Nella crisi climatica e di suolo è assodato che la concentrazione insediativa sia preferibile alla dispersione: limita consumo di terra, reti e mobilità obbligata, rendendo possibili prossimità e servizi. L’abitare collettivo diventa così il luogo in cui ripensare l’abitare, riconoscendo che il desiderio si traduce in domande concrete di spazio: una soglia che protegge, un affaccio soleggiato o ventilato, una visuale, un margine di silenzio. Nell’abitare collettivo queste esigenze non sono negate, ma negoziate con i vantaggi dell’interdipendenza: cura reciproca, condivisione di servizi e tempi, presenze che riducono isolamento e dipendenze, sostenendo anche l’aspettativa di poter invecchiare nel proprio alloggio e nel proprio quartiere. Questa tensione tra desiderio di intimità e di comunità diventa materia di progetto — assumendo la fragilità come condizione ordinaria e non speciale — e di trasformazione dei luoghi, tramite dispositivi che graduano privacy e condivisione: spazi intermedi e porosi tra interno ed esterno, micro-servizi di prossimità, continuità con corti e percorsi come estensione quotidiana della casa. Desiderio e cura convergono così nel trasformare il paradigma dell’abitare, sostituendo consumo di suolo e spostamenti con prossimità, relazioni e permanenza.
Peris + Toral Arquitectes GREENH@USE. Abitare collettivo tra desiderio, fragilità e interdipendenza / Reale, L.. - In: ABITARE LA TERRA. - ISSN 1592-8608. - Anno XXIV:67-68(2026), pp. 34-41.
Peris + Toral Arquitectes GREENH@USE. Abitare collettivo tra desiderio, fragilità e interdipendenza
luca reale
2026
Abstract
Nella crisi climatica e di suolo è assodato che la concentrazione insediativa sia preferibile alla dispersione: limita consumo di terra, reti e mobilità obbligata, rendendo possibili prossimità e servizi. L’abitare collettivo diventa così il luogo in cui ripensare l’abitare, riconoscendo che il desiderio si traduce in domande concrete di spazio: una soglia che protegge, un affaccio soleggiato o ventilato, una visuale, un margine di silenzio. Nell’abitare collettivo queste esigenze non sono negate, ma negoziate con i vantaggi dell’interdipendenza: cura reciproca, condivisione di servizi e tempi, presenze che riducono isolamento e dipendenze, sostenendo anche l’aspettativa di poter invecchiare nel proprio alloggio e nel proprio quartiere. Questa tensione tra desiderio di intimità e di comunità diventa materia di progetto — assumendo la fragilità come condizione ordinaria e non speciale — e di trasformazione dei luoghi, tramite dispositivi che graduano privacy e condivisione: spazi intermedi e porosi tra interno ed esterno, micro-servizi di prossimità, continuità con corti e percorsi come estensione quotidiana della casa. Desiderio e cura convergono così nel trasformare il paradigma dell’abitare, sostituendo consumo di suolo e spostamenti con prossimità, relazioni e permanenza.| File | Dimensione | Formato | |
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