Fin dall’età di Vitruvio, l’architettura è stata fondata sul principio della firmitas, intesa come condizione materiale di durata, stabilità e permanenza. Nella cultura visuale contemporanea, tuttavia, segnata dalla smaterializzazione e dalla circolazione digitale delle immagini, la soprav- vivenza dell’architettura appare sempre meno legata alla resistenza della materia e sempre più dipendente dalla persistenza delle sue immagini. Muovendo dalle teorie di Aby Warburg, Walter Benjamin e Georges Didi-Huberman, questo contributo esamina la trasformazione della firmitas da principio costruttivo a condizione simbolica. Il concetto warburghiano di Nachleben interpre- ta la sopravvivenza delle forme come il ritorno del passato nel presente; Benjamin riconosce nelle immagini frammenti di memoria capaci di riemergere nel tempo; Didi-Huberman descrive que- sta vitalità come il movimento delle forme attraverso media ed epoche storiche differenti. L’ar- chitettura, pertanto, sopravvive non soltanto attraverso la materia, ma anche attraverso la rappre- sentazione: ogni disegno, fotografia, modello e documento digitale diviene un atto di resistenza alla dimenticanza culturale. Il caso del Netherlands Dance Theater – NDT di Rem Koolhaas e OMA (1987-2015) costituisce un esempio paradigmatico di questa condizione. Demolito a meno di trent’anni dalla sua realizzazione, l’edificio continua a esistere attraverso le sue immagini: nelle fotografie ufficiali di Hans Werlemann e Bas Princen, nelle innumerevoli fotografie prodotte dai visitatori, nei disegni riprodotti in libri e riviste e negli archivi digitali di OMA. La sua rovina contemporanea è essenzialmente mediale: un archivio iconografico che prolunga la vita dell’o- pera oltre la sua distruzione fisica. Da questa prospettiva, la firmitas si trasforma in una forma di “sopravvivenza iconica”: non più la solidità della materia, ma la forza simbolica della memoria visiva. L’architettura sopravvive attraverso le proprie tracce visive e la rappresentazione – dalla pietra al pixel – emerge come la condizione primaria della sua vita postuma.
Dalla firmitas vitruviana alla sopravvivenza dell’architettura nelle sue testimonianze iconografiche: il caso del Teatro nazionale di danza a L’Aia di OMA / Quici, F.. - In: XY. - ISSN 2499-8338. - No. 16 gennaio-febbraio 2025(2025), pp. 28-43.
Dalla firmitas vitruviana alla sopravvivenza dell’architettura nelle sue testimonianze iconografiche: il caso del Teatro nazionale di danza a L’Aia di OMA
Fabio Quici
2025
Abstract
Fin dall’età di Vitruvio, l’architettura è stata fondata sul principio della firmitas, intesa come condizione materiale di durata, stabilità e permanenza. Nella cultura visuale contemporanea, tuttavia, segnata dalla smaterializzazione e dalla circolazione digitale delle immagini, la soprav- vivenza dell’architettura appare sempre meno legata alla resistenza della materia e sempre più dipendente dalla persistenza delle sue immagini. Muovendo dalle teorie di Aby Warburg, Walter Benjamin e Georges Didi-Huberman, questo contributo esamina la trasformazione della firmitas da principio costruttivo a condizione simbolica. Il concetto warburghiano di Nachleben interpre- ta la sopravvivenza delle forme come il ritorno del passato nel presente; Benjamin riconosce nelle immagini frammenti di memoria capaci di riemergere nel tempo; Didi-Huberman descrive que- sta vitalità come il movimento delle forme attraverso media ed epoche storiche differenti. L’ar- chitettura, pertanto, sopravvive non soltanto attraverso la materia, ma anche attraverso la rappre- sentazione: ogni disegno, fotografia, modello e documento digitale diviene un atto di resistenza alla dimenticanza culturale. Il caso del Netherlands Dance Theater – NDT di Rem Koolhaas e OMA (1987-2015) costituisce un esempio paradigmatico di questa condizione. Demolito a meno di trent’anni dalla sua realizzazione, l’edificio continua a esistere attraverso le sue immagini: nelle fotografie ufficiali di Hans Werlemann e Bas Princen, nelle innumerevoli fotografie prodotte dai visitatori, nei disegni riprodotti in libri e riviste e negli archivi digitali di OMA. La sua rovina contemporanea è essenzialmente mediale: un archivio iconografico che prolunga la vita dell’o- pera oltre la sua distruzione fisica. Da questa prospettiva, la firmitas si trasforma in una forma di “sopravvivenza iconica”: non più la solidità della materia, ma la forza simbolica della memoria visiva. L’architettura sopravvive attraverso le proprie tracce visive e la rappresentazione – dalla pietra al pixel – emerge come la condizione primaria della sua vita postuma.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


