Nei paesi africani, l’architettura della cura, fortunatamente, non deriva ancora da modelli ospedalieri esterni, ma prende forma, lentamente, da una sapiente convergenza di identità locali, risorse disponibili e un variegato ventaglio spirituale che questi luoghi conservano. Il contributo esplora come le identità culturali, la scarsa disponibilità di materie prime e tecnologia, unita a dimensioni spirituali multiple, si costituiscano come matrici fondamentali attraverso cui prendono forma e senso le architetture per la cura nei Paesi africani. Un tipo ospedaliero nuovo che nasce da contesti difficili ma che comunque si assume la responsabilità di essere una infrastruttura comunitaria capace di generare appartenenza, protezione e riconoscibilità. L’articolo vuole mostrare come la relazione tra usi tradizionali locali dell’abitare, sistemi costruttivi vernacolari, valori religiosi, organizzazione spaziale e rapporto con la natura, siano elementi che concorrano alla definizione di un nuovo modello di ospitalità sanitaria, eticamente fondato e territorialmente radicato. Attraverso casi studio selezionati, fonti etnografiche e una lettura critica della produzione architettonica contemporanea, si mette in luce il “lessi s more”: come la limitatezza di mezzi non produca forme di rinuncia ma attivi processi virtuosi di adattamento, mutualismo e invenzione spaziale. L’ospedale africano si propone così di essere un tipo edilizio-sociale in grado di reinventare il rapporto tra cura, ambiente e comunità, consegnando una preziosa lezione progettuale e antropologica più profonda sul senso dell’abitare la terra del Sud globale.
Abitare la cura nei paesi africani / Living care in African countries / Mannello, J.. - In: ABITARE LA TERRA. - ISSN 1592-8608. - 67-68:(2026).
Abitare la cura nei paesi africani / Living care in African countries
mannello jacopo
2026
Abstract
Nei paesi africani, l’architettura della cura, fortunatamente, non deriva ancora da modelli ospedalieri esterni, ma prende forma, lentamente, da una sapiente convergenza di identità locali, risorse disponibili e un variegato ventaglio spirituale che questi luoghi conservano. Il contributo esplora come le identità culturali, la scarsa disponibilità di materie prime e tecnologia, unita a dimensioni spirituali multiple, si costituiscano come matrici fondamentali attraverso cui prendono forma e senso le architetture per la cura nei Paesi africani. Un tipo ospedaliero nuovo che nasce da contesti difficili ma che comunque si assume la responsabilità di essere una infrastruttura comunitaria capace di generare appartenenza, protezione e riconoscibilità. L’articolo vuole mostrare come la relazione tra usi tradizionali locali dell’abitare, sistemi costruttivi vernacolari, valori religiosi, organizzazione spaziale e rapporto con la natura, siano elementi che concorrano alla definizione di un nuovo modello di ospitalità sanitaria, eticamente fondato e territorialmente radicato. Attraverso casi studio selezionati, fonti etnografiche e una lettura critica della produzione architettonica contemporanea, si mette in luce il “lessi s more”: come la limitatezza di mezzi non produca forme di rinuncia ma attivi processi virtuosi di adattamento, mutualismo e invenzione spaziale. L’ospedale africano si propone così di essere un tipo edilizio-sociale in grado di reinventare il rapporto tra cura, ambiente e comunità, consegnando una preziosa lezione progettuale e antropologica più profonda sul senso dell’abitare la terra del Sud globale.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


