il pendio ospitale / Maiorano, S.. - In: DOCOMOMO ITALIA GIORNALE. - ISSN 2037-1047. - anno V, n. 40 - agosto 2026:(2026), pp. 29-33.
Il pendio ospitale.
Stefano Maiorano
2026
Abstract
A 900, 1400, 1500 metri la montagna si fa ospitale. Le quote si dispongono in un sistema verticale che, tra anni Sessanta e Settanta, orientano la forma della vacanza. La sezione si fa racconto, misura, l’orizzonte è quello del Piano del Trentino di Giuseppe Samonà; la regia è di Sergio Giovanazzi e Luciano Perini. Si guarda all’Hotel Sole Alto, quota 1500, pochi chilometri a nord di Madonna di Campiglio. Il paesaggio alpino prosegue oltre le soglie e si insidia nei corridoi, nelle hall, negli spazi che scandiscono i gesti della vacanza, arrivare, sostare, incontrarsi, guardare. Marilleva mette in scena una micro- città di quota, per restituire la montagna come esperienza condivisa e come sfondo attivo. Il contributo si concentra sulla soglia, mobile e sospesa, tra interno e paesaggio. Gli spazi comuni e i sistemi di distribuzione assumono il ruolo di nucleo generatore dell’architettura: regolano i flussi, mediano il clima, orientano i percorsi, attivano forme di socialità. Da questa trama spaziale emerge un’idea di montagna moderna, costruita come infrastruttura collettiva. A partire dagli assetti originari e dalle trasformazioni successive, si propone una lettura critica degli interni come patrimonio materiale e culturale, superfici, dettagli, sequenze, arredi. Marilleva rimane un caso aperto: un’architettura che chiede ancora di essere guardata, conservata, ripensata, là dove il turismo si desta e comincia a dare forma allo spazioI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


