L'articolo prende in esame il caso della statua di Gabriele d’Annunzio, sita in piazza della Borsa a Trieste e realizzata dallo scultore Alessandro Verdi. Questa, raffigurante il Vate su una panchina, assorto nella lettura, è stata inaugurata il 12 settembre 2019 in occasione del centenario dell’impresa fiumana e, dai mesi precedenti, è stata oggetto di polemiche e discussioni che hanno animato la stampa nazionale e soprattutto locale. Voluta dalla Giunta di centrodestra triestina, il sindaco Roberto Dipiazza ha difeso l’iniziativa sostenendo come d’Annunzio sia per l’Italia intera, e quindi anche per la città di Trieste, un grande poeta ed italiano, e come la statua rappresenti inoltre un’occasione per incrementare il turismo; a perorare la sua causa anche il presidente del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, che vede nel Vate il massimo rappresentante dell’irredentismo del quale il capoluogo istriano ne era città simbolo. Sul fronte opposto, oltre alle critiche del PD locale per i costi elevati, è stata promossa da A. De Vecchi una petizione sulla piattaforma change.org che nel giro di tre giorni ha raccolto circa duemila firme. Tra le ragioni principali del rifiuto la scelta dell’ubicazione della statua, quella Piazza della Borsa così centrale e probabile omaggio ad uno dei residenti del piazzale, un ex onorevole dell’MSI; la data dell’inaugurazione, quel 12 settembre che sicuramente non è legato alle imprese letterarie del poeta-Soldato; il fatto che il soggetto non abbia nulla a che fare con Trieste e che un tale gesto possa compromettere i rapporti di buon vicinato con la Croazia. Non si sono del resto fatte attendere la voce del sindaco di Rijeka Vojko Obersnel, che ha evidenziato la pericolosità di glorificare «un’azione del genere e un uomo come d’Annunzio», e la lettera di protesta del presidente della Repubblica croata, Grabar Kitarović, inviata alla Farnesina. Ad intervenire anche diversi storici (Pupo, Mondini, Della Loggia) che si sono divisi sulla decisione. La ricerca intende, dunque, riflettere —attraverso lo spoglio di alcuni quotidiani locali del periodo giugno-settembre 2019— sulle ragioni che hanno portato Gabriele d’Annunzio e la sua impresa ad essere ancora una volta divisivi e su come la stampa locale abbia dato voce a quegli interessi non propriamente legati al ricordo di un evento, ma alla sua stessa strumentalizzazione.
La statua della discordia. D'Annunzio a Trieste / Barile, A.. - In: QUALESTORIA. - ISSN 0393-6082. - 1/2026:(2026), pp. 365-384.
La statua della discordia. D'Annunzio a Trieste
Alessandro Barile
2026
Abstract
L'articolo prende in esame il caso della statua di Gabriele d’Annunzio, sita in piazza della Borsa a Trieste e realizzata dallo scultore Alessandro Verdi. Questa, raffigurante il Vate su una panchina, assorto nella lettura, è stata inaugurata il 12 settembre 2019 in occasione del centenario dell’impresa fiumana e, dai mesi precedenti, è stata oggetto di polemiche e discussioni che hanno animato la stampa nazionale e soprattutto locale. Voluta dalla Giunta di centrodestra triestina, il sindaco Roberto Dipiazza ha difeso l’iniziativa sostenendo come d’Annunzio sia per l’Italia intera, e quindi anche per la città di Trieste, un grande poeta ed italiano, e come la statua rappresenti inoltre un’occasione per incrementare il turismo; a perorare la sua causa anche il presidente del Vittoriale, Giordano Bruno Guerri, che vede nel Vate il massimo rappresentante dell’irredentismo del quale il capoluogo istriano ne era città simbolo. Sul fronte opposto, oltre alle critiche del PD locale per i costi elevati, è stata promossa da A. De Vecchi una petizione sulla piattaforma change.org che nel giro di tre giorni ha raccolto circa duemila firme. Tra le ragioni principali del rifiuto la scelta dell’ubicazione della statua, quella Piazza della Borsa così centrale e probabile omaggio ad uno dei residenti del piazzale, un ex onorevole dell’MSI; la data dell’inaugurazione, quel 12 settembre che sicuramente non è legato alle imprese letterarie del poeta-Soldato; il fatto che il soggetto non abbia nulla a che fare con Trieste e che un tale gesto possa compromettere i rapporti di buon vicinato con la Croazia. Non si sono del resto fatte attendere la voce del sindaco di Rijeka Vojko Obersnel, che ha evidenziato la pericolosità di glorificare «un’azione del genere e un uomo come d’Annunzio», e la lettera di protesta del presidente della Repubblica croata, Grabar Kitarović, inviata alla Farnesina. Ad intervenire anche diversi storici (Pupo, Mondini, Della Loggia) che si sono divisi sulla decisione. La ricerca intende, dunque, riflettere —attraverso lo spoglio di alcuni quotidiani locali del periodo giugno-settembre 2019— sulle ragioni che hanno portato Gabriele d’Annunzio e la sua impresa ad essere ancora una volta divisivi e su come la stampa locale abbia dato voce a quegli interessi non propriamente legati al ricordo di un evento, ma alla sua stessa strumentalizzazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


