La qualità del suolo consumato, oltre la quantità, deve essere oggetto di considerazioni ed attente osservazioni, a sostegno dell’incarico funzionale che il suolo assume nell’accogliere servizi (Millennium Ecosystem Assessment - MA, 2005), nello specifico, per la tutela e la valorizzazione delle componenti ecologico-ambientali del Paesaggio (Convenzione Europea del Paesaggio - CEP, 2000) e per la prevenzione di una serie di rischi ed alterazioni (ISPRA, 2016) che il suo uso incondizionato comporta. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, per caratteristiche intrinseche, di composizione fisica, biologica, chimica e funzionale (FAO, 2015), la cui complessità è ricondotta spesso ad una sistematizzazione e scomposizione di dati, di indicatori, che ne valutano, nel bene e nel male, le percentuali di consumo e di utilizzo. Questo preclude e limita le possibilità d'indagine. Il suolo custodisce un insieme di risorse e di servizi, che gli strumenti della pianificazione urbanistico-territoriale devono essere in grado di preservare e qualificare. L'indiscriminato uso del suolo causa non solo una trasposizione fisica, ma anche una percezione sensibile dell’incuria, della frammentazione, dell’abbandono, della prevaricazione non solo del suolo “consumato”, ma anche di quel suolo “non consumato” per il quale non siano state considerate prospettive future di qualificazione e/o controllo strumentale (monitoraggio). In tal senso - nell'ambito del dibattito che interessa il consumo di suolo - l'individuazione di una prospettiva di recupero e rifunzionalizzazione degli spazi attraverso interventi di forestazione urbana potrebbe assumere un valore strategico per gli strumenti di pianificazione.
La qualificazione di “quel suolo non consumato”, attraverso una consapevole valorizzazione delle risorse naturali / Perrone, F., Sadat Nickayin, S.. - In: PLANUM. - ISSN 1723-0993. - (2017), pp. 1223-1229.
La qualificazione di “quel suolo non consumato”, attraverso una consapevole valorizzazione delle risorse naturali
Francesca Perrone;
2017
Abstract
La qualità del suolo consumato, oltre la quantità, deve essere oggetto di considerazioni ed attente osservazioni, a sostegno dell’incarico funzionale che il suolo assume nell’accogliere servizi (Millennium Ecosystem Assessment - MA, 2005), nello specifico, per la tutela e la valorizzazione delle componenti ecologico-ambientali del Paesaggio (Convenzione Europea del Paesaggio - CEP, 2000) e per la prevenzione di una serie di rischi ed alterazioni (ISPRA, 2016) che il suo uso incondizionato comporta. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, per caratteristiche intrinseche, di composizione fisica, biologica, chimica e funzionale (FAO, 2015), la cui complessità è ricondotta spesso ad una sistematizzazione e scomposizione di dati, di indicatori, che ne valutano, nel bene e nel male, le percentuali di consumo e di utilizzo. Questo preclude e limita le possibilità d'indagine. Il suolo custodisce un insieme di risorse e di servizi, che gli strumenti della pianificazione urbanistico-territoriale devono essere in grado di preservare e qualificare. L'indiscriminato uso del suolo causa non solo una trasposizione fisica, ma anche una percezione sensibile dell’incuria, della frammentazione, dell’abbandono, della prevaricazione non solo del suolo “consumato”, ma anche di quel suolo “non consumato” per il quale non siano state considerate prospettive future di qualificazione e/o controllo strumentale (monitoraggio). In tal senso - nell'ambito del dibattito che interessa il consumo di suolo - l'individuazione di una prospettiva di recupero e rifunzionalizzazione degli spazi attraverso interventi di forestazione urbana potrebbe assumere un valore strategico per gli strumenti di pianificazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


