Ai manoscritti che trasmettono il corpus delle opere di Lucifero di Cagliari pertiene anche il testo latino, utilizzato dai luciferiani, della lettera di Atanasio agli "uomini dalla vita solitaria", di cui sopravvive una versione greca, più breve, pubblicata nel Settecento da Montfaucon (cf. PG 26, 1185-8). Quando si credeva che questa fosse l’unica versione in greco, emerse l’antica testimonianza epigrafica di IV secolo scoperta sul muro della tomba del visir Daga nella Tebe d'Egitto, in prossimità del monastero di Epifanio, e lunga quasi quanto il testo latino. Era destinata a esercitare un grande ruolo sulla tradizione. Da allora, le diverse misure del testo non furono più spiegate nel senso che la latina era una versione interpolata, quanto piuttosto una traduzione fedele del testo greco lungo, che sarebbe stato semplificato dalla recensione greca breve. La storia della tradizione dei testi si incarica spesso di sorprendere con i più insignificanti particolari. Si chiamava Athanasi (Yanni) il greco-egiziano che, intorno al 1820, scoprì a Qurna, vicino alle rovine dell’antica città nilotica, un’iscrizione greca in cui spiccava il suo stesso nome. La topografia della zona ridonda ancora oggi del nome di Atanasio, a indicare i fasti degli antichi edifici monastici presenti un tempo e in qualche modo legati al patriarcato alessandrino. È noto che tra questi vi era anche il cosiddetto monastero di Epifanio, fondato nel VI-VII secolo. Il rivenimento archeologico dell’iscrizione epigrafica con la terza recensione della lettera ai monaci ha una storia altrettanto affascinante delle antiche edizioni a stampa che riguardano le prime due recensioni, e pone problemi forse più intricati. Il testo si presenta come greco, traslitterato in forme copte. Esso ha dalla sua il vantaggio dell’antichità: fu trascritto su un muro al tempo delle controversie ariane. Il luogo del suo ritrovamento, il vestibolo della tomba del visir Daga, fungeva allora da abituro per qualche anacoreta. Come monito ai confratelli che forse si rivolgevano a lui o, secondo Jerphanion, per tenere davanti agli occhi una valida regola di condotta, l’eremita si prodigò a dipingere, in bella forma onciale, le istruzioni del vescovo di Alessandria. Quando, negli stessi locali, fu edificato il monastero di Epifanio (VI-VII secolo), le urgenze della controversia ariana non erano più attuali. Il vecchio vestibolo fu adibito a sala di riunione per i monaci nelle prossimità della chiesa. Le pareti risultavano cosparse, come agli occhi dei visitatori del XIX. secolo, di iscrizioni copte provenienti da diverse epoche e personalità religiose d’Egitto. L’antico testo era circondato da rispetto, a causa del nome di Atanasio. Poiché non poté essere trascritta in secoli in cui non aveva più alcun interesse attuale, si può concludere con Jerphanion che l’iscrizione risale all’ultimo scorcio del IV secolo, come è peraltro confermato dalla forma grafica. Vari viaggiatori videro l’epigrafe riconoscendola come copia di uno scritto atanasiano. Il più celebre fu lo stesso John Gardner Wilkinson, che la descrisse nel 1831 . Edward Hogg, che accenna all’acquisto in zona (1832) di un manoscritto biblico greco oggi al British Museum, ritenuto fino alle scoperte di Tischendorf il più antico codice delle Scritture conservato, afferma che l’iscrizione era composta di diversi frammenti . Ultimo visitatore, Richard Lepsius la vide nel febbraio 1845 precisando che il luogo in cui si trovava era sul versante settentrionale della collina di Abd el-Qurna, nel vestibolo ipogeo della tomba di Daga: come detto, in epoca paleocristiana esso era abitato da eremiti che coprivano le pareti con iscrizioni dipinte sull’intonaco. Da lui il testo è già descritto in pessime condizioni. In effetti, quando nel febbraio 1883 la spedizione guidata da Gaston Maspero discese nella tomba di Daga per prelevare il sarcofago e trasportarlo al museo Būlāq del Cairo, sembra che non fosse più leggibile. Non ne fanno cenno né il capo-spedizione né Urbain Bouriant che, in quella e successive occasioni, avebbre annotato le altre iscrizioni copte del vestibolo per renderle pubbliche nel 1884 . La cercò anche Gustave Lefebvre per mettere a punto la silloge delle iscrizioni greco-cristiane d’Egitto, ma non ebbe la sorte fortunatamente capitata, qualche anno dopo, alla spedizione del Metropolitan Museum di New York. Gli scavi americani, condotti tra il 1912 e il 1914 e più volte interrotti a causa della Grande Guerra (che ritardò la pubblicazione dei risultati fino al 1926), erano guidati da Evelyn White. L’opera che hanno consegnato è suddivisa in due parti: una archeologica, curata da Herbert Winlock, e una letterario-epigrafica. di fatto una ricca raccolta di documenti copti e greci provenienti da iscrizioni, ostraca e papiri – curata da White e Walter Crum. Durante le ricerche di Maspero e Lefebvre, nel penultimo decennio del XIX secolo, l’iscrizione tebaica era scomparsa. Tuttavia, intrapresa la bonifica dell’intera zona, la spedizione americana ebbe la fortunosa occasione di ritrovare tra le macerie alcuni modesti frammenti del rivestimento in gesso che riportava il testo di Atanasio all’interno del vestibolo. I reperti furono acquisiti dal Metropolitan Museum (!). Due di essi, aventi frammentariamente o per esteso l’uno tre lettere e l’altro diciotto, appartengono a un pezzo già noto perché copiato da Lepsius. La terza parte, molto più consistente, ha una novantina di caratteri che si presentano come i resti delle ultime righe: la scoperta sensazionale è che si tratta di passaggi dell’iscrizione mai visti prima, corrispondenti a una sezione della lettera atanasiana in cui la recensione greca, prodotta due secoli avanti da Montfaucon, aveva smentito la vetus Latina con un testo alquanto differente (lectio brevior).

Ossirinco, Tebe e alcune lettere atanasiane e pseudoatanasiane / Vella, R.. - In: VETERA CHRISTIANORUM. - ISSN 1121-9696. - 63:(2026), pp. 1-20.

Ossirinco, Tebe e alcune lettere atanasiane e pseudoatanasiane

VELLA ROBERTO
2026

Abstract

Ai manoscritti che trasmettono il corpus delle opere di Lucifero di Cagliari pertiene anche il testo latino, utilizzato dai luciferiani, della lettera di Atanasio agli "uomini dalla vita solitaria", di cui sopravvive una versione greca, più breve, pubblicata nel Settecento da Montfaucon (cf. PG 26, 1185-8). Quando si credeva che questa fosse l’unica versione in greco, emerse l’antica testimonianza epigrafica di IV secolo scoperta sul muro della tomba del visir Daga nella Tebe d'Egitto, in prossimità del monastero di Epifanio, e lunga quasi quanto il testo latino. Era destinata a esercitare un grande ruolo sulla tradizione. Da allora, le diverse misure del testo non furono più spiegate nel senso che la latina era una versione interpolata, quanto piuttosto una traduzione fedele del testo greco lungo, che sarebbe stato semplificato dalla recensione greca breve. La storia della tradizione dei testi si incarica spesso di sorprendere con i più insignificanti particolari. Si chiamava Athanasi (Yanni) il greco-egiziano che, intorno al 1820, scoprì a Qurna, vicino alle rovine dell’antica città nilotica, un’iscrizione greca in cui spiccava il suo stesso nome. La topografia della zona ridonda ancora oggi del nome di Atanasio, a indicare i fasti degli antichi edifici monastici presenti un tempo e in qualche modo legati al patriarcato alessandrino. È noto che tra questi vi era anche il cosiddetto monastero di Epifanio, fondato nel VI-VII secolo. Il rivenimento archeologico dell’iscrizione epigrafica con la terza recensione della lettera ai monaci ha una storia altrettanto affascinante delle antiche edizioni a stampa che riguardano le prime due recensioni, e pone problemi forse più intricati. Il testo si presenta come greco, traslitterato in forme copte. Esso ha dalla sua il vantaggio dell’antichità: fu trascritto su un muro al tempo delle controversie ariane. Il luogo del suo ritrovamento, il vestibolo della tomba del visir Daga, fungeva allora da abituro per qualche anacoreta. Come monito ai confratelli che forse si rivolgevano a lui o, secondo Jerphanion, per tenere davanti agli occhi una valida regola di condotta, l’eremita si prodigò a dipingere, in bella forma onciale, le istruzioni del vescovo di Alessandria. Quando, negli stessi locali, fu edificato il monastero di Epifanio (VI-VII secolo), le urgenze della controversia ariana non erano più attuali. Il vecchio vestibolo fu adibito a sala di riunione per i monaci nelle prossimità della chiesa. Le pareti risultavano cosparse, come agli occhi dei visitatori del XIX. secolo, di iscrizioni copte provenienti da diverse epoche e personalità religiose d’Egitto. L’antico testo era circondato da rispetto, a causa del nome di Atanasio. Poiché non poté essere trascritta in secoli in cui non aveva più alcun interesse attuale, si può concludere con Jerphanion che l’iscrizione risale all’ultimo scorcio del IV secolo, come è peraltro confermato dalla forma grafica. Vari viaggiatori videro l’epigrafe riconoscendola come copia di uno scritto atanasiano. Il più celebre fu lo stesso John Gardner Wilkinson, che la descrisse nel 1831 . Edward Hogg, che accenna all’acquisto in zona (1832) di un manoscritto biblico greco oggi al British Museum, ritenuto fino alle scoperte di Tischendorf il più antico codice delle Scritture conservato, afferma che l’iscrizione era composta di diversi frammenti . Ultimo visitatore, Richard Lepsius la vide nel febbraio 1845 precisando che il luogo in cui si trovava era sul versante settentrionale della collina di Abd el-Qurna, nel vestibolo ipogeo della tomba di Daga: come detto, in epoca paleocristiana esso era abitato da eremiti che coprivano le pareti con iscrizioni dipinte sull’intonaco. Da lui il testo è già descritto in pessime condizioni. In effetti, quando nel febbraio 1883 la spedizione guidata da Gaston Maspero discese nella tomba di Daga per prelevare il sarcofago e trasportarlo al museo Būlāq del Cairo, sembra che non fosse più leggibile. Non ne fanno cenno né il capo-spedizione né Urbain Bouriant che, in quella e successive occasioni, avebbre annotato le altre iscrizioni copte del vestibolo per renderle pubbliche nel 1884 . La cercò anche Gustave Lefebvre per mettere a punto la silloge delle iscrizioni greco-cristiane d’Egitto, ma non ebbe la sorte fortunatamente capitata, qualche anno dopo, alla spedizione del Metropolitan Museum di New York. Gli scavi americani, condotti tra il 1912 e il 1914 e più volte interrotti a causa della Grande Guerra (che ritardò la pubblicazione dei risultati fino al 1926), erano guidati da Evelyn White. L’opera che hanno consegnato è suddivisa in due parti: una archeologica, curata da Herbert Winlock, e una letterario-epigrafica. di fatto una ricca raccolta di documenti copti e greci provenienti da iscrizioni, ostraca e papiri – curata da White e Walter Crum. Durante le ricerche di Maspero e Lefebvre, nel penultimo decennio del XIX secolo, l’iscrizione tebaica era scomparsa. Tuttavia, intrapresa la bonifica dell’intera zona, la spedizione americana ebbe la fortunosa occasione di ritrovare tra le macerie alcuni modesti frammenti del rivestimento in gesso che riportava il testo di Atanasio all’interno del vestibolo. I reperti furono acquisiti dal Metropolitan Museum (!). Due di essi, aventi frammentariamente o per esteso l’uno tre lettere e l’altro diciotto, appartengono a un pezzo già noto perché copiato da Lepsius. La terza parte, molto più consistente, ha una novantina di caratteri che si presentano come i resti delle ultime righe: la scoperta sensazionale è che si tratta di passaggi dell’iscrizione mai visti prima, corrispondenti a una sezione della lettera atanasiana in cui la recensione greca, prodotta due secoli avanti da Montfaucon, aveva smentito la vetus Latina con un testo alquanto differente (lectio brevior).
2026
Cet article examine les différentes traditions de la lettre aux moines d’Athanase d’Alexandrie et des lettres pseudo-athanasiennes à Lucifer de Cagliari, soulignant les liens entre les textes. Il aborde également la découverte, hautement suggestive, d’une version épigraphique de la lettre d’Athanase près de Thèbes, liée à la présence de groupes lucifériens en Égypte. Pour cette oeuvre, ceux-ci ont peut-être constitué un pont vers la tradition latine, lors de l’expédition vers l’Orient de l’évêque luciférien de Rome, Ephésius. Enfin, quelques notes sont ajoutées, concernant la possibilité théorique que les lettres pseudo-athanasiennes aient été écrites en grec.
Athanasius of Alexandria, Arians, Luciferans, Thebes, fake texts, Montfaucon
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
Ossirinco, Tebe e alcune lettere atanasiane e pseudoatanasiane / Vella, R.. - In: VETERA CHRISTIANORUM. - ISSN 1121-9696. - 63:(2026), pp. 1-20.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11573/1773748
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