Il progetto assume il fumetto satirico come strumento critico per raccontare una controstoria dell’architettura monumentale. Architetture contro il sole diventa narrazione grafica di un gesto politico inscritto nel cosmo; l’ironia di perdere la Regina è il rovesciamento che ne svela il fallimento. Alla morte di Hatshepsut, Thutmose III avvia nel complesso di Karnak una damnatio memoriae che non agisce solo sulle immagini ma sull’assetto spaziale e celeste: nuovi obelischi vengono inseriti lungo l’asse templare (uno oggi a Roma, in Laterano) e l’Akhmenu, disposto trasversalmente, ostruisce la visuale degli edifici della regina lungo la direzione del sorgere solstiziale. L’architettura si fa macchina di interferenza astronomica: costruire contro il sole per cancellare una genealogia. Attraverso la forma della fanzine – in dialogo con le sperimentazioni narrative di Pier Paolo Tamburelli e con le riflessioni sull’ironia nell’arte contemporanea di Francesco Poli – il progetto mette in scena, con registro ironico e anacronistico, il cantiere come teatro politico. Dove astronomi, architetti e sovrani tentano di oscurare il cielo per riscrivere la memoria con amnesie e spostamenti. Ma l’ironia storica riemerge: l’obelisco, traslato a Roma e sottratto al proprio orizzonte cosmico, diviene frammento errante, segno di un potere che nel tentativo di cancellare la Regina finisce per perdere il controllo del tempo, del sole e del racconto stesso.
Architetture contro il sole. Ironia e cancellazione a Karnak / Anelli-Monti, M.. - In: LA RIVISTA DI ENGRAMMA. - ISSN 1826-901X. - 237:(2026).
Architetture contro il sole. Ironia e cancellazione a Karnak
Anelli-Monti, Michele
2026
Abstract
Il progetto assume il fumetto satirico come strumento critico per raccontare una controstoria dell’architettura monumentale. Architetture contro il sole diventa narrazione grafica di un gesto politico inscritto nel cosmo; l’ironia di perdere la Regina è il rovesciamento che ne svela il fallimento. Alla morte di Hatshepsut, Thutmose III avvia nel complesso di Karnak una damnatio memoriae che non agisce solo sulle immagini ma sull’assetto spaziale e celeste: nuovi obelischi vengono inseriti lungo l’asse templare (uno oggi a Roma, in Laterano) e l’Akhmenu, disposto trasversalmente, ostruisce la visuale degli edifici della regina lungo la direzione del sorgere solstiziale. L’architettura si fa macchina di interferenza astronomica: costruire contro il sole per cancellare una genealogia. Attraverso la forma della fanzine – in dialogo con le sperimentazioni narrative di Pier Paolo Tamburelli e con le riflessioni sull’ironia nell’arte contemporanea di Francesco Poli – il progetto mette in scena, con registro ironico e anacronistico, il cantiere come teatro politico. Dove astronomi, architetti e sovrani tentano di oscurare il cielo per riscrivere la memoria con amnesie e spostamenti. Ma l’ironia storica riemerge: l’obelisco, traslato a Roma e sottratto al proprio orizzonte cosmico, diviene frammento errante, segno di un potere che nel tentativo di cancellare la Regina finisce per perdere il controllo del tempo, del sole e del racconto stesso.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


