La tesi esplora i grandi complessi d’abitazione del Novecento a partire dai loro spazi aperti, indagando le modalità operative con cui sono stati immaginati, progettati e costruiti. In tal senso, con l’accezione “città convessa” si è tentato di dare un nome alla condizione spaziale caratterizzata da un piano libero sul quale gli oggetti architettonici si collocano autonomamente e che risponde al tipico cliché funzionalista della tabula rasa. L’obiettivo è tuttavia il superamento di tale retorica per aprire a nuove e più complesse categorie critiche di lettura e rappresentazione, che aiutino a riconoscere il valore dei principi spaziali su cui si fonda questo modello urbano. Sono stati selezionati tre casi studio significativi: Decima, La Cité des Courtillières e Lafayette Park: in essi la presenza dell’elemento naturale non è intesa come semplice riempitivo del vuoto tra le architetture, ma diviene la matrice sulla quale ordire le regole del principio insediativo. Cinque “figure spaziali” ricorrenti (alterazioni del suolo, spessore vegetale, sensibilità dell’interfaccia architettonica, sequenze spaziali, ambiti della domesticità) sono state individuate per esplicitare il codice compositivo dello spazio aperto della città convessa. Si tenta così di far emergere gli strumenti con cui gli architetti di quella fase storica hanno tentato di articolare un nuovo discorso sulla città capace di suggerire, ancora oggi, scenari possibili di trasformazione.
Vuoto per pieno. Progettare lo spazio aperto della modernità / Frediani, D.. - (2025), pp. 1220-1229. (ProArch. Convegno Nazionale dei dottorati d ricerca in progettazione architettonica Roma, Italia ).
Vuoto per pieno. Progettare lo spazio aperto della modernità
Daniele Frediani
2025
Abstract
La tesi esplora i grandi complessi d’abitazione del Novecento a partire dai loro spazi aperti, indagando le modalità operative con cui sono stati immaginati, progettati e costruiti. In tal senso, con l’accezione “città convessa” si è tentato di dare un nome alla condizione spaziale caratterizzata da un piano libero sul quale gli oggetti architettonici si collocano autonomamente e che risponde al tipico cliché funzionalista della tabula rasa. L’obiettivo è tuttavia il superamento di tale retorica per aprire a nuove e più complesse categorie critiche di lettura e rappresentazione, che aiutino a riconoscere il valore dei principi spaziali su cui si fonda questo modello urbano. Sono stati selezionati tre casi studio significativi: Decima, La Cité des Courtillières e Lafayette Park: in essi la presenza dell’elemento naturale non è intesa come semplice riempitivo del vuoto tra le architetture, ma diviene la matrice sulla quale ordire le regole del principio insediativo. Cinque “figure spaziali” ricorrenti (alterazioni del suolo, spessore vegetale, sensibilità dell’interfaccia architettonica, sequenze spaziali, ambiti della domesticità) sono state individuate per esplicitare il codice compositivo dello spazio aperto della città convessa. Si tenta così di far emergere gli strumenti con cui gli architetti di quella fase storica hanno tentato di articolare un nuovo discorso sulla città capace di suggerire, ancora oggi, scenari possibili di trasformazione.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


