Abstract · Rilke’s Klage and the Space of Praise: A Reading in Times of Crisis · Our essay examines Rilke’s Sonette an Orpheus, i, 8, focusing on Klage (Lamentation) through a two-voice reading and translation. Klage is interpreted as a proper name, a person, whose lament space is linked to praise (Laude / Rühmung). De scribed as a nymph of the weeping spring guarding our «sediment» of sorrow, Klage transforms this pain into sodic and calcareous whiteness on the stone of sacred places, revealing praise built on pain’s sedimentary nature. The essay highlights Klage’s young and constantly learning nature, processing «ancient evil with girl’s hands». Unexpectedly, Klage, «inexperienced and oblique», composes our voice into a constellation (Sternbild unsrer Stimme) in a clear sky. This catasterism shows poetry’s conversion of lament into a figure of light and sound, a claritas born from night and pain. We learn to see, – as humans – recognizing the many different layers of sorrow, uttering our voice and t he voice of the other, even a wholly other and far one. Dialogue, Clarity.

Il contributo interroga la figura di Klage (Lamentazione, Lamen to) in Sonette an Orpheus, i, 8 di Rilke, attraverso una lettura / traduzione a due voci. Klage è interpretata non solo come lamento, ma come nome proprio, una ‘persona’, connessa allo spazio della Laude / Rühmung. Evocata come «ninfa del la fonte in pianto» che «veglia sul nostro «sedimento» di dolore, Klage trasforma tale sofferenza in un biancore sodico e calcareo sulla pietra dei luoghi sacri, ri velando come la laude si sviluppi insieme alla natura sedimentaria del dolore. Giovane e in costante apprendimento, Klage elabora (conta e racconta, canta) il «male antico» con «mani di ragazza». Pur «inesperta e obliqua», Klage riesce a comporre la «nostra voce in stelle» (Sternbild unsrer Stimme) in un cielo limpido. Questo catasterismo inaspettato indica la capacità della poesia di convertire il lamento in una figura di luce e di suono, in una claritas che nasce dal dolore stesso, invitando a imparare – umanamente – a piangere, ovvero imparare a ve dere, riconoscendo le complesse e spesso contraddittorie stratificazioni del do lore, che comprendano la voce nostra e l’altrui – anche molto diversa e l ontana.

KLAGE E LO SPAZIO DELLA LAUDE: RILKE IN TEMPI DI CRISI. LETTURA E TRADUZIONE A DUE DI SONETTE AN ORPHEUS, I, 8 / Miglio, C., Anedda, A.. - In: IMMAGINE & PAROLA. - ISSN 2704-8624. - VI:VI, 2025(2026), pp. 21-28.

KLAGE E LO SPAZIO DELLA LAUDE: RILKE IN TEMPI DI CRISI. LETTURA E TRADUZIONE A DUE DI SONETTE AN ORPHEUS, I, 8

Camilla Miglio
Primo
;
2026

Abstract

Abstract · Rilke’s Klage and the Space of Praise: A Reading in Times of Crisis · Our essay examines Rilke’s Sonette an Orpheus, i, 8, focusing on Klage (Lamentation) through a two-voice reading and translation. Klage is interpreted as a proper name, a person, whose lament space is linked to praise (Laude / Rühmung). De scribed as a nymph of the weeping spring guarding our «sediment» of sorrow, Klage transforms this pain into sodic and calcareous whiteness on the stone of sacred places, revealing praise built on pain’s sedimentary nature. The essay highlights Klage’s young and constantly learning nature, processing «ancient evil with girl’s hands». Unexpectedly, Klage, «inexperienced and oblique», composes our voice into a constellation (Sternbild unsrer Stimme) in a clear sky. This catasterism shows poetry’s conversion of lament into a figure of light and sound, a claritas born from night and pain. We learn to see, – as humans – recognizing the many different layers of sorrow, uttering our voice and t he voice of the other, even a wholly other and far one. Dialogue, Clarity.
2026
Il contributo interroga la figura di Klage (Lamentazione, Lamen to) in Sonette an Orpheus, i, 8 di Rilke, attraverso una lettura / traduzione a due voci. Klage è interpretata non solo come lamento, ma come nome proprio, una ‘persona’, connessa allo spazio della Laude / Rühmung. Evocata come «ninfa del la fonte in pianto» che «veglia sul nostro «sedimento» di dolore, Klage trasforma tale sofferenza in un biancore sodico e calcareo sulla pietra dei luoghi sacri, ri velando come la laude si sviluppi insieme alla natura sedimentaria del dolore. Giovane e in costante apprendimento, Klage elabora (conta e racconta, canta) il «male antico» con «mani di ragazza». Pur «inesperta e obliqua», Klage riesce a comporre la «nostra voce in stelle» (Sternbild unsrer Stimme) in un cielo limpido. Questo catasterismo inaspettato indica la capacità della poesia di convertire il lamento in una figura di luce e di suono, in una claritas che nasce dal dolore stesso, invitando a imparare – umanamente – a piangere, ovvero imparare a ve dere, riconoscendo le complesse e spesso contraddittorie stratificazioni del do lore, che comprendano la voce nostra e l’altrui – anche molto diversa e l ontana.
Rilke; Klage; laude; dolore; poesia; metamorfosi; sedimento; dialogo; claritas;
01 Pubblicazione su rivista::01a Articolo in rivista
KLAGE E LO SPAZIO DELLA LAUDE: RILKE IN TEMPI DI CRISI. LETTURA E TRADUZIONE A DUE DI SONETTE AN ORPHEUS, I, 8 / Miglio, C., Anedda, A.. - In: IMMAGINE & PAROLA. - ISSN 2704-8624. - VI:VI, 2025(2026), pp. 21-28.
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